Comte de Montaigne: alchimia che incanta i sensi, la storia

Comte de Montaigne, l’autentico Champagne dell’Aube, svela la vera storia delle bollicine più amate del pianeta: dalle Crociate del XIII secolo al primo ceppo di Chardonnay. Scoprite tutto su Globe Styles

Comte de Montaigne Champagne – Un’opera d’arte nasce dall’alchimia dei dettagli che incantano i sensi. E questo è ancora più vero quando l’arte diventa nettare dal perlage elegante, che rapisce lo sguardo fra iridescenze perlate vestite di toni rosati o di oro chiaro, fra aromi di fiori bianchi e frutti rossi.

Golosità, complessità, ed eleganza diventano perfezione da degustare fra profumi di burro, di crosta di pane e spezie che raccontano sapori dal profilo rotondo e fruttato. È così che l’arte si fa fluida e prende forma nel vero champagne della regione dell’Aube, il cuore della Francia, quello che nasce dalla storia e dall’amore per il territorio di Comte de Montaigne. Una Maison che oggi è sotto la guida del Ceo Stéphane Revol, deciso a trasmettere la tradizione, unica in Francia e nel mondo, alle future generazione.

Comte de Montaigne: la storia

Lo Champagne, da sempre sinonimo di raffinatezza ed esclusività, ha in realtà radici lontane che risalgono alle Crociate del XIII secolo. Infatti, al ritorno dalla Terra Santa, Comte de Champagne passò da Cipro e da qui importò un ceppo di Chardonnay che poi fu trapiantato nell’Aube, nella Côte des Bar.

Fu il primo ceppo ad essere piantato in tutta la Champagne. Per questo non è la Marne, sede dei più noti produttori, ma è l’Aube il vero territorio di origine dello Champagne. Ma nei secoli lo Champagne è stato, erroneamente, associato alla Marne e non a questa regione. Tutto ciò per un motivo preciso: i commercianti della Marne intuirono per primi le potenzialità del vitigno di Chardonnay e subito lo acquistarono dall’Aube, diventando i primi a venderlo in Francia.

E per evitare che l’Aube potesse produrre l’autentico Champagne, dopo una guerra impedirono alla regione di origine, per più di sei secoli, di utilizzare la denominazione di “Champagne”. È da qui che inizia la storia di Comte de Montaigne, una Maison che ha fatto dell’autenticità del terroir dell’Aube il suo tratto distintivo. Un’unicità che, insieme a un deciso sguardo al futuro, ha saputo garantire all’azienda una crescente presenza in Italia e a livello internazionale.

Una delle vetrate della Chiesa di Santa Maddalena, a Troyes, ritrae Comte de Champagne mentre porge a un cardinale il primo ceppo di uve di Chardonnay riportato dalle Crociate del XIII Secolo e poi trapiantato nella Côte des Bar. Questa immagine colpì un bambino tanto da far nascere in lui un amore e una passione senza limiti. Quel bambino era Stéphane Revol, ora Ceo della Maison de Champagne Comte de Montaigne, e quella passione ha generato la vera storia dell’azienda, che vede protagonisti il manager e la sua famiglia, impegnati con determinazione e orgoglio per valorizzare la vera regione di origine del DNA dello Champagne e restituire al blasone aziendale il suo antico splendore.

Comte de Montaigne: i vigneti

Il terroir della Côte des Bar, uno dei tratti identitari del marchio, beneficia di un microclima unico e di un terreno con una particolare composizione minerale. Un habitat speciale, dal clima temperato, oceanico, semi-continentale, nel quale l’esposizione al sole è limitata e il sottosuolo gessoso svolge una funzione termoregolatrice e protettiva delle radici del vigneto.

Comte de Montaigne: le fasi del ciclo produttivo

Nelle fasi del ciclo produttivo di Comte de Montaigne la vigna ha un peso preminente rispetto alle fasi di cantina e il terroir diventa, così, molto forte e identitario.

Pressa, assemblage, presa di spuma e invecchiamento sui lieviti, remuage, sboccatura, e dosaggio sono le fasi chiave del processo produttivo, che viene svolto dalla Maison nel massimo rispetto dei tempi della natura per finalizzare le Cuvée nel segno della qualità. E da questo circolo virtuoso nascono Champagne di carattere, dall’anima fruttata o fiorita, oppure con sentore di spezie, burro o crosta di pane: dal Brut (70% Pinot Noir e 30% Chardonnay), all’Extra Brut (70% Pinot Noir e 30% Chardonnay), al Rosé (100% Pinot Noir), al Blanc de Blancs (100% Chardonnay) fino alla Cuvée Speciale (100% Pinot Noir).

Il metodo

Le uve sono pressate direttamente nelle presse per poi essere messe nei tini a temperatura controllata, dove comincia la prima fermentazione. Da li nasceranno delle straordinarie gamme di vini, che permettono di creare gli assemblage. Vengono degustate regolarmente le diverse Cuvée, nata dalla prima fermentazione.

Per questo lavoro occorre tempo, perché questa materia vivente evolve in continuazione. Alla fine di numerose degustazione, soli i vini selezionati possono fare parte di Comte de Montaigne. Ad ogni cuvée corrisponde un assemblage specifico.

Una volta finalizzati gli assemblage, i vini vengono messi in bottiglia, con l’aggiunta di lieviti per la seconda fermentazione ossia la presa di spuma. Ogni bottiglia ha un tappo provvisorio (tappo a corona). In Comte de Montaigne l’invecchiamento sui lieviti è due volte più lungo del minimo richiesto dal disciplinare. Questo per dare maggiore complessità ai vini.

Le bottiglie sono invecchiate fino a 48 mesi, senza luce e ossigeno, a una temperatura costante di 10,5 gradi centigradi. Durante i primi mesi in cantina avviene la seconda fermentazione, ossia la presa di spuma: la bottiglia chiusa non permette all’anidride carbonica di fuoriuscire. Questo gas si scioglie nel vino in milioni di bollicine, che si affinano durante i lunghi mesi di riposo, per dare quella effervescenza sottile, tipica degli champagne Comte de Montaigne. Solo nel caso della Cuvée Speciale a completare il processo è l’invecchiamento di un anno in botte di legno.

Dopo un lungo riposo, i lieviti vanno a formare un deposito. È necessario concentrarlo in un unico punto della bottiglia: il tappo. Si comincia allora il remuage. Dopo diverse settimane di remuage in giropalette, le bottiglie si ritrovano con la testa in basso (“sur pointe”), con il deposito perfettamente concentrato nel tappo, pronte a essere sboccate.

Rimane da espellere il deposito, formato dai lieviti, per ottenere un vino limpido e brillante. Si tratta della sboccatura. A questo punto il collo della bottiglia e il suo deposito vengono congelati a un’altezza di circa 3 cm e a -25°C. Durante la sboccatura, da uno a due centilitri di vino vanno persi e sono sostituiti con dei vini di riserva, è il momento del dosaggio. A partire di questo momento comincia un processo di invecchiamento naturale delle cuvée.