Chanel Métiers d’art 2026, la campagna racconta le molte vite della donna Chanel

In breve
• La campagna Chanel Métiers d’art 2026 è stata fotografata da Craig McDean e filmata da Rahim Fortune a New York.
• La collezione è la prima Métiers d’art firmata da Matthieu Blazy per Chanel e reinterpreta tailleur, scarpe bicolore, perle e camelie.
• Il savoir-faire coinvolge Lesage, Massaro, Goossens, Lemarié, Atelier Montex e Maison Michel, tra le maisons d’art di le19M.

La campagna che racconta la collezione Chanel Métiers d’art 2026 è un film corale: con New York protagonista e la moda che diventa identità. Qui la donna Chanel si moltiplica in figure reali e immaginarie, sospese tra quotidiano e straordinario.

Chanel Métiers d’art 2026 apre una nuova fase del racconto della Maison. La campagna della collezione, fotografata da Craig McDean e filmata da Rahim Fortune a New York, mette in scena la prima Métiers d’art firmata da Matthieu Blazy per Chanel. Il punto di partenza è una città cosmopolita, attraversata da personalità diverse, in cui la moda non definisce un’unica immagine femminile ma permette a ogni donna di inventare la propria.

Come sintetizza bene Matthieu Blazy è proprio questa l’intenzione della collezione: la moda come possibilità di essere chi si desidera, quasi un modo per inventare i propri superpoteri. È una lettura molto Chanel, che riporta al principio che Gabrielle Chanel aveva compreso con lucidità: il guardaroba non serve a mascherare una donna, ma a darle strumenti di movimento, presenza e trasformazione. In questa campagna, quel principio viene spinto dentro una grammatica cinematografica, popolata da figure differenti, epoche sovrapposte e oggetti che sembrano portare con sé una storia.

La campagna Chanel Métiers d’art 2026 ha un respiro cinematografico

La campagna Métiers d’art 2026 lavora come una sequenza filmica. Non racconta una sola donna, ma molte donne Chanel: alcune reali, altre immaginate, alcune vicine all’eleganza storica della Maison, altre più urbane, libere, quotidiane. Le protagoniste attraversano New York, città capace di far convivere identità, ruoli e desideri diversi nello stesso spazio.

Matthieu Blazy reinterpreta i codici Chanel

La collezione Métiers d’art 2026 è radicata nei codici della Maison, ma li tratta come materiale vivo. Il tailleur, le scarpe bicolore, le perle e le camelie tornano, ma non come segni immobili. Vengono rielaborati dentro una scena in cui l’ordinario e lo straordinario convivono: denim, abiti lunghi, gonne dipinte a mano e nuovi essenziali entrano nello stesso vocabolario.

Il lavoro di Blazy sembra muoversi su una doppia direzione. Da una parte c’è la riconoscibilità Chanel, con i suoi segni più iconici e la sua storia di precisione sartoriale. Dall’altra c’è una volontà di apertura, quasi di attraversamento: la collezione si muove dagli anni Venti agli anni Duemila, dall’Art Déco alla città contemporanea, dalle figure sociali più codificate a personaggi più liberi e imprevedibili. Il passato non viene citato per essere replicato, ma per essere rimesso in circolo.

La donna Chanel e tutte le sfumature della femminilità

La campagna costruisce una galleria di figure femminili. Supereroine, working girls, studentesse, socialite, donne reali e immaginarie convivono dentro una stessa visione. Questa scelta sposta la collezione dal terreno dell’abito come oggetto al terreno dell’abito come ruolo possibile. Ogni silhouette suggerisce una personalità, una traiettoria, un modo di entrare nel mondo.

Questa pluralità è uno dei temi più contemporanei della collezione. La donna Chanel non è più una figura unica, definita da un solo codice di eleganza. Può essere quotidiana e straordinaria, sofisticata e pratica, ironica e impeccabile, urbana e teatrale. La libertà di movimento è centrale: gonne wrap, pantaloni fluidi, borse morbide e proporzioni meno rigide costruiscono un guardaroba che chiede presenza attiva.

New York diventa lo spazio mentale della collezione

New York non è soltanto la location della campagna. È un dispositivo narrativo. La città permette di raccontare personaggi, epoche, velocità e contraddizioni. Nel racconto della sfilata Métiers d’art 2026, la metropolitana era diventata il simbolo di una cultura urbana in movimento, un luogo in cui persone diverse si sfiorano e ogni incontro può trasformarsi in una scena.

La campagna riprende questa energia e la concentra sui volti, sui gesti e sugli abiti. La città diventa un set naturale, ma anche un modo di pensare la moda: non come sistema chiuso, ma come attraversamento continuo. Chanel porta così il proprio savoir-faire dentro un contesto urbano, cosmopolita, dinamico, dove la raffinatezza emergere anche nella vita quotidiana.

Il savoir-faire dei Métiers d’art

Il cuore della collezione resta il lavoro dei Métiers d’art, celebrati da Chanel ogni anno dal 2002. Lesage, Massaro, Goossens, Lemarié, Atelier Montex e Maison Michel contribuiscono a costruire un racconto in cui ogni dettaglio ha un peso progettuale. Ricami, lavorazioni di piume, scarpe, cappelli, gioielli e superfici tessili diventano parte del linguaggio della collezione, non semplici ornamenti.

Queste maison appartengono all’universo di le19M, il polo creativo fondato da Chanel a Parigi nel 2021 per riunire e valorizzare i mestieri d’arte. La campagna rende visibile proprio questo punto: la moda Chanel nasce dall’incontro tra immaginazione e mani esperte, tra gesto artigianale e visione contemporanea. L’abito finale è solo l’ultima fase di un processo complesso, fatto di tecniche, tempo e interpretazione.

Art Déco, animal tweed e ricami

La collezione attraversa un immaginario denso, in cui l’Art Déco incontra l’energia della città contemporanea. Le superfici si animano con ricami, tweed animalier, lavorazioni preziose e dettagli che sembrano provenire da epoche diverse. Il risultato è una moda stratificata, dove la ricchezza nasce dalla precisione con cui ogni tecnica viene collocata sul capo.

Gli animal tweed portano una dimensione più istintiva dentro il lessico Chanel, mentre gli elementi Art Déco aggiungono geometria, brillantezza e memoria storica. Le gonne dipinte a mano, gli abiti lunghi e le silhouette più fluide aprono invece una dimensione quasi narrativa, come se ogni capo avesse una scena di riferimento. La collezione costruisce un mondo, con personaggi, contrasti e oggetti capaci di raccontare storie proprie.

Gli accessori portano ironia e fantasia

I copricapi leopardati, le borse giraffa e scoiattolo, le spille con cerbiatti e dalmata ed i baseball cap introducono un tono giocoso, a tratti quasi fiabesco. Chanel usa l’accessorio come strumento di caratterizzazione, esattamente come accade nel cinema: un oggetto può suggerire un temperamento, un segreto, una memoria, una deviazione ironica.

Questo lato narrativo è fondamentale per evitare una lettura troppo solenne dei Métiers d’art. L’artigianato di eccellenza non viene presentato come qualcosa di distante o intoccabile, ma come una forza capace di creare immaginazione. Il lusso, in questa collezione, non è solo perfezione tecnica. È anche gioco, invenzione, libertà di trasformarsi.

La pluralità di donne Chanel

La campagna riunisce Julia Nobis, Penelope Ternes, Bhavitha Mandava, Josephen Akuei, Jesi Evans, Anok Yai, Feng Jiao, Anne Vyalitsyna e Riley Lusher. La scelta del casting rafforza l’idea di una collezione corale, costruita su identità diverse e su una femminilità plurale. Se la moda permette di inventare le proprie possibilità, allora ogni modella diventa un frammento di quel discorso.

Libertà di muoversi, di cambiare ruolo, di attraversare epoche, di mescolare denim e ricamo, tailleur e baseball cap, perle e borse giocose, Art Déco e quotidianità urbana. Chanel non rinuncia ai propri codici, ma li usa come strumenti aperti, capaci di costruire identità nuove.

La donna Chanel di Matthieu Blazy non è una sola. È molte, attraversa il tempo, inventa se stessa e trasforma ogni capo in una possibile forma di potere personale.

« di 32 »

credit image by Press Office – photo by Chanel

About Author /

Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

Start typing and press Enter to search