C’mon C’mon: un’ode al rapporto tra adulti e bambini, la recensione

Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, è uscito nelle sale italiane C’mon C’mon, il film scritto e diretto da Mike Mills che, dopo un film ispirato a suo padre (Beginners) e uno alla madre (Le donne della mia vita), si cimenta in un’opera ancora più personale e per certi versi più vicina alla sua esperienza vissuta: una storia che scava nel rapporto tra adulti e bambini.

C’mon C’mon: il trailer ufficiale

Protagonista della pellicola è Joaquin Phoenix, nei panni di un uomo di mezza età che impara a prendersi cura di un bambino per la prima volta, attraverso un viaggio che si trasformerà in una meditazione sull’amore, la genitorialità e sull’andare avanti anche se non si ha idea di cosa accadrà nel futuro. Nel cast anche Gaby Hoffmann, Scoot McNairy e il giovanissimo Woody Norman.

C’mon C’mon: la Trama

C'mon C'mon

“Quando pensi al tuo futuro, come lo immagini?”

C’mon C’mon di Mike Mills è un’ode al rapporto tra adulti e bambini. È la storia di un uomo di mezza età che impara a prendersi cura di un bambino per la prima volta, ambientata in un panorama di città e problematiche americane del ventunesimo secolo. È il racconto di un adulto che impara a trattare i bisogni, le preoccupazioni e le gioie di un bambino con pieno rispetto; comprendendo quanto siano diversi ma non inferiori a quelli di un adulto.

Johnny e Jesse si ritrovano improvvisamente insieme in un momento di crisi, della loro famiglia e del mondo. Il loro tempo insieme è un viaggio fugace che li trasforma, che cambia il modo in cui vedono gli altri e quello in cui vedono se stessi. Mentre viaggiano attraverso gli Stati Uniti, gli alti e bassi di questa odissea personale e pubblica si trasformano in una meditazione incandescente sull’amore, la genitorialità, la memoria e sull’andare avanti anche se non si ha idea di cosa accadrà.

C'mon C'mon

Joaquin Phoenix è Johnny, un giornalista radiofonico che intervista i giovani di tutto il paese sul futuro. Improvvisamente, i suoi piani vengono sconvolti da una crisi familiare quando la sorella di Johnny (Gaby Hoffmann) ha bisogno che lui si prenda cura di suo figlio, Jesse (Woody Norman). Johnny ha molte ragioni per voler aiutare sua sorella, ma non ha molta esperienza con i bambini, figuriamoci con uno intelligente e perspicace come Jesse.

È una situazione carica di emozioni e spesso divertente, che Mills trasforma in un’esplorazione personale di un uomo piombato improvvisamente in quel mondo profondamente stimolante e pervasivo dei genitori, con tutte le sue difficoltà e meraviglie. Attraverso momenti piacevoli, momenti tristi, notti silenziose e giornate sorprendenti, Johnny e Jesse trovano una fiducia momentanea, che li trasforma.

Provano a tenersi stretti nei momenti di ansia, a dirsi ciò che di solito non dicono, a togliersi dai guai. E man mano che si avvicinano, questa storia delicatamente contenuta si espande fino a toccare temi molto più grandi: la nostra interconnessione, ciò che dobbiamo al futuro, ciò di cui abbiamo memoria, le persone che ricordiamo del nostro passato, e come prendersi cura l’uno dell’altro diventa un modo per guarire quando ci si muove verso l’ignoto.

La recensione

C'mon C'mon

In C’mon C’mon Mike Mills racconta una storia per certi versi ancora più vicina alla sua esperienza vissuta: una storia che scava nel rapporto raramente esplorato, ma anche molto delicato, tra adulti e bambini. Allo stesso tempo, esamina un tema più generale: l’idea che il futuro, nella nostra vita personale e nella società in generale, dipenda dal modo in cui siamo in grado di parlarci.

Nel 2014, Mills ha avuto un figlio con Miranda July. È stata, per lui, una transizione inizialmente disorientante e poi lentamente rivelatrice, non dissimile da quella che Johnny sperimenta in C’mon C’mon. Mills sapeva di voler esplorare ciò che gli stava accadendo. Ma, nel suo modo tipico, la sua sceneggiatura è diventata una sorta di auto-fiction cinematografica: un’autoconsapevolezza sincera e altamente soggettiva, che si svolge all’interno di una famiglia immaginaria e attinge da una miriade di influenze intorno a lui: film, musica, libri, e le persone che lo ispirano, così come i ritmi e i tessuti culturali in cui tutti viviamo in questo momento.

“Con C’mon C’mon, volevo giocare con elementi contrapposti”, afferma Mills. “Da un lato il film parla dei momenti più comuni: fare il bagno a un bambino, dargli la buonanotte. Dall’altro, viaggiando nelle grandi città, ascoltando i giovani pensare ad alta voce al loro futuro e al futuro del mondo, quella storia intima si sposta nel contesto di una storia molto più grande. Spesso mi capita di percepire tutto ciò anche con mio figlio: il nostro tempo insieme è così personale, eppure le più grandi preoccupazioni della vita stanno tutte lì”.

Mills è affascinato dai legami pervasivi tra il piccolo mondo individuale di ognuno di noi e quello più grande in cui viviamo con gli altri. Il suo scrivere delle paure più intime e delle conquiste della genitorialità, si è intrecciato con il documentare la complessità dei giovani americani del ventunesimo secolo, ragazzi che ereditano i pericoli dei nostri tempi da adulti disorientati.

Ha identificato nel road movie la struttura ideale per quel mix. Non ha potuto fare a meno di pensare a un film che ama, Alice nelle città di Wim Wenders, la storia di un giornalista tedesco che viaggia con una ragazzina dopo che sua madre l’ha abbandonata.

“All’inizio, ho pensato a C’mon C’mon come quasi a un riff blues di Alice nelle città”, dice Mills, “perché, come Wenders, volevo esplorare il personaggio di un bambino come una creatura con una sua volontà, con preoccupazioni, desideri e paure che sono legittime come quelle di qualsiasi adulto”.

Ma la storia ha presto preso la sua direzione. Mills ha creato il personaggio principale di Johnny come un giornalista radiofonico contemporaneo, un uomo attratto dall’arte dell’ascolto, forse un po’ fuori dal tempo. L’occupazione di Johnny attinge alla vita di Mills: nel 2014 ha realizzato un documentario per il MoMA, A Mind Forever Voyaging Through Strange Seas Alone, in cui i ragazzi della Silicon Valley immaginano come potrebbe essere il futuro dal punto di vista tecnologico, ambientale e personale.

Johnny sta realizzando una serie radiofonica simile, viaggiando attraverso diverse città, per parlare con il maggior numero possibile di ragazzi delle loro gioie, paure e speranze. Chiaramente Johnny non è l’esatta controparte di Mills. È insulare, volontariamente solitario, distante da sua sorella e separato dalla fidanzata di lunga data. Non prevede quanto il prendersi cura di Jesse scuoterà la sua vita. Ma ciò su cui Mills si concentra è come sia liberatorio tutto questo per Johnny, come ciò metta a nudo alcune cose che non sapeva di se stesso e quanto sia benefico il prendersi cura di questo ragazzo.

Mills ha scelto di scrivere della figura di uno zio anche perché era un modo per immergere letteralmente da un giorno all’altro un ignaro personaggio nella piena intensità della genitorialità.

“Johnny deve imparare tutto quello che impara un genitore, ma molto, molto velocemente”, dice. “Come padre, ho scoperto che ti senti costantemente un principiante, che cerca di stare al passo mentre le cose cambiano, e questo era un modo per ricreare quella confusione, che non sei sempre del tutto pronto per quello che sta succedendo. Naturalmente, non devi essere un genitore biologico per sperimentare tutto ciò. Puoi essere uno zio, una zia, un insegnante o un affidatario”.

Mills sentiva l’impulso di rappresentare la vicinanza di un bambino con un adulto con tutte le complicazioni del caso, i motivi contrastanti e le esplosioni di meraviglia che ci sono in ogni relazione importante – da entrambe le parti.

“Ci sono interessanti botta e risposta con i bambini, di cui parliamo raramente”, dice Mills. “Possono essere leggeri come un gioco, ma possono essere profondi come in qualsiasi relazione adulta che abbiamo mai avuto”.

Un tema costante nel lavoro di Mills è la memoria, le cose che persistono, le cose che ci mancano e quella particolare paura che riguarda quegli sfuggenti lampi di felicità che non possono fare a meno di scivolare tra le nostre dita. In C’mon C’mon, Johnny ha la sensazione di dover catturare in qualche modo ciò che sta accadendo con Jesse, anche se tutto ciò che ha per farlo sono le loro voci.

Mentre scriveva, Mills si era subito reso conto che alla fine la sceneggiatura avrebbe fatto affidamento sui due attori, che avrebbero portato i ruoli in luoghi che lui stesso non poteva prevedere. Questo è esattamente quello che è successo quando Joaquin Phoenix e Woody Norman sono entrati in scena. Improvvisamente, Mills ha catturato lo svolgersi elettrizzante e immediato di una comunione, proprio lì nelle stanze e nelle strade in cui stavano girando.

“Ciò che ha preso vita cercando di documentare e pensare alla mia vita con mio figlio è diventato anche un ritratto della relazione che si è sviluppata tra Joaquin e Woody”, afferma Mills. “Ho davvero cercato di cogliere tutto questo e lasciare che la fotocamera lo catturasse. Ed è quello il momento in cui mi emoziono di più come regista: quando le cose sembrano così vive, imprevedibili, sorprendenti”.

Da vedere perchè

C'mon C'mon

Mescolando forza e tenerezza in ogni elemento – con il suo mix di fotografia classica in bianco e nero, vivide immersioni nelle città americane, performance sentite nel profondo e interviste senza copione con veri giovani americani – C’mon C’mon è il film più cinematograficamente brillante e profondo di Mills.

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Giornalista da una vita, amante del web e Caporedattore di Globe Styles :)

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