Alessandro Enriquez alla Milano Design Week 2026: il design diventa racconto tra carta, ceramica e amore

In occasione della Milano Design Week 2026, Alessandro Enriquez amplia il proprio immaginario con un progetto diffuso tra installazioni site-specific, una capsule di cartotecnica e interventi urbani. Il percorso include “Sorpresa” per Interni all’Università degli Studi di Milano, “Bellissima” nello showroom Cappellini di via Borgogna, la capsule Alessandro Enriquez x Kartos e “Il Giardino di Carta” nel Giardino Segreto del Teatro Franco Parenti. Il programma coinvolge anche Folllit, Fossen Distilleria Profumi e Antonio Monereo.

Alla Milano Design Week 2026, Alessandro Enriquez porta in città un progetto articolato che estende il suo linguaggio oltre la moda, attraversando carta, ceramica, installazioni e cultura dell’abitare. Il designer costruisce un percorso diffuso che coinvolge luoghi diversi di Milano e mette in dialogo collaborazioni con Interni, Cappellini e Kartos, confermando una visione del progetto fondata su memoria, gesto quotidiano e narrazione visiva.

Il filo conduttore è l’idea di design come racconto. Alessandro Enriquez lavora su oggetti e installazioni capaci di generare emozione, relazione e riconoscibilità: dalla carta da scrivere ai piatti dipinti a mano, dalle superfici decorative agli interventi urbani dedicati all’amore. Il suo immaginario, fatto di segni pop, colori vivaci e riferimenti affettivi, diventa un sistema progettuale trasversale .

Un percorso diffuso tra moda, carta e abitare

Il progetto milanese di Alessandro Enriquez nasce come una mappa emotiva della città. Non si concentra in un solo spazio, ma si distribuisce tra istituzioni, showroom, giardini e luoghi della socialità, trasformando la Design Week in un itinerario fatto di oggetti, immagini e messaggi.

Carta e ceramica diventano i materiali principali di questo racconto. La prima porta con sé il valore del segno, della parola scritta e della memoria personale; la seconda introduce una dimensione più domestica e conviviale, legata alla tavola, al decoro e alla manualità. In entrambe le direzioni, ogni oggetto è pensato come superficie narrativa: un frammento del mondo Enriquez, riconoscibile per colore, ironia, sentimento e capacità di trasformare il quotidiano in gesto affettivo.

“Sorpresa”: l’installazione per Interni all’Università Statale

Alessandro Enriquez Kartos Sorpresa Materiae Interni

photo by Alessandro Enriquez

Ad aprire il percorso è “Sorpresa”, installazione site-specific realizzata per l’Università degli Studi di Milano nell’ambito della mostra-evento Materiae di Interni. Il progetto è sviluppato in collaborazione con Kartos, Scatolificio Lotti e Karpeta.

Qui l’universo visivo di Enriquez prende forma attraverso carta e superfici decorative dalla texture tessile. L’installazione traduce in ambiente il suo immaginario, costruendo un’esperienza immersiva in cui il pubblico entra fisicamente dentro un racconto di segni, pattern e materia.

“Sorpresa” lavora sul rapporto tra leggerezza e presenza. La carta, materiale fragile e quotidiano, viene trasformata in dispositivo scenografico, mentre le superfici decorative introducono una qualità tattile che avvicina il progetto al mondo del tessile e dell’interior decoration. Il risultato è un allestimento che usa il colore come linguaggio di accoglienza e la materia come strumento di identità.

“Bellissima” da Cappellini: una nuvola di piatti dipinti a mano

Il percorso prosegue nello showroom Cappellini di via Borgogna, dove Alessandro Enriquez presenta “Bellissima” all’interno di Carnet de Voyage, progetto sviluppato in collaborazione con Giulio Cappellini.

L’installazione è composta da una nuvola di piatti decorativi dipinti a mano. Ogni piatto raccoglie messaggi dedicati alla famiglia e all’amore, componendo un diario visivo e sentimentale. L’oggetto domestico per eccellenza, legato alla tavola e alla convivialità, diventa supporto di parole, memoria e appartenenza.

La scelta del piatto è significativa. Enriquez lo sottrae alla sola funzione d’uso e lo trasforma in elemento sospeso, quasi votivo, capace di costruire un paesaggio affettivo nello spazio. La “nuvola” moltiplica i messaggi e li dispone come frammenti di una geografia personale: ogni pezzo è autonomo, ma parte di un racconto collettivo.

Alessandro Enriquez x Kartos: la capsule di cartotecnica

La collaborazione con Kartos si sviluppa in una capsule collection dedicata alla cartotecnica. La linea comprende quaderni, taccuini, blocchi, lettere e cartoline, a cui si affiancano oggetti per la convivialità come il book di tovagliette in carta e la box di sottobicchieri decorati.

Il progetto riporta al centro il valore del messaggio scritto. In un contesto dominato dalla comunicazione digitale, Enriquez recupera la carta come luogo del pensiero, dell’affetto e del gesto manuale. Scrivere, annotare, inviare una cartolina o apparecchiare con una tovaglietta decorata diventano azioni semplici, ma cariche di significato. Le stampe della collezione primavera estate 2026 – tra fragole, righe, motivi animalier e suggestioni pop – trasformano ogni oggetto in un segno riconoscibile.

“Il Giardino di Carta” al Teatro Franco Parenti

Il giardino di carta Alessandro Enriquez x Kartos

photo by Alessandro Enriquez

La collaborazione con Kartos prende forma anche nell’installazione immersiva “Il Giardino di Carta”, allestita nel Giardino Segreto del Teatro Franco Parenti. Lo spazio diventa un luogo di incontro tra arte, carta e linguaggi contemporanei, dove la capsule Alessandro Enriquez x Kartos funziona come superficie narrativa e punto di partenza per diverse attivazioni.

Il giardino con la sua natura raccolta e protetta permette di costruire un’esperienza più intima, in cui la carta viene osservata, toccata, reinterpretata e perfino trasformata in atmosfera sensoriale. Qui Enriquez invita tre realtà creative – Folllit, Fossen Distilleria Profumi e Antonio Monereo – a dialogare con il colore e la materia cartacea attraverso interventi originali.

Folllit: il quaderno come supporto artistico

Folllit interviene su una selezione di quaderni della capsule Alessandro Enriquez x Kartos. Dietro il progetto c’è Valerio Romano, art director e visual designer con base a Padova, formato tra Belgio e Italia, noto per un approccio analogico e sperimentale.

Romano è anche fondatore di “Taqquini”, progetto di upcycling dedicato alla produzione di notebook artigianali con carta recuperata. Per “Il Giardino di Carta”, il suo intervento trasforma il quaderno in un gesto creativo. Il colore diventa il punto di contatto tra mano, superficie e identità progettuale. L’oggetto non viene più pensato soltanto come contenitore di scrittura, ma come spazio attivo, capace di accogliere una traccia artistica e di restituire alla carta una nuova presenza.

Fossen Distilleria Profumi: “Viaggio di Carta”

Fossen Distilleria Profumi presenta “Viaggio di Carta”, progetto olfattivo dedicato alla materia cartacea e allo spazio che la accoglie. Fossen è una maison indipendente di profumeria artistica siciliana, curata da David Distefano, che lavora sul rapporto tra memoria, composizione e linguaggio contemporaneo del profumo. Per Enriquez e Kartos, Fossen sviluppa due fragranze pensate per libri, quaderni, carta da parati e ambienti domestici. La carta diventa così una presenza viva, capace di generare atmosfera. Non è solo superficie da vedere o da scrivere, ma materia che può evocare memoria attraverso l’olfatto.

Antonio Monereo: figura, colore e immaginazione

Il pittore spagnolo Antonio Monereo porta nel Giardino di Carta una riflessione sulla dimensione simbolica della figura e del colore. Nato a Madrid nel 2001, Monereo ha costruito la propria formazione studiando i grandi maestri al Museo del Prado, esperienza che ha definito le basi del suo linguaggio visivo.

La sua ricerca pittorica si concentra sulla figura umana, inserita in atmosfere enigmatiche in cui convivono elementi surrealisti, magici e mitologici. Per “Il Giardino di Carta”, l’artista lavora sul colore come strumento narrativo ed emotivo, costruendo un dialogo tra realtà e immaginazione.

“I Muri dell’Amore”: dodici luoghi milanesi come racconto urbano

Durante la Design Week prende vita anche “I Muri dell’Amore”, intervento urbano diffuso che attraversa dodici luoghi simbolici di Milano: L’Alchimia, Big Eppol, CreDa, Eppol, Eppol Pie, Locanda alla Scala, Lon Fon, Mezè, Osteria di Brera, Ricci Osteria, Shangri-La e Stendhal Brera. Il progetto trasforma la città in una mappa visiva dedicata all’amore come linguaggio universale. Non si tratta di un’installazione concentrata in un unico spazio, ma di un racconto accessibile e distribuito, che intercetta il pubblico nei luoghi della convivialità e della vita quotidiana.

« di 52 »

credit image by Press Office – photo by Alessandro Enriquez

About Author /

Matilda Brera è specializzata nel settore del design e del lifestyle, con una passione innata per l'arte e l'innovazione. Fin da giovane ha dimostrato un interesse vivido per l'estetica e la creatività, che ha coltivato attraverso gli studi e l'esperienza pratica. Matilda è anche un'appassionata sostenitrice dell'ecosostenibilità nel design, promuovendo progetti e idee che integrano l'estetica con la responsabilità ambientale.

Start typing and press Enter to search