Amoako Boafo a Palazzo Grimani: il ritratto contemporaneo incontra Venezia
La mostra di Amoako Boafo a Palazzo Grimani non si limita a inserire la pittura contemporanea in un contesto storico. Il progetto lavora sulla relazione tra corpo, spazio e rappresentazione, facendo del palazzo veneziano un ambiente in cui il ritratto nero entra in rapporto diretto con la tradizione rinascimentale, con i codici decorativi della Serenissima e con la storia materiale dei tessuti. Il risultato è una riflessione sulla presenza, sulla memoria culturale e sul diritto delle immagini contemporanee a occupare luoghi segnati da secoli di arte europea.
Il Museo di Palazzo Grimani a Venezia ospita fino al 22 novembre 2026 “Amoako Boafo. It Doesn’t Have to Always Make Sense”, prima mostra personale in Italia dell’artista ghanese. L’esposizione, prodotta da Gagosian e organizzata in collaborazione con il Museo, si svolge in concomitanza con la 61. Biennale Arte di Venezia, rafforzando il dialogo tra la città lagunare e le ricerche più rilevanti della scena contemporanea internazionale.
L’arrivo di Boafo a Palazzo Grimani assume un significato preciso: mettere in tensione due sistemi visivi. Da una parte, l’eredità del Rinascimento veneziano, con la sua cultura del colore, della decorazione e della rappresentazione sociale. Dall’altra, una pittura contemporanea centrata sul corpo nero, sull’identità, sulla presenza e sulla forza espressiva del ritratto.
Palazzo Grimani come spazio attivo del dialogo artistico
Palazzo Grimani non è un contenitore neutro. La sua architettura, i suoi affreschi, gli stucchi e la storia della collezione archeologica della famiglia Grimani definiscono un ambiente fortemente caratterizzato. È proprio questa densità storica a rendere la mostra particolarmente significativa: le opere di Boafo sono chiamate a confrontarsi con un luogo in cui la classicità, il Rinascimento e il collezionismo veneziano hanno lasciato tracce profonde.
Il museo, parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, prosegue così una linea curatoriale che negli ultimi anni ha aperto le sale del palazzo a importanti interventi contemporanei. Dopo progetti dedicati ad artisti come Georg Baselitz, Mary Weatherford, Rick Lowe e Wael Shawky, la mostra di Boafo conferma la vocazione del museo a costruire relazioni tra antico e presente.
Il ritratto come affermazione di presenza
Nato ad Accra nel 1984, Amoako Boafo ha costruito il proprio linguaggio attorno al ritratto. La sua pittura si distingue per una forte intensità fisica: il colore applicato con le dita sulla tela conferisce ai volti e ai corpi una presenza immediata, quasi tattile. La superficie pittorica non è solo immagine, ma luogo di contatto.
Il suo lavoro nasce anche da una riflessione sulla rappresentazione delle persone nere nell’arte contemporanea. Dopo l’esperienza in Austria, dove l’artista si confronta con forme di marginalizzazione e sottorappresentazione, Boafo sceglie di concentrare la propria ricerca su soggetti neri, spesso amici, figure amate o persone che incarnano modelli di forza, vulnerabilità e autodeterminazione.
In questa prospettiva, il ritratto è uno spazio politico e poetico, dove il soggetto osserva lo spettatore e rivendica la propria centralità.
Identità ghanese e Rinascimento veneziano
Per la mostra veneziana, Boafo realizza nuove opere pensate appositamente per Palazzo Grimani. Il confronto con la tradizione artistica della città passa attraverso la ritrattistica, ma anche attraverso la materia, il tessuto e l’allestimento. L’artista intreccia riferimenti alla cultura visiva ghanese con elementi propri della storia veneziana, costruendo un ponte tra due geografie e due memorie culturali.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il ricorso ai motivi tessili. La carta da parati dell’installazione richiama il damasco, tessuto legato alla storia del lusso veneziano e agli scambi tra Venezia e l’Oriente. Boafo lo rilegge attraverso i colori della bandiera del Ghana, trasformando un codice decorativo europeo in un campo di relazione culturale.
Tessuti, merletto e materia pittorica
Il tema del tessile attraversa l’intera esposizione. Boafo utilizza riferimenti al merletto di Burano, ai ricami e alla decorazione veneziana, integrandoli con la tecnica del paper transfer, sperimentata dall’artista nell’ultimo anno. Questo procedimento permette di imprimere sulla tela motivi complessi, aggiungendo alla pittura una qualità materica ulteriore.
Nel lavoro di Boafo, il tessuto è una forma di identità, un segnale sociale, un linguaggio del corpo. Gli abiti dei soggetti ritratti diventano superfici narrative, capaci di raccontare appartenenza, gusto, memoria e desiderio di autorappresentazione.
Un ecosistema visivo al secondo piano del Palazzo
L’allestimento, concepito per il secondo piano di Palazzo Grimani, include anche video e componenti poetiche. L’obiettivo è costruire un ambiente immersivo, in cui le figure dipinte non appaiano come presenze isolate, ma come parte di un ecosistema visivo più ampio.
Questa scelta risponde alla volontà dell’artista di far dialogare i suoi soggetti con l’architettura rinascimentale, senza subordinarli al contesto storico. Al contrario, le figure di Boafo occupano lo spazio con autonomia, instaurando una relazione paritaria con gli affreschi, gli stucchi e la memoria del palazzo.
Amoako Boafo e il ruolo della pittura oggi
La ricerca di Amoako Boafo si colloca in un momento in cui la pittura figurativa ha ritrovato una forte centralità nel dibattito internazionale. Nel suo caso, però, il ritorno al ritratto è una strategia per interrogare chi viene rappresentato, da chi, e in quali luoghi.
A Palazzo Grimani, questa riflessione acquista una forza particolare. Le sale veneziane, storicamente legate alla rappresentazione del potere, della genealogia e del prestigio culturale, accolgono ora immagini che spostano il baricentro dello sguardo. Il corpo nero è inserito come protagonista di una nuova conversazione con la storia dell’arte.
Un nuovo capitolo per Palazzo Grimani
Con “It Doesn’t Have to Always Make Sense”, Palazzo Grimani conferma il proprio ruolo come luogo di confronto tra epoche, linguaggi e identità. La mostra di Amoako Boafo non cerca una conciliazione facile tra passato e presente, ma costruisce una relazione più profonda: il Rinascimento veneziano diventa terreno di dialogo, mentre la pittura contemporanea introduce nuove domande sulla rappresentazione, sulla memoria e sull’appartenenza.
In questo incontro tra Venezia e Accra, tra damasco e colori ghanesi, tra ritratto e architettura, la mostra propone una lettura ampia del contemporaneo: non come rottura con la storia, ma come capacità di abitarla con nuove presenze e nuovi sguardi.
credit image by Press Office – photo by Photo Leonardo Cestari/Courtesy the artist, Gagosian and Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna














