Ermanno Scervino autunno inverno 2026 2027, Mariacarla Boscono racconta il rigore sensuale della collezione
• La campagna autunno inverno 2026 2027 di Ermanno Scervino ha come protagonista Mariacarla Boscono, fotografata da Mikael Jansson.
• La collezione intreccia forme ispirate all’abbigliamento da campo, verde loden, tagli strutturati, pizzo, organza, raso e trasparenze.
• Tra gli accessori emergono la borsa Amanda, la pochette Fiocco, il mocassino arricciato, la mule con fiocco in raso e il texano trasformato in scarpa bassa.
Ermanno Scervino costruisce l’autunno inverno 2026 2027 come un confronto tra disciplina e abbandono. La campagna con Mariacarla Boscono traduce questa tensione in immagini sospese tra architettura rinascimentale, luce, rigore sartoriale e sensualità trattenuta.
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La collezione Ermanno Scervino autunno inverno 2026 2027 nasce dentro una dialettica molto precisa: sperimentazione e artigianato, ricerca e memoria, sensualità e controllo. La campagna amplifica questa visione scegliendo Mariacarla Boscono come volto di una donna contemporanea che abita lo spazio con intensità misurata. Fotografata da Mikael Jansson, con styling di Anastasia Barbieri, make-up di Karin Westerlund e hair di Louis Ghewy, la modella attraversa interni sontuosi, colonnine, velluti, arazzi e geometrie di una villa rinascimentale.
Il racconto visivo è fortemente legato a Firenze, con i suoi giardini all’italiana, la luce come elemento architettonico e l’ordine delle proporzioni che diventano la cornice ideale per una collezione che lavora sullo stesso principio: contenere la forza senza spegnerla, disciplinare la materia lasciandole una possibilità di fuga.
La campagna trasforma la villa rinascimentale in una scena contemporanea
La campagna autunno inverno 2026 2027 avvicina la silhouette di Mariacarla Boscono alle geometrie di una villa rinascimentale. La moda di Ermanno Scervino qui entra in rapporto con colonne, parapetti, velluti, arazzi e giardini. Il corpo della modella diventa una presenza grafica dentro uno spazio carico di memoria, dove ogni superficie amplifica il contrasto tra passato e contemporaneità.
La superficie nera del coccodrillo lucido, usato per una gonna dalla severità seducente e per la borsa Amanda, interrompe la sontuosità degli interni come un segno netto. Lo stivale dalla punta affilata e dal tacco altissimo si appoggia alla struttura architettonica, mentre il giardino oltre il parapetto sembra quasi rovesciato, osservato in negativo. È un’immagine che restituisce bene il linguaggio di Scervino: il lusso non è statico, ma attraversato da tensione.
Mariacarla Boscono incarna una femminilità intensa e controllata
Mariacarla Boscono con il suo volto e la sua postura portano nella campagna una femminilità magnetica, costruita su intensità, misura e presenza. La donna Scervino infatti non ha bisogno di sovraesporre la propria sensualità. La lascia filtrare attraverso una gonna di raso, un passaggio di pizzo, una trasparenza, una postura.
La luce segue i suoi gesti e diventa parte della costruzione narrativa. Sfiora il loden, attraversa il pizzo come dentro una lanterna, scompone il denim maschile e rende visibili le stratificazioni della collezione. Ogni immagine sembra trattenere un gesto appena prima o appena dopo il suo compimento.
La collezione nasce dall’incontro tra uniforme e sottoveste
La collezione autunno inverno 2026 2027 si apre con due grammatiche apparentemente opposte. Da una parte la solidità delle forme ispirate all’abbigliamento da campo: verde loden, chiusure precise, tagli strutturati, volumi controllati. Dall’altra la grazia più intima della sottoveste: rosa, tabacco, trasparenze, pizzo, organza, raso e chiffon.
Questa tensione non produce una divisione netta, ma una coabitazione. È la stessa donna, osservata da prospettive diverse. Può indossare un cappotto militare e custodire sotto un’altra storia, più fragile, più privata, meno decifrabile. Il rigore dell’uniforme viene abitato dall’interno, trasformato da materiali che sfuggono al controllo: organza, macramè d’oro, cristalli, pizzo, chiffon.
Il verde loden dà struttura alla stagione
Il verde loden è uno dei colori chiave della collezione, perché porta immediatamente dentro un immaginario di rigore, campagna, funzione e protezione. Non è usato come semplice tonalità militare, ma come base cromatica per costruire capi che parlano di disciplina formale. Cappotti, riding-coats, mantelle e chiusure precise diventano elementi di un guardaroba forte, ma non chiuso.
La sua forza sta nel contrasto con le parti più intime della collezione. Il verde loden accanto al pizzo, alla sottoveste, allo chiffon rosa corallo o alle trasparenze non perde autorità, ma cambia significato. Non è più solo colore dell’uniforme. Diventa sfondo su cui si misura la fragilità, una superficie compatta attraversata da qualcosa di più sensuale e imprevedibile.
Il pizzo attraversa la costruzione e ne cambia il carattere
Il pizzo ha un ruolo fondamentale perché introduce una sensualità non esplicita, spesso nascosta dentro o sotto la struttura. Il car-coat sembra scolpito nella maglia, ma all’interno è sorretto da un velo di pizzo. Questo dettaglio racconta molto della stagione: la seduzione non sta sulla superficie più immediata, ma nel punto in cui il capo rivela un secondo livello.
Scervino usa il pizzo come elemento architettonico e emotivo. Può attraversare la luce, affiorare da uno spacco, sostenere una costruzione, ammorbidire un volume o creare una trasparenza controllata. Non è un segno romantico fine a se stesso. È il materiale che mette in crisi la rigidità, che introduce respiro dentro la forma, che permette al rigore di essere sorpreso.
Il denim assume la memoria del donegal tweed
Uno dei passaggi più interessanti della collezione è il lavoro sul denim. Non viene trattato come tessuto casual, ma come materia nobile, capace di assumere una profondità quasi sartoriale. La trama riprende la struttura del donegal tweed, con punti di luce irregolari e un peso visivo che richiama la lana. Il denim viene tagliato con la stessa precisione dei soprabiti e aperto su interni di seta e pizzo. Ciò che sembra quotidiano diventa prezioso. Ciò che appartiene al guardaroba maschile si lascia attraversare da interni più intimi.
Le trasparenze rendono il rigore più complesso
Organza, chiffon, macramè d’oro e cristalli introducono nella collezione una leggerezza che non cancella la costruzione. I boxer da uomo in organza trasparente sono una dichiarazione poetica: un capo legato a un codice maschile e domestico viene trasformato in materia impalpabile, fragile e visibile. La trasparenza qui è sovversione del significato.
Allo stesso modo, il macramè d’oro punteggiato di cristalli sfugge dagli spacchi, mentre le gonne, gonfiate da centinaia di nervature, si aprono con un’ampiezza improvvisa. Il rigore non viene abbandonato. Viene attraversato da qualcosa che non si lascia contenere.
La leggerezza nasce da una ricerca tecnica sui tessuti
Ermanno Scervino lavora sui tessuti come un alchimista. Le pellicce sono assemblate ad intarsio sollevato, il double diventa “piuma” in capi spalla costruiti ma leggerissimi, le superfici apparentemente massicce rivelano una natura aerea. È un modo di fare moda che indaga la trasformazione della materia.
Questa ricerca è centrale nella stagione: un cappotto può sembrare solido ma muoversi con sorprendente facilità. Una giacca può essere costruita come una camicia. Una pashmina può non pesare nulla e al tempo stesso disegnare una struttura. Il capo non dichiara subito il proprio segreto tecnico, ma lo lascia percepire nel movimento.
La memoria delle case di un tempo entra nella collezione
Accanto alla grammatica dell’uniforme e della sottoveste, la collezione introduce una terza voce, più silenziosa. È l’eleganza delle case di un tempo, dei cassetti profumati, dei gesti lenti e dei tessuti custoditi. Il visone tessile ai polsi del peacoat di astrakan, il leopardo sopra la sottoveste, lo chiffon rosa corallo bordato di pizzo paglierino e l’abito da sera con il ricordo inciso di un bouquet costruiscono una dimensione più intima e memoriale.
Questi elementi introducono nostalgia. Sono tracce, piccoli frammenti di vita domestica e femminile, trasformati in alta moda. La memoria così diventa materia, profumo, bordo, dettaglio, superficie.
Riding-coats e mantelle costruiscono volumi controllati
I riding-coats e le mantelle sono tra i capi che meglio esprimono la parte strutturata della collezione. Costruiscono volumi precisi, controllati, capaci di occupare lo spazio con autorità. L’immaginario equestre e militare viene però privato della sua rigidità originaria. Scervino non celebra l’uniforme. La abita, la modifica, la svuota dall’interno e la lascia attraversare da elementi più sensuali.
La mantella, in particolare, porta con sé un’idea di gesto ampio, quasi teatrale, ma resta governata dalla precisione del taglio. Il riding-coat conserva la sua disciplina, ma cambia temperatura quando incontra organza, macramè, cristalli o interni di seta. La collezione lavora proprio su questi slittamenti: nulla resta fermo nel proprio codice iniziale.
Le borse Amanda e Fiocco, gli accessori
Gli accessori hanno un ruolo decisivo. La borsa Amanda, morbida e a forma di secchiello rovesciato, entra anche nella campagna in coccodrillo lucido nero, diventando un segno grafico netto dentro gli interni sontuosi. Nella collezione, Amanda e la pochette Fiocco si vestono di cocco stampato tabacco e verde loden, pitone bicolore, astrakan nero e glitter.
Anche le scarpe seguono il principio della trasformazione. Il mocassino arricciato, la mule con fiocco in raso e il texano che perde il gambale e diventa scarpa bassa a punta raccontano un guardaroba in cui ogni codice viene riletto. Il mocassino porta con sé un’idea di maschile e quotidiano, ma l’arricciatura lo rende più morbido e meno prevedibile. La mule con fiocco in raso richiama una femminilità più intima e teatrale.
Il texano trasformato in scarpa bassa è forse il pezzo più interessante, perché conserva la punta e l’attitudine, ma cambia completamente funzione e silhouette. È un accessorio che parla di sottrazione: togliere il gambale e portare il western in un territorio più urbano e sofisticato.
Tra gli accessori più narrativi compare anche la borsa a rete, portata a braccio come chi fa spese tra luoghi d’abitudine e non ha ancora finito.
credit image by Press Office – photo by Ermanno Scervino











