Coma Cose Nostralgia: uno sguardo intimo sul passato con il nuovo album

Coma Cose Nostralgia: Fausto Lama e California, coppia prima nella vita e poi artistica, hanno pubblicato il loro nuovo disco.

Coma Cose Nostralgia – Reduci dal 71esimo Festival di Sanremo con il brano “Fiamme negli Occhi” – disco d’oro a sole tre settimane dalla release e fra i brani più apprezzati della kermesse superando i 16 milioni di streaming audio e video complessivi e piazzatosi nella top five dei brani più ascoltati nelle settimane successive – i Coma Cose, Fausto Lama e California, coppia prima nella vita e poi artistica, hanno pubblicato il loro nuovo disco Nostralgia per Asian Fake/Sony Music e prodotto dai Mamakass.

Un disco che esula dalle abitudini attuali del mercato discografico: composto da soli sei brani più un outro, di puro gusto vintage, è concentrato per necessità narrativa. Un vero e proprio concept album, dove il duo nato nel 2016 da un gioco poi diventato progetto musicale che mescola vissuto e gusto sonoro urbano a una poetica cantautorale, racconta il proprio passato, quella storia di rivalsa che da commessi e la prospettiva di dover rinunciare, li ha visti non arrendersi e realizzare il proprio sogno musicale.

Coma Cose Nostralgia: Zombie al Carrefour, il video ufficiale

E il titolo, racchiude l’anima del disco, come dice Fausto: “Parla della nostra nostalgia in maniera molto intima e racconta le nostre storie prima che ci conoscessimo, la nostra vita prima di quest’ultimo anno, l’anno in cui abbiamo chiuso scritto il disco ma la vita è stata negata a tutti. Per scrivere qualcosa che avesse un valore reale siamo andati indietro nel tempo ad analizzare nel presente la vita passata, con un punto di vista abbastanza singolo come scrittura. E’ un disco anche un po’ diverso dal nostro solito: le canzoni hanno un mood, un sound, un tipo di scrittura che un po’ si discosta dal passato”.

Un passato fatto di “Inverno Ticinese” del 2017, il loro primo EP-manifesto, un 2018 chiuso con un centinaio di concerti all’attivo, il primo disco “HYPE AURA” del 2019, arrivando a Parigi e Budapest, oltre a Roma per il Primo Maggio e alla loro Milano, città d’elezione, tra l’Alcatraz e il Capodanno in piazza Duomo, e un 2020 di dischi d’oro e collaborazioni con Subsonica e Francesca Michielin e l’EP “Due”.

Arriva quindi un nuovo disco diverso nelle sonorità e nei testi, intimo, nato durante il lockdown ma senza parlarne, con un’atmosfera sospesa. Continua Fausto: “Una terra di mezzo sicuramente permea l’intero racconto perchè c’è una sensazione di un passaggio, è un disco che ha un senso ma anche incertezze e dubbi. Per ovviare al fatto di non avere vita e nulla da raccontare abbiamo cercato nel passato qualcosa di materico. Brani come “Discoteche abbandonate” e “Mille tempeste” hanno dei riferimenti molto fisici, proprio perchè ci manca tantissimo, come non mai, toccare le cose, sentire gli odori, le sensazioni. Lo abbiamo ricercato appunto nel passato, per scappare un po’ dalla quotidianità”.

Per le tematiche, il focus è infatti su un momento particolare vissuto, fatto di sospensione ma senza parlare dell’anno trascorso.

Aggiunge: “Sicuramente poi questa sensazione ha pervaso anche un po’ la penna e l’ispirazione, tant’è che le tematiche sono anche quelle del crescere, del trovarsi in una situazione di mezzo tra l’essere ragazzi e l’essere adulti. Poi ognuno ci può trovare quello che vuole, ma sicuramente c’è una fragilità in questo disco e tanta intimità, che noi abbiamo cercato di salvaguardare appunto di racchiudere in una sorta di piccolo scrigno di pensieri, di pennellate e di sensazioni. Ogni canzone è diversa, è un piccolo viaggio a sè stante, sia musicale che testuale, però in qualche modo c’è un fil rouge che cuce tutte queste canzoni che poi forse sono, traslandole anche sul discorso della copertina, due bambini che vanno a fuoco così come potremmo essere noi da adulti. Il fuoco dell’infanzia è qualcosa che ti brucia, che ti arde, che ti muove per cambiarti, che ti mette in gioco per costruire poi quello che sarà la tua vita crescendo. Questo fuoco che in qualche modo rischia di essere ammaestrato, circoscritto e forse anche fatto bruciare meno: crescendo è normale diventare poi più razionali e anche più disillusi. E questo disco è forse anche la promessa che ci facciamo io e Francesca nel cercare di mantenerci integri, coerenti, puri, in qualche modo ispirati da quello ci piace, ossia forse il lato più nascosto delle cose. Abbiamo cercato di farlo in questo disco, siamo molto contenti del risultato, e sicuramente non è il disco che ci si aspetta dopo aver sentito il brano di Sanremo ma che invece all’interno del disco trova secondo me una perfetta collocazione perchè è la pennellata, forse quella più pop e più solare, all’interno invece di un quadro che racconta tutte le fasi e le sensazioni che viviamo tutti i giorni nella nostra vita. Un album molto vero che teniamo molto a difendere, speriamo che anche il pubblico lo troverà di ispirazione, ci si ritroverà, ci si possa rivedere”.

E che dal disco “Hype Aura” si differenzia totalmente per substrato sonoro. Spiega Fausto: “Hype Aura è un manifesto anche come linguaggio sonoro dell’urban, e forse appunto lì abbiamo dato tutto, in quel tipo di semantica musicale, e non volevamo ripeterci. A livello di testo a livello di modo di scrittura è forse la giusta consecuzione nel senso che noi abbiamo fotografato assolutamente la nostra fase iniziale, il nostro incontrarci, e quello che ha scaturito anche questa fiamma di cui parliamo spesso, e che usiamo come metafora del nostro percorso e anche della nostra relazione. Qua è un passaggio dopo, è ok ci siamo incontrati, ci siamo conosciuti, con le nostre difficoltà, con la nostra precarietà. Adesso siamo una coppia consolidata che vive la sua quotidianità, il suo essere una giovane coppia comunque che si interfaccia con ciò che vuol dire diventare adulti e questo disco ne è la narrazione. Un disco che usa il passato come leva per descrivere il presente. Quindi quando penso al disco che chiude con la canzone “Squali”, escamotage stilistico, è una canzone che poteva stare in questo disco, ci vedo proprio una giusta consecuzione”.

Aggiunge Francesca: “Dal passato ci siamo lasciati dietro tutto e niente, la scrittura di questo disco è un po’ anche un modo per mettere un punto rispetto a certe cose che abbiamo fatto, per perdonarci un po’. Solitamente ci sono due modi per vedere la nostalgia, la mente spesso ti salvaguardia e cerca sempre di ricordarti solo le cose belle, però poi in realtà spesso ci ricordiamo anche le cose brutte, quelle che un po’ ti rimangono lì. Quindi la funzione proprio per noi di questo disco è analizzarci e dire ‘ma sai che alla fine anche se abbiamo fatto questo, e ti accusi di determinate cose, va bene così’. Perchè tanto tutto serve e tutto ti fa crescere, e tutto quello che hai fatto ti ha portato ad essere quello che sei. E’ un po’ un modo per perdonarsi. Insomma, ci si lascia dietro tutto e niente”.

E abbandonando, dal punto di vista testuale, i ganci, i giochi di parole e i versi. “Abbiamo messo uno stop. Quella dei giochi di parole è stata sicuramente cifra ironica all’inizio che ha funzionato, un punto di forza che ci divertiva e ci appassionava – dice Fausto. – Ci siamo resi conto di averla vissuta sempre in maniera naif, ma forse si stava prendendo troppo spazio rispetto al codice di narrativa vera dei Coma Cose, che è invece una sorta di poesia altissima e bassissima insieme: qualcosa di piccolo e materico mischiato poi ad immagini immaginifiche e metafore particolari, che è poi quello che cerchiamo sempre di fare. Siamo cambiati dalla produzione precedente, e abbiamo abbandonato anche quel modo di cantare. In questo disco invece abbiamo detto basta ai giochi di parole perchè altrimenti rendono troppo ironica la chiave di lettura e non volevamo essere male interpretati. Non volevamo correre questo rischio, è un po’ che ci siamo stancati e fa parte di quelle cose che non verranno più riprese. Già il pezzo di Sanremo è molto ripulito, e quindi sicuramente il disco procede proprio su altri mondi lessicali”.

Un brano, quello di Sanremo, che li ha portati a raddoppiare il seguito del loro seguito social, e aumentare il pubblico su Spotify: segno che la vetrina sanremese non si è dunque limitata al brano in gara, ma ha aperto a una conoscenza, e successivo apprezzamento, di tutto il progetto Coma_Cose.

Coma Cose Nostralgia: l’esperienza sanremese

Dice in proposito Fausto: “E’ stata una bella deviazione del nostro percorso e siamo contenti di aver fatto questa esperienza, è stata importante, e anche gratificante rendersi conto che la canzone che abbiamo portato è stata accolta bene dal pubblico e dalle radio. Un brano per cui abbiamo anche un po’ combattuto per portarlo: nella gestazione della decisione ci è stato chiesto comunque di presentare degli altri brani, fare delle altre proposte ma noi ci credevamo molto e quindi alla fine siamo contenti di essere riusciti a portarla e che sia andata bene”. Aggiunge Francesca: “E’ stata un’esperienza nuova, per noi il mondo della tv è totalmente sconosciuto, con tutte le dinamiche che si porta dietro a livello di spettacolo. Una grande incognita da affrontare, ma è stato anche divertente, una bella prova, una bella emozione. A noi comunque piace un po’ scioccarci con qualcosa che non conosciamo, ed è stata un’emozione forte per quanto poi non l’abbiamo vissuta al completo. Siamo stati parte un po’ di questo esperimento, questo Sanremo alternativo, e ci è anche rimasta anche un po’ di curiosità nel vedere poi com’è davvero Sanremo. E’ un po’ come se avessimo partecipato ad una trasmissione televisiva quasi registrata, e quindi forse un giorno magari proveremo a tornarci in maniera canonica”.

E dove forse, perchè no, torneranno, se ci sarà la canzone giusta. Dice Fausto: “E’ stata un’esperienza incredibile. Che ne si dica, il vecchio leone ruggisce ancora. Se guardiamo le classifiche, dopo un mese le canzoni di Sanremo sono ancora quelle più ascoltate. Ti dà la possibilità di empatizzare in un certo modo: certo ora i social sono i grandi motori dell’attualità ma a volte anche un po’ troppo dispersivi. L’evento mediatico ha ancora questa capacità di fare da amplificatore, quindi per noi che facciamo questo di lavoro è innegabile che faccia piacere arrivare a più gente possibile”.

Un Sanremo comunque, arrivato in maniera naturale, senza forzature. Importante per loro, sopra ogni cosa, rimanere puri e integri. Spiega Fausto: “Noi definiamo Sanremo, che magari può suonare sminuente ma non è questo il nostro intento, una bella deviazione di percorsi. Il pezzo è stato scritto a prescindere da Sanremo. Pensavamo potesse essere uno dei singoli da pubblicare ma non avevamo idea di quando farlo uscire adesso. Pensavamo di uscire a marzo-aprile con il disco e quella canzone era già pronta a settembre e ne avrebbe fatto parte. Quando è arrivata la soffiata che alla redazione di Sanremo piacevamo e piaceva il nostro linguaggio, e che potevamo presentare un brano, noi abbiamo pensato a questa canzone, che è piaciuta. Quindi è stato molto naturale, non è stato cercato spasmodicamente, con l’idea anche di voler cambiare magari gli equilibri, o cercare qualcosa di ossessivamente diverso da quello che era il nostro percorso e il nostro background. E’ capitato, è stata una bellissima sorpresa quando poi ci è stato detto che avremmo fatto parte del cast, in realtà la canzone l’abbiamo scritta noi, l’abbiamo lavorata noi, l’abbiamo fatta con i nostri produttori Mamakass, produttori di sempre. La coreografia l’abbiamo fatta io e Francesca in saletta, è stata fatto talmente tutto con il nostro metro di misura, che è quello dell’artigianato di due persone che nasce proprio dalla cucina di casa nostra e poi diventa qualcosa che esce e va fuori, va nell’etere, che onestamente non ci sentiamo di avere cambiato nessun tipo di equilibrio. Quello che è cambiato ovviamente è adesso il pubblico più ampio, e banalmente ci riconoscono al supermercato, però non è qualcosa che ci sposta l’asse. Quando parliamo di difendere qualcosa, parliamo forse di un’integrità nostra in primis, poi la musica è una conseguenza, però se tu rimani puro, rimani integro, rimani coerente, la musica semplicemente è una manifestazione di quello che sei”.

Uno spirito che li fa amare dal pubblico, e in cui credono fermamente. Aggiunge Fausto: “Se potessi consigliare a un ragazzo/a giovane che vuole fare musica, prima cosa chiederei perchè. Per l’output, il punto di arrivo, il palcoscenico, o perchè non si riesce a dormire la notte, o a buttare fuori quelle cose in altro modo. Ecco, è questa la benzina di tutto: quando hai quella benzina lì non hai paura di perdere niente, è un qualcosa che non puoi fare altrimenti. Noi non conosciamo un altro modo. In realtà la nostra difficoltà è non essere antipatici nel dire un sacco di no a magari proposte che non ci fanno sentire a nostro agio, musicali, o di altre cose dello spettacolo. Non è assolutamente facile in un mondo comunque dove gli altri partono, prendono magari super corsie velocissime, e tu a volte dici “Avrò fatto bene?”. Ma poi alla fine quando alla sera si spegne tutto, e io e Francesca siamo davanti al piatto di pastasciutta, e facciamo due chiacchiere, ci guardiamo attorno, e facciamo una summa di quello che abbiamo, capiamo che stiamo facendo bene perchè in realtà siamo tranquilli, siamo noi stessi, siamo felici. Quindi ci vogliono i nervi saldi, e speriamo di mantenerli, però penso proprio che sia che non conosciamo altri mezzi, facciamo fatica a non essere così noi, in realtà”.

Un brano, quello Sanremese, che quindi racconta molto di loro, come gli altri del disco.

Racconta Fausto: “Fiamme negli occhi è una canzone che racconta amore, complicità, la nostra storia. Il linguaggio è solare e spensierato, ci racconta ma nasconde anche dei chiaroscuri, immagini di tensione edulcorate dal viaggio sonoro, che è sicuramente quello che ci contraddistingue. Ci dichiariamo l’amore, un piccolo momento di razionalità che lo riporta al nostro percorso, un percorso fatto anche di difficoltà, di rialzarsi, cosa che in qualche modo fa sempre capolino nelle nostre canzoni. C’è un altro brano nel disco che si chiama “La canzone dei lupi” che invece forse racconta l’amore in modo più profondo, completo, ed è forse la vera canzone d’amore del disco. Ma sono due facce della stessa medaglia.

Francesca aggiunge: “Fiamme negli occhi racconta anche un amore che va oltre al nostro, un amore che sta anche dappertutto, nella passione personale, nel mondo, La canzone dei lupi è più intima, personale”.

Due musicisti, una coppia

E nel raccontare loro stessi, impossibile trascendere dal fatto per loro, di essere una coppia. Cosa che però non temono possa spostare l’attenzione dalla musica. Spiega Fausto: “Il discorso coppia è un tema che viviamo tantissimo. Coma Cose ha avuto un salto gigantesco con le produzioni di Sanremo, e ovviamente ne siamo felici e orgogliosi. Però c’era un pregresso, noi ci sentiamo una band, sul palco siamo due musicisti e a casa siamo una coppia, e questo disco parla tanto il linguaggio forse da musicista, non saprei come spiegarlo, ma è un disco che non va a indorare troppo la pillola, parla alla pancia e ha anche dei lati ruvidi, e forse sì, ci auguriamo che magari qualcuno che ha visto l’aspetto più leggero di noi due possa approfondire e trovare anche degli aspetti invece più introspettivi, e quindi da lì possano andare anche a ricomporre il puzzle di Coma Cose pre Sanremo che sono fatti di tante canzoni spesso anche spigolose, di tanta ricerca sonora, di tanta musica. La punta dell’iceberg è una coppia che canta sul palco, dichiarandosi l’amore, facendo canzoni d’amore. Forse quello che c’è dietro è molto diverso, speriamo anche con questo disco ma in generale, si sveli anche l’altra parte dell’iceberg che è nascosto magari sotto al mare. Non è un peso, penso sia un po’ come qualsiasi cosa, quando tu ti esponi è giusto raccogliere quello che arriva. E’ come quando ti danno un soprannome da ragazzino che non ti piace, non puoi andare contro queste cose, e forse è anche giusto. Se alla gente fa anche simpatia questa cosa, fa simpatia anche a noi. Ci sono tanti layer, tanti strati di affetto, c’è un pubblico che magari ti sposa ad un livello, c’è chi vuole approfondire, come le canzoni quando tu le pubblichi sono della gente, così come la tua immagine quando ti esponi, quello che ti torna indietro, è giusto che sia così”.

Una coppia affiatata Coma Cose, ma anche due persone molto diverse. Dice infatti Francesca: “Per quanto riguarda noi, siamo due persone molto diverse di base e abbiamo sempre opinioni contrastanti in tutto. Io sono più impulsiva e kamikaze spesso nelle cose, mi ci lancio spesso e mi ci schianto, lui è più riflessivo e pragmatico. Queste caratteristiche abbastanza estreme dei nostri caratteri ci hanno portato comunque a smussarci un po’ e a trovarci un po’ nel centro. Lui ha ammorbidito un po’ me sotto certi aspetti e io ho fatto la stessa cosa; questo è un po’ il nostro equilibrio, la nostra miscela, il fatto di non essere mai d’accordo su niente ci fa comunque avere un punto di vista diverso e in discussione, necessaria nella crescita personale”.

Afferma Fausto, riferendosi ad un brano del disco: “La canzone dei lupi è un grande manifesto di libertà, una promessa che ci facciamo del rimanere integri, coerenti, al di là di quello che succede nella vita. Un discorso dell’intro che permea tutto il lavoro, ma ne La canzone dei lupi la dimensione diventa meno ampia e proprio di coppia. E’ la canzone d’amore. Abbiamo anche un po’ di problemi con lei perchè poi inevitabilmente diventa anche un po’ una trappola. Dalle coppie ci si aspetta questa cosa ed è normale sia così, ma è anche un limite a volte per trovare nuovi spunti narrativi, che escano dal classico io ti amo tu mi ami. E’ una difficoltà trovare anche nuovi percorsi per scrivere canzoni perchè non ci piace ripeterci o essere scontati, in primis per noi e non per un discorso di chissà quali ambizioni. Poi abbiamo detto ‘facciamone una che sia quella definitiva’, quindi sdoganando l’argomento, tanto comunque qualsiasi cosa ci succeda noi rimarremo comunque liberi. Questa secondo me è la più grande promessa che ci si possa fare attraverso una canzone d’amore, e per noi questa è la canzone d’amore vera. Fiamme negli occhi è una canzone d’amore ma anche di vita, di immagini piccole, di quotidianità. La canzone dei lupi forse ha un aspetto più onirico, più immaginifico. “Zombie al Carrefour” invece, ha un pathos e tocca cose che mi distruggono, e mi emoziona particolarmente”.

Milano e la vita di provincia

In comune per loro invece, l’essere legati alla provincia, tema per loro ricorrente. Perchè anche se scegli di vivere a Milano, ti rimarrà sempre nel cuore. Spiega in proposito Francesca: “La provincia per quanto poi la si odi, e noi siamo scappati come tanti, poi ti rimane sempre dentro. Non te la togli, sei nato lì e hai vissuto anche degli anni importanti della vita, l’adolescenza nel nostro caso, quindi è un odio e amore. Nascere nella provincia è come nascere al mare, quella cosa che dici se nasco in un posto poi alla fine ritornerò lì prima o poi, perchè è un richiamo che hai dentro. Ci manca, poi quando ci ritorniamo, almeno io personalmente, appena arrivo poi voglio scappare via subito, poi quando vai via, ti manca”.

E’ così anche per Fausto: “E’ normale, spesso si idealizza una cosa o l’altra. Sicuramente quest’anno, dove la città l’abbiamo vissuta, è stato anche quello che ci ha fatto tornare sì indietro con i ricordi ma anche con quella sensazione di provincia. Era l’elemento che abbiamo vissuto prima della città, e la città, a parte che l’abbiamo già raccontata in ogni modo nella produzione precedente e non volevamo ripeterci, poi non l’abbiamo vissuta. Potevamo essere ovunque: quello che normalmente offre la città in realtà non è stato così durante nell’anno passato. Anzi l’unica cosa che facevamo era passeggiare dietro casa a Milano Sud dove, uscendo, si va invece verso qualcosa che è molto simile alla provincia. Questo disco è frutto di tante camminate, dei campi di Milano Sud, delle zone forse più residenziali che ci ricordano tanto da dove veniamo”.

“Sono appena stata a Pordenone, ed era tanto che non tornavo – aggiunge Francesca. – Mi manca la parte di natura, durante l’adolescenza non ho frequentato molto la città ma più i campi, uno scenario meraviglioso. Mi manca proprio quasi l’andare in auto per le strade, che poi sembra un po’ America, che è una cosa che mi fatto notare Fausto. Con le nostre strade in pianura con le montagne appoggiate lì, abbiamo dei bei paesaggi, è l’aspetto che mi manca di più, il cielo a 360 gradi”.

Anche se Milano, rimane il posto d’elezione, dove oggi hanno scelto di vivere. “Amiamo il suo essere caotica e tutta la sua offerta serale, i bar, i ristoranti, i punti di aggregazione, i concerti, i musei, tutto quello che è l’offerta di una città poliedrica – dice Fausto. – E’ brutto da dire, ma se togli tutta questa parte creativa, cosa rimane? Dei palazzoni, lo smog, non tantissimo di bello. A quel punto se deve esserci il parchetto allora è meglio pensare alla provincia, a dei campi sterminati, al lago. Però siamo fiduciosi che riparta tutto e Milano torni ad essere la città piena di vita che è sempre stata. Per ora siamo qui, ci piacerebbe fare un grande viaggio, e magari in questo grande viaggio magari troviamo una nuova meta, ma per adesso rimaniamo qua”.

“Novantasei” invece, un altro dei brani, reca già dal titolo il concetto che racchiude, un’esplorazione di un anno per loro significativo. Spiega Francesca: “La canzone è una sorta di esercizio di stile della musica di quegli anni, del post grunge che però era già diventato pop con il grande successo dei Nirvana. Per fotografare tutta la nostra storia non poteva mancare un pezzo che avesse quella sensazione, quel suono, quel tipo di mood, perchè semplicemente ti catapulta esattamente in quegli anni e in quel sapore”.

Le fa eco Fausto: “E’ quel misto di grunge finito che è cominciato a diventare pop, quindi è il primo grande tradimento della musica mainstream forse, che però aveva con sè un qualcosa di una purezza che oggi è difficile trovare. In realtà era un momento musicale molto naif, molto ingenuo, che per assurdo ha prodotto dei capolavori incredibili. Un anno fondamentale per tante uscite discografiche e che ci è piaciuto prendere ad esempio perché esattamente in mezzo a un’epoca che ci interessava”.

A Sanremo, sono stati aiutati anche dal maestro Vittorio Cosma, il direttore d’orchestra che li ha diretti, per il quale nutrono una grande ammirazione, sviluppando un rapporto d’amicizia. Racconta Francesca: “Lavorare con lui, al di là della sua esperienza musicale ci piace molto come lavora, il bagaglio culturale che ha, è una persona davvero fantastica, abbiamo scoperto un essere umano fighissimo che ci ha aiutato molto nel vivere con tranquillità certi momenti”. Aggiunge Fausto: “E’ una persona stupenda, di grande sensibilità. Coerente: è rimasto punk nonostante abbia avuto esperienze importantissime, internazionali, frequentazioni giganti con musicisti famosissimi. Conserva l’attitudine bambinesca nel senso buono, ha grandi ideali umani molto profondi che sicuramente sono stati anche un biglietto d’ingresso per il nostro rapporto, poi dopo si è fatta musica. Insomma, ovviamente noi siamo una coppia, va da sè che mettiamo tutto subito sul piano intimo, entrare nel nostro mondo è diventare nostri amici e venire a cena a casa nostra, e lui è una persona con cui siamo riusciti a costruire questo tipo di rapporto”.

Il video del brano ha superato gli otto milioni e mezzo di visualizzazioni su Youtube, ed è frutto della loro idea creativa insieme al regista Enea Colombi. “Lui ha messo la creatività di base, io avevo un po’ di idee però poi l’abbiamo costruita insieme – dice Fausto. – L’idea nello specifico delle due gru nel finale è stata sua e ci è piaciuta molto: questo senso del non toccarsi mai ma cercare di raggiungersi e non riuscirci mai. Nel video continuiamo a sfiorarci come se ci inseguissimo, e forse è anche un po’ la metafora della canzone, di questo “Resta qui”, ma vuoi andare; c’è un senso di precarietà, raccontato così. Alla fine, poi nonostante queste difficoltà e lontananza riusciamo comunque ad accendere il fuoco”. Gli fa eco Francesca: “Quello che ci unisce poi alla fine è proprio la fiamma”.

Sul palco di Sanremo poi, soprattutto per Francesca è stata una bella occasione per esprimersi, tra trucco e abiti, con una passione per la moda che condividono.

Dice Fausto: “Siamo entrambi siamo molto appassionati dell’andare a ricercare dei capi pazzi, vintage tendenzialmente, io compro taglie a caso, compro l’oggetto”. Conferma Francesca: “Fausto molto più di me ha un armadio di capi che magari non gli vanno nemmeno bene e poi tanti vanno a me perchè non gli vanno bene di misura. Da quando siamo ragazzini ci piace la moda in quanto oggetto estetico, vedere quello che viene fatto, curarla un po’. Il trucco di Sanremo lo avevo curato, voluto, insieme al make up artist che ci ha accompagnato ci sono stati vari rimandi, poi adesso negli ultimi anni comunque il make up ha avuto anche un’esplosione abbastanza significativa. E’ stato divertente affidarmi a lui che è molto bravo, io tendenzialmente non mi trucco mai, ma devo dire che mi ha appassionato anche questa forma di espressione. Anche sugli abiti lavoriamo con la stylist Giorgia Cantarini ormai da qualche tempo. Non è facile, in generale, farsi vestire da qualcun altro è una cosa molto delicata, ma con lei abbiamo questo rapporto di amicizia”.

E la loro esposizione, grazie anche a Sanremo, che ha subito un’impennata, diventa anche contesto dove riflettere sulla condizione del panorama musicale di oggi, e del loro percorso da indie a mainstream. Dice Francesca: “L’indie forse ha un po’ cambiato, o sta cambiando, la sua essenza. Negli ultimi anni anche con i social, e l’avvento delle persone ai concerti, non è più quello di prima, è tutto sullo stesso piano. Con YouTube e Spotify hai accesso a tutto, ovviamente poi ci sono delle cose che hanno più rilevanza per ovvi motivi, però penso che la distinzione negli ultimi anni si sia molto affievolita. La musica che poi esiste in Italia, quelli che fanno davvero i concerti con le persone sono poi magari più i gruppi come noi, di musica indipendente diciamo. E’ un divario che fortunatamente si sta sempre più dissipando”.

Anche Fausto esprime il suo parere al riguardo: “Sanremo sì, è forse il mezzo più mainstream, ma poi la line up di quest’anno effettivamente ha fotografato anche un concetto di musica reale, che è cambiato. E’ anche normale che cambi: magari ogni decade c’è un cambio di marcia rispetto a quello che è fruito maggiormente. Io credo che sulla nostra partecipazione a Sanremo il nostro pubblico sia stato comunque contento, perchè forse si rivedeva un po’ in noi. E’ stato felice anche di vederci incastonati in qualcosa che avesse un tam-tam più grosso, magari semplicemente per tifo, per campanilismo. Non è stato visto come un tradimento, anche perchè mi sembra anacronistico concepire Sanremo come il grande impero del male che lotta contro la musica indipendente, perchè ormai non esiste più la musica indipendente di vent’anni fa, fatta di gruppi importanti, impegnati etc. Non esiste più, quindi la chiamata alle armi è stata presa bene dal pubblico della prima ora, e questo disco penso che sarà sicuramente pane per i loro denti e anzi, il rischio è più probabile che non venga non capito e visto come qualcosa di inaspettato dal pubblico della nuova ora. Ma è una cosa che non ci interessa, nel senso che noi siamo noi stessi e laddove c’è gradimento siamo felici, laddove non c’è, va bene così insomma. Puoi anche ascoltare solo “Fiamme negli Occhi” e non sposare questo disco: la musica è di chi la ascolta e va bene qualsiasi cosa succeda”.

Ritornare a suonare live

La cosa certa è, che Coma Cose, come tutti gli artisti, non vedono l’ora di tornare sul palco a esibirsi. Al momento, qualche data live nelle intenzioni c’è. Certo è tutto da vedere, causa pandemia in atto. Spiega Francesca, sperando anche di passare per il suo Friuli-Venezia-Giulia, e forse, a Pordenone: “Stiamo aspettando delle risposte certe, però sappiamo che qualche data si farà, anche se ancora per precauzione non diamo ancora delle risposte certe. Qualche data sul calendario è segnata, noi ad ora non abbiamo ancora avuto tempo di metterci a preparare il live, ma a breve cominceremo a srotolare tutto e mettere un po’ in piedi lo spettacolo, non vediamo l’ora e saremo pronti non appena si potrà suonare”. Aggiunge Fausto: “Siamo arrabbiati per quanto riguarda quello che sta succedendo e come è stata trattata la musica e ii comparto musicale, artistico. Giustamente servono delle restrizioni ma ovviamente è ambiguo che non si possano attuare anche nel mondo dello spettacolo. Non capisco perchè in altri luoghi si possa andare, nello spettacolo no. Almeno proviamoci, vediamo cosa succede a fare qualcosa con tutte le norme ovviamente necessarie. Quest’estate sembra che questa cosa verrà fatta, noi ovviamente non vogliamo mancare all’appello perchè ci sembra anche giusto partecipare a qualcosa che crei cultura, che crei movimento, interazione. Ci manca tanto anche andare a vedere i concerti, come pubblico. Aspettiamo anche noi che si rischiari del tutto il cielo e di lasciarci questa situazione complessa alle spalle, però bisogna anche un po’ mettercela tutta e cercare di trovare il lato buono. Penso non serva impuntarsi, dire ‘finchè non si apre tutto non suono’. Fare il musicista è anche un po’ una missione: nel momento in cui vuoi buttare fuori qualcosa desideri anche guardare in faccia le persone, altrimenti non ha senso fare questo lavoro. Siamo consci che i concerti avverranno con delle restrizioni. Fortunatamente questo è un disco che si può suonare anche in una condizione meno festaiola. Ha una dimensione intima che si può raccontare in spettacoli più musicali, più dimessi. Siamo pronti a suonare e dove ci sarà la possibilità, non mancheremo”.

Conclude Francesca: “Ci manca tutto, il prendere e partire, il viaggio, che fa parte dell’esperienza. Le colazione scrause dell’hotel, tutto il pacchetto. Non vediamo l’ora, è togliere un pezzo fondamentale al lavoro che fai”.

credit image by Press Office – photo by Mattia Guolo