Andreas Kronthaler x Vivienne Westwood autunno inverno 2026: “Catch the Rhythm”, tra cinema e lingerie

Andreas Kronthaler x Vivienne Westwood autunno inverno 2026 nasce da un invito che è già una dichiarazione d’intenti: “Catch the Rhythm”.  Il cuore del racconto passa da Romy Schneider alla grammatica del costume firmata Danilo Donati, fino a una lingerie esplicita trattata con ironia e precisione.  Ne esce un inverno di seta, blazer collegiali, cappotti e gilet, con tagli mobili e cuciture volutamente “vive”, che cambiano postura e volume attorno al corpo. Sullo sfondo, una dedica personale a Vivienne e alla madre: la moda come memoria che continua a muoversi, anche quando mancano le voci che l’hanno accesa. 

Non è uno slogan e non è una posa: “Catch the Rhythm” è come un appunto appuntato sul margine prima di entrare in scena. In questa collezione il ritmo è metodo: alternanza di rigore e scarto, di disciplina e gioco, di controllo e abbandono.

Romy Schneider: musa di una femminilità inquieta

La prima scintilla dichiarata è Romy Schneider: non una citazione letterale, ma una presenza fantasma, una postura mentale. La sua eleganza “piena di ombre” funziona qui come filtro: silhouette nette che non diventano fredde, linee pulite che lasciano affiorare fragilità e desiderio.

Danilo Donati e Pasolini: l’idea di costume come verità

Il secondo pilastro è il costume: Andreas Kronthaler indica Danilo Donati e i “Racconti di Canterbury” di Pasolini come sorgente d’immaginario. La lezione è chiara: il vestito non è cornice, è narrazione; non abbellisce, definisce. Anche l’idea di un’“esistenza sensata” che convive con l’uniformismo viene portata dentro il guardaroba come tensione, non come morale.

La lingerie diventa linguaggio, tra ironia e sensualità

Il terzo elemento è la lingerie erotica, elencata senza pudore e senza ornamentazione: reggicalze, calze, reggiseni, giocattoli, caramelle dure. Il punto non è scioccare: è spostare la soglia del “visibile” e renderla quotidiana, con un umorismo asciutto che taglia le convenzioni invece di ammiccare.

L’inverno: seta, collegiale e volumi

È una collezione dichiaratamente invernale: seta, blazer collegiali, smock, cappotti e gilet danno struttura al racconto. Ma la struttura non irrigidisce: gli abiti sperimentali hanno cuciture grezze e aperte, e il drappeggio si muove attorno al corpo come un gesto che può essere rifatto ogni volta.

Il taglio “spontaneo” e le spalle diventano architettura

La parola chiave è mobilità: i capi “non sono fissi”, si possono combinare, riorganizzare, far scivolare. Dentro questo principio, le spalle arrivano “doppiamente imbottite al massimo” e si indossano sotto cappotti e maglioni, creando un profilo grafico che cambia la camminata e la percezione del corpo.

Le mezze tinte smorzano il colore e lo rendono memoria

La palette non cerca l’armonia facile: tinture a “mezza tinta”, colori smorzati e non coordinati lavorano come patina, come fotografia che ha preso aria. È un modo per far parlare i materiali e lasciare che siano le proporzioni, più che la cromia, a dettare l’impatto.

Maglieria “Cupid”

In mezzo ai codici di cinema e lingerie, la maglieria “Cupid” compare come controcanto: un nome che sposta l’inverno verso l’idea di desiderio dichiarato. La collezione non celebra un passato immobile: prova a costruire un presente abitabile, con la moda come gesto quotidiano che continua a “lavorare” anche quando manca chi ti ha insegnato il ritmo.

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credit image by Press Office – photo by Vivienne Westwood

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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