L’Arabesque Cafè Bistrot Milano Fashion Week: un salotto che diventa destinazione
A Milano, L’Arabesque Cafè Bistrot, in occasione della Fashion Week, propone un nuovo menu che intreccia tradizione italiana e abbinamenti inattesi, tra antipasti che giocano con consistenze e profumi (foie gras, ombrina allo zenzero, puntarelle con crema di bufala), primi di stagione (risotto ai carciofi, mezzo pacchero alle primizie d’inverno), secondi strutturati (baccalà in brandade, oca glassata, controfiletto di vitello) e dessert scenografici (pavlova, soufflé al cioccolato). La visita continua nel Cult Store con l’anteprima primavera estate 2026 ispirata all’architettura di Tadao Ando e nei mondi che fanno di Arabesque un universo immersivo: Design Gallery mid-century, Librairie, Vintage Archive e t-shirt limited edition Milano-Cortina 2026.
Durante la Fashion Week, Milano vive di riti rapidi: un taxi, un invito, un backstage, una sfilata. L’Arabesque sceglie un’altra velocità: apre le porte al pubblico internazionale e propone un’esperienza che mescola cucina, cocktail, moda e cultura. Qui il bistrot non è un “pit stop”: è una destinazione. Il senso è quello di un luogo dove si resta, si guarda, si ascolta, e si passa da un piatto a un tessuto, da un libro a un oggetto d’archivio, mantenendo la stessa attenzione al dettaglio.
Il nuovo menu: tradizione italiana, tecnica e abbinamenti inattesi
Il cuore dell’esperienza resta la tavola, con un menu pensato per questo mese e costruito su ingredienti stagionali, ispirati alla natura e ai suoi profumi più autentici. L’idea è rispettare i ritmi dell’orto e del frutteto, ma usare la stagione come un pretesto creativo: le materie prime vengono valorizzate attraverso combinazioni che cercano fascino e contrasto, senza perdere leggibilità.
Antipasti: la porta d’ingresso è fatta di profumi e consistenze
La sequenza degli antipasti lavora su contrasti netti. Il foie gras con mela e pancake gioca sulla morbidezza e su una dolcezza calibrata, mentre l’ombrina marinata allo zenzero porta freschezza aromatica e una nota piccante sottile, più di profumo che di forza. Le puntarelle con crema di bufala sono un classico milanese-romano riletto in chiave più rotonda, dove l’amaro vegetale viene avvolto dalla cremosità. Il cardo con tartufo e castagne sposta invece la bussola verso un registro boschivo e invernale: terra, sottobosco, dolcezza naturale della castagna.
Primi: orto d’inverno, carciofo e primizie
Tra i primi, il risotto ai carciofi è un piatto di precisione: il carciofo richiede misura, perché l’amaro può dominare. Qui diventa protagonista con un profilo pulito e vegetale, che si muove tra cremosità e profondità. Il mezzo pacchero alle primizie di inverno porta invece l’idea di stagione “in transizione”: un piatto che racconta il passaggio, con verdure e aromi che anticipano la luce, ma restano ancora legati a consistenze piene.
Secondi: comfort, materia e cotture che contano
La parte dei secondi è costruita per chi cerca piatti strutturati. Il baccalà in brandade lavora su morbidezza e sapidità, con quella sensazione “consolatoria” che, in un bistrot di questo tipo, diventa elegante. L’oca glassata è un piatto che parla di tecnica e pazienza: la glassatura è sempre una questione di equilibrio tra dolcezza, caramellizzazione e spinta salina. Il controfiletto di vitello chiude con un’idea di classicità più diretta, da scegliere quando si vuole un secondo che regga il calice e lasci il palato “centrato”.
Dolci: finale scenografico, tra aria e intensità
Il capitolo dessert sceglie tre registri diversi. La pavlova porta leggerezza e croccantezza, un finale “aereo”. Il soufflé al cioccolato è invece una promessa di intensità: caldo, fondente, morbido. A completare, i gelati artigianali, che riportano la degustazione su una dimensione più essenziale, pulita, quasi da memoria.
Dietro il menu c’è un’idea narrativa: le ricette tratte dal libro “C’era una volta a tavola” di Chichi Meroni — fondatrice e mente creativa dell’universo Arabesque — che intrecciano sapori, ricordi e cultura. Qui la cucina non è separata dal resto: è parte di un linguaggio che include moda, arte e design. Si avverte nella scelta di piatti che non cercano solo gusto, ma atmosfera.
La sera, L’Arabesque cambia luce e diventa cocktail bar. L’atmosfera mescola vintage e contemporaneo con un’idea di eleganza non rigida: un luogo dove il drink non è un semplice “aperitivo”, ma un rito che completa l’esperienza.
Il Cult Store e la Design Gallery
Accanto al bistrot, il Cult Store presenta un’anteprima della collezione primavera estate 2026 ispirata all’architettura di Tadao Ando. Il concept nasce da un’immagine precisa: il “grigio infinito” del cemento attraversato dalla luce, che diventa energia creatrice. La collezione lavora su volumi geometrici e contrasti di tessuto, con un dialogo tra materia e luce che modula ombre e penombre, evocando purezza e semplicità.
L’Arabesque si racconta come un ecosistema. Oltre a moda e accessori, c’è la Design Gallery con arredi e luci mid-century, la Librairie con volumi rari e selezioni dedicate alla cultura, e il Vintage Archive, custode di pezzi iconici e oggetti di memoria storica.
Durante la Fashion Week è disponibile anche una selezione di t-shirt limited edition dedicate alle XXV Olimpiadi e Para Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, con grafiche ispirate agli sciatori olimpici, acquistabili online o direttamente in store.
credit image by Press Office – photo by L’Arabesque















