Nel segno della luce: Barovier&Toso presenta Chapter 1 alla Milano Design Week 2026
Alla Milano Design Week 2026, Barovier&Toso presenta Chapter 1, installazione-manifesto che segna l’inizio di una nuova fase per lo storico marchio muranese. Nello showroom di via Durini 5, il brand mette in scena un percorso tra nuova identità visiva, rinnovamento creativo e una serie di novità che spaziano dall’illuminazione ai vasi, fino alla riaffermazione del proprio patrimonio storico con la Coppa Barovier.
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Con Chapter 1, Barovier&Toso non presenta soltanto nuovi prodotti, ma dichiara l’avvio di un passaggio strategico e creativo che coinvolge governance, direzione artistica e immagine del marchio. Il progetto prende forma sotto la guida di Andrea Signoroni, CEO del brand, e di Luca Nichetto, direttore artistico, insieme alla nuova identità visiva sviluppata da Studio Blanco. L’installazione debutta nello showroom milanese di via Durini 5 e, in parallelo, negli spazi di Venezia e Murano.
Il percorso espositivo ideato da Luca Nichetto è pensato come uno scrigno: quinte, podi, tende in tessuto chiaro e pannelli in legno costruiscono un ambiente fatto di riflessi, pause e prospettive, dove il vetro resta il protagonista assoluto. Il tono dell’allestimento è misurato, quasi rarefatto, e proprio per questo permette alle novità di emergere con forza, una dopo l’altra, come episodi di un racconto coerente tra materia, luce e memoria.
Profilo, la sospensione che disegna lo spazio con la luce
Tra le novità presentate alla Milano Design Week 2026 c’è Profilo, sospensione firmata Nichetto che lavora sul rapporto tra volume e percezione. La lampada nasce da una sequenza di dischi sovrapposti che, osservati nell’insieme, generano silhouette nette e riconoscibili: a tratti sferiche, a tratti coniche, in altri casi capaci di evocare l’idea di un lampadario contemporaneo. Il nome non è casuale, perché ciò che conta davvero è il contorno che l’oggetto traccia nell’aria, quasi come se la luce stessa modellasse il perimetro della forma.
Dal punto di vista materico, Profilo acquista spessore grazie agli elementi realizzati con la tecnica del vetro in centrifuga, che dona alle superfici vibrazione, densità e leggere irregolarità organiche. A rendere ancora più interessante il risultato è la presenza di una spirale opalina che attraversa i dischi e diffonde la luce in modo morbido e controllato. La tecnologia resta discreta, quasi invisibile, e lascia al vetro il compito di orchestrare la scena.
Etime, il complemento in vetro che trasforma la geometria in presenza
Con Etime, Barovier&Toso amplia il proprio lessico verso il mondo dei complementi d’arredo. Anche questo progetto di Nuchetto parte da un principio molto essenziale, quasi astratto: l’incontro tra quadrato e cerchio. Il volume è cubico, quindi ordinato, stabile, misurabile; ma su ogni faccia compare un’impronta circolare che introduce un’idea di continuità, di scorrimento, di tempo che non si interrompe.
Questa tensione tra rigore e fluidità rende Etime più di un semplice oggetto decorativo. Realizzato in vetro soffiato a bocca, il modulo ha una forte presenza scultorea e può vivere sia come pezzo singolo sia all’interno di composizioni modulari più ampie. La sua forza sta nel riuscire a tradurre un pensiero concettuale in una forma molto concreta, leggibile, capace di inserirsi in contesti diversi senza perdere intensità. In showroom, Etime appare come una riflessione sul tempo resa volume: una presenza silenziosa, ma molto netta.
Aurora, la lampada che riporta nel presente il gesto antico della luce
Più narrativa e quasi rituale è Aurora, lampada da tavolo sempre firmata Nichetto, che prende spunto dall’archivio storico di Barovier&Toso e rilegge la tradizione della lampada a olio con strumenti contemporanei. Qui il riferimento alla memoria non si traduce in citazione nostalgica, ma in una trasformazione calibrata: al posto di olio e stoppino arriva una tecnologia illuminotecnica perfettamente integrata e invisibile, capace di conservare l’intimità del gesto originario ma liberandolo dai vincoli d’uso.
Il corpo di Aurora è uno degli aspetti più raffinati del progetto. La base in vetro colorato rigato, stampato a sedici coste e poi soffiato, crea una superficie che trattiene e rilancia la luce con profondità ottica. A questa si uniscono diffusori in vetro trasparente lavorati a rigadin ritorto molto fitto, dettaglio che accentua il movimento luminoso e la percezione tattile della materia.
Olori, i vasi che intrecciano regalità, identità culturale e tradizione muranese
Con Olori, disegnata da Studio Lani, Barovier&Toso porta alla Milano Design Week 2026 una collezione di vasi che nasce da un riferimento culturale preciso. Nella lingua yoruba, “Olori” significa Regina, e l’intero progetto si costruisce attorno a questa idea di autorevolezza, dignità e presenza femminile. L’ispirazione arriva dai gioielli tradizionali nigeriani che circondano il collo come segni di appartenenza e status, reinterpretati qui in una forma che resta essenziale ma fortemente simbolica.
La silhouette a clessidra dei vasi, realizzata con la tecnica dell’opalino con foglia d’oro, concentra l’attenzione sulla verticalità e sul ritmo della superficie. La luce scorre sul vetro rivelandone spessore e profondità, mentre la sequenza di perle satinate sovrapposte richiama la tradizione muranese delle conterie. È proprio questo incontro a rendere Olori una delle novità più riuscite del percorso: da una parte la memoria culturale africana, dall’altra il sapere veneziano, tenuti insieme da un linguaggio contemporaneo che parla di femminilità come forza quieta e consapevole.
Agave si espande con nuove versioni da tavolo e da terra
La collezione Agave, firmata García Cumini, cresce con l’introduzione di nuove versioni da tavolo e da terra, sviluppate a partire dalla stessa foglia-modulo già presente nelle versioni a parete e a soffitto. L’ispirazione resta la pianta da cui il progetto prende il nome: un organismo capace di unire eleganza, resistenza e slancio verticale. I designer ne colgono proprio questo equilibrio e lo trasformano in una presenza luminosa che sembra crescere nello spazio.
A dare carattere alla lampada è la lavorazione della superficie, trattata con la tecnica della rugiada, che costruisce una texture tridimensionale vibrante, quasi percettibile al tatto. A questa si aggiunge un effetto sfumato ottenuto attraverso l’applicazione di graniglia di vetro colorato, che introduce variazioni cromatiche, profondità e una sensazione di movimento continuo. Agave riesce così a portare nel vetro una qualità quasi vegetale: leggerezza apparente, tensione strutturale e una luminosità che sembra emergere dall’interno della materia.
Kado, il vaso come architettura ispirata all’ikebana
Tra le novità più meditate di questa edizione c’è Kado, progetto di Keiji Ashizawa che guarda all’ikebana e alla cultura giapponese della composizione floreale. Già nel nome convivono due riferimenti: 角, cioè angolo, e 華道, l’arte della disposizione dei fiori. Il vaso è pensato come dispositivo spaziale che orienta il gesto, costruisce relazioni tra pieni e vuoti e suggerisce una precisa idea di equilibrio.
La collezione comprende tre set, ciascuno formato da un vaso alto e uno basso, proposti in combinazioni cromatiche calde, fredde e neutre. Il vaso alto è realizzato con la tecnica dell’incamiciato, attraverso tre strati sovrapposti che generano un contrasto sofisticato tra interno ed esterno. La superficie viene poi velata in moleria e protetta con un trattamento finale a olio, che ne preserva la qualità satinata e materica. Il vaso basso, in vetro trasparente colorato, riceve a sua volta una velatura che ne ammorbidisce la presenza. Kado è forse uno dei progetti più silenziosi dell’insieme, ma anche uno dei più intensi: rigoroso, poetico, misurato, capace di fare del vuoto una parte attiva della forma.
Lithos, il vetro si fa roccia, fossile e paesaggio interno
Con Lithos, firmato da Emmanuel Babled, il vetro viene spinto verso una dimensione quasi geologica. Il progetto esplora la materia come se fosse capace di trattenere il tempo, di registrarlo e renderlo visibile sotto forma di densità, irregolarità e stratificazioni interne. Barovier&Toso lega questa ricerca anche alla sperimentazione storica di Ercole Barovier, che aveva indagato la possibilità di includere materiali diversi all’interno della massa vitrea.
Nel caso di Lithos, una polvere minerale reattiva inserita nella massa incandescente genera bolle e inclusioni che si cristallizzano in una pelle compatta e irregolare, simile a una roccia o a un fossile. A questa struttura si aggiungono lenti ottiche integrate, che amplificano la morfologia interna e permettono di osservare il vaso come un piccolo paesaggio minerale. Ogni pezzo risulta differente dall’altro, modellato dall’interazione tra fuoco, reazioni chimiche e maestria manuale. È un lavoro che colpisce perché rende il vetro meno etereo, più terrestre, quasi arcaico, pur restando chiaramente contemporaneo.
Podio, la famiglia di vasi che mette in scena il fiore e l’oggetto
Podio, disegnato da Claesson Koivisto Rune, introduce un’idea di vaso molto architettonica. Ogni elemento è composto da contenitore e coperchio, e proprio il coperchio diventa un dispositivo progettuale: guida l’inclinazione del fiore, ne orienta la presenza e al tempo stesso si trasforma in una piccola piattaforma espositiva. Da qui il nome, che allude alla possibilità di far emergere non soltanto il contenuto floreale ma il vaso stesso come oggetto da contemplare.
La collezione è declinata in proporzioni diverse e permette composizioni modulari, anche sovrapposte, che ricordano piccole architetture domestiche. Le lavorazioni del vetro generano riflessi, lenti ed effetti quasi caleidoscopici, e rafforzano il carattere visivo dell’insieme. Podio ha un rigore molto nordico nel disegno, ma non è mai freddo: lascia spazio alla libertà compositiva, invita a cambiare assetto, a sperimentare, a costruire ogni volta un equilibrio diverso tra fiore, oggetto e spazio.
La Coppa Barovier chiude il percorso e riporta al cuore della storia
A conclusione dell’itinerario espositivo, Barovier&Toso riporta al centro la propria eredità con la Coppa Barovier, capolavoro del Rinascimento muranese realizzato intorno al 1460 e tradizionalmente attribuito ad Angelo Barovier. Nata come coppa nuziale, conserva un valore storico e simbolico straordinario, e la sua presenza all’interno di Chapter 1 serve a chiarire un punto fondamentale: ogni slancio verso il futuro del brand passa da una consapevolezza piena delle proprie origini. La coppa, dipinta a smalti policromi e oro su vetro blu intenso, racconta scene come la cavalcata verso la Fontana della Giovinezza e i profili degli sposi inseriti nei clipei laterali.
Barovier&Toso
Chapter1
20 – 26 Aprile 2026
Vi Durini 5
Lunedì/ Martedì: 11 – 20
Mercoedì: 11 – 18
Giovedì/Sabato: 11 – 20
Domenica: 11 – 17
credit image by Press Office – photo by Barovier&Toso




















