Bosa compie 50 anni e presenta Floresta Futuristica alla Milano Design Week 2026

Cinquant’anni dopo la sua fondazione, Bosa arriva alla Milano Design Week 2026 con un progetto diffuso che racconta l’evoluzione della ceramica da tecnica decorativa a linguaggio progettuale aperto. Tra il Salone del Mobile, il Senato Hotel e una costellazione di indirizzi del Fuorisalone, l’azienda veneta costruisce un itinerario che intreccia memoria d’impresa, nuove collezioni e sperimentazione visiva.

Alla Milano Design Week 2026, Bosa sceglie di celebrare i suoi primi cinquant’anni con un racconto esteso della propria identità. L’azienda, nata dal laboratorio fondato da Italo Bosa e oggi guidata da Francesca e Daniela Bosa, torna a mettere al centro il materiale che ne ha definito la storia: una ceramica capace di uscire dai codici tradizionali per entrare nel territorio del design, della narrazione e della contaminazione con altri linguaggi creativi.

In questo percorso Bosa ha avuto un ruolo preciso nel panorama italiano: ha portato la ceramica verso dimensioni più sperimentali, ha lavorato su scala, tridimensionalità, colore, manualità e collaborazioni internazionali, contribuendo a costruire un universo riconoscibile, fatto di oggetti decorativi, figure totemiche, presenze domestiche e collezioni che oscillano tra ironia, poesia e ricerca formale.

Floresta Futuristica: Matteo Cibic trasforma la ceramica in paesaggio sensoriale

Floresta Futuristica Bosa 50 anni

photo by Bosa

L’intervento più spettacolare è Floresta Futuristica, installazione site specific firmata da Matteo Cibic nel giardino del Senato Hotel Milano. Qui Bosa mette in scena un ambiente immersivo che ruota intorno a ceramica, luce, colore e acqua, trasformando il giardino in un ecosistema immaginario abitato da fiori fuori scala e piante totemiche.

Il progetto lavora sulla dimensione esperienziale della materia. La ceramica è trattata come presenza spaziale capace di costruire atmosfera. In questo scenario, il lessico visivo tipico di Matteo Cibic trova un terreno coerente con l’universo Bosa: entrambi condividono un’idea di design che non teme il fantastico, che usa il colore come dispositivo emotivo e che affida all’oggetto una funzione narrativa oltre che estetica.

Cafuné, l’edizione limitata che traduce l’installazione in oggetto

Floresta Futuristica Bosa 50 anni Matteo Cibic

photo by Bosa

Per l’anniversario, Bosa ha chiesto allo stesso Matteo Cibic di creare anche un pezzo speciale in edizione limitata e numerata di 50 esemplari. Nasce così Cafuné, figura ironica e surreale che prende il nome da un termine portoghese legato al gesto di accarezzare i capelli. Il personaggio è definito da un caschetto-foliage in ceramica colorata e da sottili gambe in argento realizzate da St. James, marchio brasiliano specializzato in argenteria.

Cafuné sintetizza bene lo spirito di questa presenza milanese: un oggetto da collezione che conserva la libertà immaginifica dell’installazione, ma la riconduce a una scala domestica. E’ una forma-contenitore di tutto il linguaggio che Bosa ha costruito in questi decenni, tra artigianato, invenzione e capacità di trasformare la ceramica in racconto.

Al Salone del Mobile 2026 tra novità e riletture d’archivio

Se l’installazione al Senato Hotel lavora sul versante più immersivo, lo stand al Salone si concentra invece sul dialogo tra presente e memoria. L’allestimento, pensato come uno spazio di tonalità pastello e accenti luminosi, accompagna una selezione di nuove collezioni e di riedizioni che riportano in primo piano alcune tappe cruciali della storia del marchio.

Tra le novità figurano i progetti firmati da Elena Salmistraro, Matteo Zorzenoni e Kejun Li, ai quali si aggiungono i Cafuné di Matteo Cibic, declinati anche in un set di piatti decorati. Completa la proposta il coffee table Mino di Alessandro Corina e Paolo Stella, che traduce in arredo la texture Mino sviluppata per la mostra “Camini”.

Le riedizioni raccontano la storia progettuale di Bosa

Il percorso retrospettivo parte da Melrose, nato nel 1986-1987 dal tratto di Marco Zanuso jr., lavoro che segnò la prima collaborazione tra Bosa e un designer e che oggi viene riletto in nuove sfumature di giallo. Si prosegue con Cup di Palomba Serafini, del 1999, riproposto nei toni del rosso e dell’arancio.

Il viaggio attraversa poi il 2003 con l’eccentricità del candelabro Atomo di Jaime Hayon, il 2007 con le linee più organiche e misurate di Umbravase di Luca Nichetto, fino alla collezione Sisters di Pepa Reverter, del 2013, omaggio alla figura femminile intesa come presenza universale e trasversale alle culture.

La presenza di Bosa alla Milano Design Week 2026 non si esaurisce tra Senato Hotel e Salone. Nel quartiere di Brera, la collaborazione con Xacus porta in vetrina 70 Momonsters-Toowoomba, personaggi ideati da Giovanni Motta, che per l’occasione vestono una camicia e diventano protagonisti di un’edizione limitata e numerata pensata per i 70 anni del marchio di camiceria.

La settimana milanese include inoltre la presenza nella mostra “Camini. Presenze domestiche nell’era post-tecnica”, curata da Paolo Casicci presso Spazio Vito Nesta, dove viene presentato il tavolino Mino. Il progetto unisce una base scultorea con texture materica e un top con vaso estraibile e inserto refrigerante, pensato per accompagnare i momenti conviviali.

credit image by Press Office – photo by Bosa

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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