Quando la materia imita la natura: da Dilmos un racconto a due voci tra design e trasformazione
Alla Milano Design Week 2026, Dilmos trasforma i suoi spazi in un paesaggio sospeso dove il design osserva la natura, ne studia i ritmi e ne traduce le logiche in oggetti d’autore. Con Mimesis, la galleria riunisce Onno Adriaanse e Valeria Vaccaro in una mostra bipersonale che mette al centro crescita, metamorfosi e ambiguità materica.
Alla Milano Design Week 2026, Dilmos sceglie di interrogare il design a partire da un concetto antico e ancora fertile: la mimesi intesa come capacità della forma di assorbire comportamenti, tensioni e strutture del mondo naturale. Nasce così Mimesis, mostra bipersonale che mette in dialogo il designer olandese Onno Adriaanse e l’artista italiana Valeria Vaccaro, chiamati a confrontarsi con un tema che richiede sensibilità materica, visione plastica e disciplina progettuale.
Mimesis, quando il design non copia la natura ma ne interpreta i processi
Il punto più interessante della mostra sta proprio nel modo in cui il riferimento alla natura viene trattato. Non c’è alcuna volontà illustrativa, né la ricerca di una decorazione organica di superficie. Qui la natura agisce come principio costruttivo: è crescita, adattamento, stratificazione, metamorfosi. Gli oggetti sembrano nascere da questa logica, come se il progetto si fosse lasciato attraversare da una dinamica viva invece di imporre una forma chiusa e definitiva.
Dilmos porta avanti così una visione del design che non separa funzione e immaginazione. La mostra diventa uno spazio in cui osservare come il gesto progettuale possa restituire densità poetica alla materia, senza rinunciare a rigore e leggibilità.
Un allestimento che trasforma la galleria in un paesaggio immersivo
A rafforzare questa lettura contribuisce l’intervento di Verderame, che costruisce per la galleria un allestimento capace di agire come estensione concettuale delle opere esposte. Lo spazio viene attraversato da presenze botaniche scultoree, tra elementi sospesi e volumi che si sviluppano a terra, fino a generare una sorta di paesaggio interno.
La struttura metallica, essenziale e quasi diagrammatica, accoglie una vegetazione composta da amaranto stabilizzato e foglie di bugania, dando forma a una scenografia che non invade gli oggetti ma li accompagna. La galleria si trasforma così in un ambiente di soglia, in equilibrio tra artificio e suggestione naturale.
Onno Adriaanse e Hedera, il mobile come organismo in espansione
Nel percorso di Onno Adriaanse, la natura entra nel progetto attraverso l’idea della crescita. La collezione Hedera si sviluppa infatti come un sistema di arredi che sembrano espandersi nello spazio seguendo una logica ramificata, quasi vegetale. L’ispirazione nasce dall’osservazione delle piante rampicanti e della loro capacità di aderire, trasformarsi, trovare nuove direzioni.
Tradotta in termini progettuali, questa intuizione prende forma in una famiglia di pezzi realizzati in legno massello di noce e di acero, a cui si aggiunge per la prima volta il vetro, materiale che introduce una nuova dimensione percettiva all’interno della ricerca del designer. Il confronto tra opacità e trasparenza, massa e leggerezza, rende la collezione più articolata e approfondisce il carattere organico dei volumi.
Tra tavolo, scrivania e lampada: la crescita diventa linguaggio domestico
Hedera si articola in una serie di arredi che strutturano l’ambiente in modo netto: tavolo da pranzo, scrivania con sedia, credenza, cabinet e lampada da terra. In ciascun pezzo, la forma sembra trattenere un movimento interno, come se l’oggetto stesse ancora evolvendo. Non è un design biomorfico in senso illustrativo, ma una ricerca che usa il lessico della natura per costruire tensioni tra ordine e sviluppo spontaneo.
Il cabinet verticale, ad esempio, lavora per accumulo e slancio; la credenza a parete introduce una crescita orizzontale più controllata; il dining table mette in scena un rapporto calibrato tra base lignea e piano in vetro satinato; la scrivania, con il vetro bronzato opaco, porta la ricerca di Adriaanse verso una maggiore sottigliezza visiva. Anche la lampada da terra conserva questa impostazione: la struttura si apre come un sistema di rami astratti che sorreggono la luce senza perdere compattezza formale.
Valeria Vaccaro e Ossimoro, quando il marmo cambia identità
Se Adriaanse lavora sul comportamento della crescita, Valeria Vaccaro concentra la propria ricerca sulla contraddizione percettiva. Con Ossimoro, l’artista porta nel design una pratica maturata nell’ambito dell’arte contemporanea: intervenire sul marmo bianco di Carrara con inchiostri e trattamenti pittorici fino a fargli assumere l’aspetto del legno.
Il punto non è la simulazione fine a sé stessa, ma la costruzione di una frizione visiva e mentale. Il marmo, simbolo di durata, peso e permanenza, si offre qui come materia ambigua, attraversata da venature, nodi, segni combusti e patine che evocano una superficie vissuta, fragile, quasi organica. L’oggetto resta pienamente se stesso, ma appare altro. È in questo scarto che la collezione trova la propria forza.
Specchi, mensole, tavolini e libreria: la poetica dell’ambiguità materica
La collezione comprende un trittico di specchi, una serie di mensole, due tavolini, una libreria e una consolle. Tutti i pezzi condividono la stessa tensione tra stabilità e apparenza, tra consistenza minerale e memoria lignea.
Gli specchi inseriscono il tema del riflesso dentro una cornice scultorea che richiama sezioni di tronco; le mensole emergono dalla parete come frammenti naturali fossilizzati; i tavolini mettono in relazione il marmo trattato con il vetro bronzato, accentuando il contrasto tra gravità e sospensione; la libreria, con la sua struttura in ferro laccato, porta la collezione verso una scala più architettonica e si presta anche come divisorio nello spazio. La consolle, infine, lavora per verticalità e ritmo, facendo apparire il piano in vetro quasi sospeso sopra una serie di elementi cilindrici che ricordano tronchi attraversati dal tempo.
All’interno del percorso trova posto anche Mimesis Café, concepito come zona di incontro e conversazione. La presenza dei sistemi modulari di Lehni e delle sedute La Michetta di Gaetano Pesce per Meritalia porta la convivialità dentro il racconto espositivo.
Milano Design Week 2026
Dilmos
Via San Marco 1, Milano
20 – 26 aprile
10:00 – 20:00
credit image by Press Office – photo by Eller Studio/Francesco Marano











