Chanel Haute Couture primavera estate 2026: il debutto di Matthieu Blazy tra haiku, uccelli e memorie intime

Nel debutto Haute Couture primavera estate 2026 per Chanel, Matthieu Blazy interroga l’essenza della Maison attraverso leggerezza, movimento e centralità di chi indossa. Il tailleur apre la sfilata in trasparenze di mousseline, tra simboli intimi come lettere d’amore, N°5 e rossetti, nascosti o sospesi. La collezione evolve in una metamorfosi: le donne diventano uccelli, evocati con taglio, ricami e plissé. Dal nero corvino ai piumaggi colorati, lo stormo appare tra funghi e salici, poi scompare.

Un haiku come cornice emotiva

“Bird on a mushroom / I saw the beauty at once / Then gone, flown away”. Un haiku anonimo apre idealmente il racconto e ne anticipa il tono: meraviglia immediata, presenza fugace, sparizione. È la stessa logica che attraversa la prima collezione Haute Couture di Matthieu Blazy per Chanel, dove l’idea di bellezza non è mai possesso, ma apparizione: un momento di luce che si lascia ricordare, non trattenere.

Matthieu Blazy, al suo debutto come Artistic Director of Fashion Activities, parte da una domanda semplice e, proprio per questo, difficile: cosa rende Chanel, Chanel? Come si può mostrare l’anima di una Maison senza ridurla a slogan o repertorio? La risposta arriva attraverso una messa a fuoco: alleggerire, definire, spogliare fino all’essenziale, per far emergere ciò che resta quando il superfluo viene tolto.

Haute Couture come scambio tra chi crea e chi indossa

Nelle parole di Blazy, l’Haute Couture è “l’anima stessa di Chanel”, e vale perché racconta tanto chi la progetta quanto chi la porta. La storia, racconta, la scrivono i capi una volta indossati: il corpo e la vita della donna diventano il luogo in cui l’abito acquisisce risonanza emotiva, trasformandosi in una superficie su cui esprimere la propria narrazione.

Questo scambio tra maker e wearer è il cuore della collezione. Non una celebrazione autoreferenziale del gesto sartoriale, ma un dialogo che mette al centro l’individualità. Ogni look appare come una possibilità di autoritratto: non uniforme, non costume, ma spazio personale.

Una scena poetica, semplice e complessa

La sfilata si costruisce come un quadro poetico “semplice e complesso come un haiku”: natura stilizzata, tempo sospeso, un istante colto nella sua intensità. È un teatro minimale che non alza la voce, ma guida lo sguardo. Il risultato è una couture che offre una pausa, un respiro narrativo, un invito a leggere i dettagli come si leggono i versi: con lentezza.

La dimensione naturale non è cartolina. È un ambiente mentale, un bosco incantato in cui ciò che appare può sparire subito dopo. E proprio questo senso di precarietà, di presenza che dura un attimo, diventa parte della storia.

Il tailleur in mousseline: l’archetipo ridotto all’essenza

L’apertura della collezione è affidata a un gesto dichiarativo: il tailleur Chanel viene delineato e definito, ridotto alle sue dimensioni essenziali, costruito in trasparenze di mousseline di seta in tonalità tenere. L’effetto è quello di una memoria che riaffiora: un’immagine stratificata, in cui la storia della Maison si intreccia con quella di chi indossa.

Il tailleur non è presentato come reliquia, ma come traccia viva. La leggerezza della mousseline, il movimento, la delicatezza delle trasparenze mettono in evidenza l’idea che l’Haute Couture, qui, è prima di tutto corpo e anima: una forma che esiste in relazione al gesto di chi la abita.

Oggetti-simbolo: una vita interiore che diventa visibile

Nel percorso compaiono “token” e reperti emotivi: una lettera d’amore, una boccetta di N°5, un rossetto rosso. Appaiono come ricami in mousseline o come gioielli, ma soprattutto come indizi di una vita interiore portata all’esterno.

Questi simboli non sono decorazioni generiche: sono oggetti che parlano di intimità, di ricordi, di rituali personali. Possono essere infilati nelle tasche, cuciti negli interni, sospesi alla famosa catena che appesantisce e stabilizza, oppure stratificati in una sorta di “palinsesto” della borsa iconica. La couture, così, mostra il suo lato nascosto: l’interno diventa parte della superficie, ciò che di solito resta segreto si lascia intravedere.

La lettera d’amore è anche letterale: un omaggio al lavoro di costruzione, al mestiere, al modo in cui l’Haute Couture racconta attraverso le mani.

Metamorfosi: dalla donna all’uccello

Poi, quasi senza avviso, accade una trasformazione: le donne al centro della collezione iniziano a mutare in uccelli. Non un unico simbolo, ma una molteplicità di forme e personalità, ognuna con il proprio carattere. È qui che il racconto prende quota, letteralmente: l’idea di libertà entra nella collezione non come dichiarazione, ma come immaginario in movimento.

Questa metamorfosi viene realizzata attraverso i rituali e le competenze degli atelier flou e tailleur, insieme agli artigiani di tessuti, ricami e plissé di le19M. Il tema “uccello” si traduce in taglio, stratificazione, pieghe, intrecci: la piuma è evocata spesso, ma quasi mai utilizzata come elemento diretto. È un’illusione costruita con la materia, più che un’applicazione.

Dal nero corvino al piumaggio a colori

Il percorso passa da look nero corvino, dove la precisione del taglio sartoriale incontra la fluidità del flou, a composizioni più complesse che suggeriscono piumaggi colorati tramite ricami, sovrapposizioni e tessiture. Il bestiario immaginato è ampio: dal piccione grigio allo spoonbill rosa, dall’airone lineare al cacatua crestato.

Non è una galleria naturalistica, ma un repertorio emotivo. Ogni uccello è una figura, un modo di stare nello spazio: domestico o esotico, discreto o dichiarato, lieve o scenografico. La couture si fa metamorfosi, e la metamorfosi resta leggibile perché costruita con metodo e misura.

Funghi, salici e sparizione: la couture come istante

Come in un racconto fantastico, gli uccelli si radunano attorno a funghi altissimi in un bosco di salici incantato, poi scompaiono. La scena suggerisce un’assemblea effimera, come un’apparizione collettiva destinata a dissolversi. E qui torna l’haiku: la bellezza si vede, si sente, e subito dopo è già altrove.

Gli uccelli sono simboli di libertà, oppure semplicemente se stessi: presenze naturali celebrate senza didascalie. La natura si trasforma o viene soltanto osservata con rispetto. E, in questo gioco di realtà e sogno, gli archetipi Chanel tengono la collezione ancorata a terra mentre la portano, allo stesso tempo, in un altrove immaginario.

Per un attimo, l’Haute Couture concede una pausa poetica. Poi vola via.

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credit image by Press Office – photo by Chanel

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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