Escape Plan 2 Ritorno all’Inferno 2018: il ritorno di Sylvester Stallone e della Breslin Securities

Uscirà al cinema il 22 Agosto, Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno, che vede nuovamente Sylvester Stallone vestire i panni di Ray Breslin, maestro nel collaudare prigioni di massima sicurezza. Guarda il trailer e tutte le immagini su Globe Styles

Uscirà al cinema il 22 Agosto, Escape Plan 2 – Ritorno all’Inferno, che vede nuovamente Sylvester Stallone vestire i panni di Ray Breslin, l’ingegnere civile che nel prequel di successo Escape Plan – Fuga dall’Inferno diventava un maestro nel collaudare prigioni di massima sicurezza.

In questo nuovo capitolo del franchise, l’attore americano e la sua squadra della Breslin Securities, un team super addestrato e qualificato, salvano vittime innocenti da situazioni estremamente difficili.

Per la squadra di sicurezza guidata da Breslin non ci sono fortezze, tunnel o ostacoli che tengano. Ray Breslin (Sylvester Stallone) è un ingegnere strutturale trasformatosi in eroe mercenario e la sua esperienza nel collaudo delle vie di fuga sembrava essere arrivata al termine quando era stato tradito e rimasto intrappolato nella “Tomba”, la prigione dalle pareti di vetro.

Ma dopo aver dimostrato che nemmeno la Tomba può fermarlo, Ray si fa ben pagare il suo lavoro insieme a una squadra di prim’ordine: Hush, il mago della tecnologia (Curtis Jackson alias 50 Cent); Jules St. John, la lady della diagnostica (Lydia Hull); Shu, esperto di arti marziali (Xiaoming Huang); Abigail Ross, fidato vice di Ray (Jaime King); e le nuove reclute Luke Walken (Jesse Metcalfe) e Jasper Kimbral (Wes Chatham).

In giro però ci sono molte persone malvagie, alcune di queste in luoghi inaspettati dove riescono a dare vita a orrori inimmaginabili. Quando Yusheng (Chen Tang), ricco magnate delle comunicazioni satellitari e cugino di Shu, chiede a quest’ultimo di lavorare per lui come guardia del corpo, entrambi vengono rapiti e finiscono nell’Ade, un carcere sotterraneo simile a uno zoo, dove al posto degli animali ci sono uomini d’affari, spie, criminali e politici, rapiti e costretti a combattere in un’arena con recinzione elettrica che cambia continuamente forma. Anche Kimbral si trova lì e presto li raggiunge Luke.

Yusheng, Shu e gli altri detenuti – fra cui Akala (Tyron Woodley), un rude soldato nigeriano, e un trio di hacker composto da Moe, Larry e Curly (Tyler Jon Olson, Shea Buckner e Vincent Young) – sono ostaggi del “guardiano dello zoo” di Ade, un personaggio misterioso che costringe i suoi “animali” imprigionati a farsi a pezzi, obbligandoli a cedere importanti informazioni aziendali che vengono poi vendute al miglior offerente.

Ray scopre dove si trova Shu e chiede aiuto al suo amico ed ex rivale Trent Derosa (David Bautista), un mercenario grande e grosso specializzato nel recupero degli ostaggi con l’aiuto di Bug (Pete Wentz), il suo fornitore di armi. Per portare in salvo la sua squadra e liberare Yusheng dall’oscura congrega di strozzini, Ray deve entrare nell’Ade che, come il suo corrispettivo mitologico, è noto come il regno dei morti da cui si dice che, una volta entrati, non si faccia più ritorno…

RITORNO A ESCAPE


Gli eroi dei film d’azione escono da situazioni estremamente difficili e questo piace agli spettatori. Quando è arrivato il momento di ritrovare Ray Breslin e il suo team della Breslin Securities, gli attori e la troupe di ESCAPE PLAN 2 sono stati subito pronti e disponibili a portare la storia di Ray in una nuova arena con nuovi alleati, per metterli di fronte a pericoli ancora più tremendi.

“L’idea di essere intrappolati in un posto e tentare di uscirne è interessante e divertente, per il pubblico è una sorta di puzzle”, commenta Sylvester Stallone. “Alla fine del primo Escape Plan, abbiamo lasciato il mio personaggio e quello di Arnold Schwarzenegger su una spiaggia. Volevo vedere come continuava la storia e ESCAPE PLAN 2 è un nuovo capitolo e prosegue in modo naturale”.

Questa volta Ray Breslin si è circondato di eccellenti collaboratori. Grazie alle loro abilità, Hush, Jules, Shu, Abigail, Luke e Jasper sono in grado di aiutare Ray a tirare fuori le vittime da pessime situazioni. Ma ciò non significa che il loro capo non si sporchi le mani, e quando la cattiva sorte si abbatte sulla Breslin Securities, Ray è nella mischia insieme a tutti gli altri.

“In genere Ray delega il lavoro alla sua squadra, si è attorniato di collaboratori più giovani ed è un vero mentore”, spiega Stallone. “Poi però viene coinvolto da quello che sta succedendo nell’Ade e ci ricasca. È un classico punto di svolta”. “Ci sono i ragazzi della Breslin Security che credono di sapere tutto, ma poi le cose si mettono male, ed è qui che entra in gioco la grande esperienza di Ray”, prosegue Stallone. “È in atto una sorta di conflitto generazionale, e questi nuovi personaggi capiscono quanto sia difficile portare il peso di tutto”.

Il regista Steven C. Miller è stato colpito dal carattere di “classico moderno” della prima avventura di Ray Breslin, che lo ha ispirato a provare qualcosa di nuovo e di estremo con ESCAPE PLAN 2.

Un contemporaneo che guarda al futuro, per questo era necessario che l’Ade avesse un’atmosfera semi-futuristica e che le immagini luminose e chiare del primo film lasciassero posto a uno stile oscuro, neotecnologico, da noir distopico, ispirato ad alcuni dei film preferiti di Miller, fra cui i capolavori di Ridley Scott come Blade Runner e Alien.

Pensavo che il primo Escape Plan fosse così luminoso di proposito. La storia del sequel è molto più cupa e questa tavolozza visiva sembrava la strada giusta”, spiega Miller. “Un’immagine più scura sembra più realistica, ed è comunque lo stile che preferisco”.

La co-star Xiaoming Huang osserva che in ESCAPE PLAN 2 le scene di combattimento hanno un sapore internazionale, e il celebre attore cinese, eroe d’azione del cinema moderno, era più che pronto per questo. “Le scene d’azione sono molto più intense e sono state una grande sfida”, dice Huang. “Nel film c’è poi una sola scena in cui faccio Wing Chun [uno stile di Kung Fu tradizionale che consiste in un combattimento a distanza ravvicinata]. Mi sono allenato molto per questa scena, perché è uno stile di combattimento più veloce, ed è necessario fare attenzione e prendere precauzioni. Ho cercato di usare tutto il tempo che avevo per allenarmi e superare i miei limiti, impegnandomi per arrivare alla miglior interpretazione possibile”.

Per Dave Bautista il ritorno nel mondo di Escape Plan sarà divertente anche perché renderà gli spettatori parte della squadra.

“Quando fai un film come questo, riconosci quali sono gli elementi di fantasia e le parti che non sembrano completamente realistiche, e le affronti con senso dell’umorismo”, dice Bautista. “Lo spettatore lo sa e non gli importa di sospendere l’incredulità finché è coinvolto. Penso che in film come questo è proprio qui che entra in scena la leggerezza della commedia, e in questo Sly è un genio perché sa esattamente dove e come mettercela. Il film deve rimanere un thriller d’azione, ma è importante seminare indizi su quegli elementi inverosimili che garantiranno l’intrattenimento. È una storia piena di azione e c’è una grande alchimia tra il cast e i personaggi interpretati. Se il cast è affiatato sembra tutto reale e il pubblico viene catturato dalla storia. È questo che rende i film divertenti”.

L’UOMO CON UN PIANO


Come ogni squadra che si rispetti, anche gli attori di ESCAPE PLAN 2 avevano bisogno di un leader carismatico. E non potevano averne uno migliore di Sylvester Stallone.

“È straordinario vederlo mentre gira una scena di combattimento e dirigerlo mentre lotta, tira pugni, ti ci perdi davvero”, aggiunge Miller. “Sa esattamente dove deve stare la macchina da presa e capisce quale deve essere il ritmo del film. Si sforza di dare il più possibile il suo contributo e dà sempre il cento per cento”.

Per Bautista il lavoro con Stallone lo ha messo faccia a faccia con l’uomo che lo ha ispirato molto tempo prima che diventasse campione mondiale di wrestling, stimato artista di arti marziali miste e attore di successo. “Tutti vogliono lavorare con Sylvester Stallone, anche per potersene vantare!”, commenta entusiasta. “È un’icona di Hollywood, una leggenda. Sono sempre stato un suo fan. Sono nato nel 1969 e crescendo mi sono molto appassionato ai film d’azione degli anni Ottanta. Questi film mi hanno influenzato molto e continuo a rivedere quelli di Stallone con grande piacere. Film e personaggi come Rambo e Rocky Balboa ci hanno regalato emozioni vere. Mi hanno toccato delle corde”.

Bautista confessa che non riusciva a non sentirsi elettrizzato, durante le riprese di ESCAPE PLAN 2, quando è arrivato il momento di girare con Stallone. “La prima scena che abbiamo girato insieme è stata una breve conversazione in una macchina. Una delle prime cose che gli ho detto è stata: ‘Senti, non voglio fare il fan assillante… Mi terrò tutte le domande per un’altra volta’”, ricorda. “Poi però, prima ancora di uscire dalla macchina, non sono riuscito a trattenermi: ho iniziato a parlargli della prima volta che ho visto Rocky, di come mi avesse cambiato la vita e di cosa significasse per me, e poi di alcune emozionanti scene drammatiche del primo Rambo del 1982. Lui ha cominciato a raccontarmi del film e il bello è che mi ha raccontato tutti i retroscena dei film che ha fatto. È stato un momento fantastico!”.

LA SQUADRA DELLA BRESLIN SECURITY: PRONTI E CARICHI


Se la squadra di ESCAPE PLAN 2 ha nutrito profonda stima per Stallone, lui ha saputo riconoscere quanto fosse importante ogni singolo anello di questa catena e quanto fosse solida la comprensione dei personaggi.

Il primo della lista è stato Xiaoming Huang. che interpreta Shu, maestro di arti marziali. All’inizio della storia, con le sue abilità e il suo dono dell’ubiquità è presentato come uno degli elementi letali nello schieramento della Breslin Security, e la sua lealtà è fondamentale. Ma quando il suo destino incontra quello di suo cugino Yusheng – ed entrano in collisione legami di sangue, paura e ferocia – Shu deve attingere sempre di più a tutte le sue risorse per sopravvivere.

“Fare questo film è stato come giocare a una versione live-action di un gioco cinese chiamato Go with Sylvester Stallone, davvero spettacolare”, commenta entusiasta Huang. “Shu, il mio personaggio in ESCAPE PLAN 2, è un uomo di ferro”, dice Huang. “È un esperto di combattimenti e maestro di Wing Chun e quindi ho dovuto dedicare molto tempo all’allenamento fisico e alla pratica delle arti marziali. Si vede che è un uomo duro e così dovevo sembrare forte. Per fortuna mi ero esercitato molto, e mi è andata bene! In realtà però Shu ha anche un cuore tenero. Anche se dall’esterno sembra spietato, tiene molto a Ray Breslin, ai membri della sua squadra e a suo cugino. Il suo è un cuore grande”.

L’entrata di Bautista nella saga di ESCAPE PLAN è stata accolta con grande rispetto per la sua reputazione e il suo talento. “Trent Derosa è un personaggio nuovo e piuttosto speciale”, dice Stallone a proposito del personaggio di Bautista. “È una minaccia sia dal punto di vista fisico che mentale, così come Ray Breslin. All’inizio i due sono in un rapporto di antagonismo, ma hanno caratteristiche complementari. Sono della stessa razza e finiscono per formare una buona accoppiata”.

Dice Bautista: “Trent è una specie di sostegno per Ray. Si rispettano a vicenda ma tra loro c’è anche una sana competizione, perché lui fa un lavoro simile a quello di Ray, ma in modo leggermente losco; è un tipo simpatico ma un po’ ambiguo. Trent infrange le regole più di quanto non faccia Ray e lavora per il miglior offerente. Quando sono entrato nel progetto ho parlato con Steven Miller del personaggio, poiché pensavo che Trent dovesse essere più venale. Ray ha una morale, mentre Trent pensa solo ai soldi”.

Pete Wentz, bassista e autore dei testi dei Fall Out Boy, band pop-punk nominata ai Grammy, interpreta Bug, nome più che mai azzeccato per il contatto di Trent Derosa che, oltre alle informazioni e ai mezzi tecnologici, ha accesso a molte altre cose.

“Bug è un nerd che rifornisce Trent di armi”, spiega Wentz. “Quello che mi piace di lui è che non è un tipo risoluto. È uno sfigato che passa il suo tempo in una specie di tana buia, ma dietro la libreria tiene una cassa piena di armi. Penso che quando sei un tipo imbranato – o gli altri ti vedono così – spesso puoi fare cose di cui le persone non si accorgono. Sì, è da fichi riuscire a evadere da un carcere, ma a volte per farcela c’è bisogno di tipi come Bug! Riesco a entrare in sintonia con quel mondo di nerd rintanati, in fondo è la vita che vorrei”, commenta Wentz.

LA PROGETTAZIONE


Per il regista Steven C. Miller, grande appassionato di fantascienza noir, ESCAPE PLAN si è rivelato una grande palestra e si è sforzato di rendere questo thriller d’azione diverso dal precedente, offrendo al pubblico un’inaspettata scossa di adrenalina a livello visivi e tematico.

Il direttore della fotografia Brandon Cox, che aveva già lavorato con Miller su Arsenal e I predoni, e che ha curato anche lo stile visivo di First Kill, Inconceivable e Bus 657, afferma che la sua esperienza dietro la macchina da presa si è ben accordata all’idea di Miller.

“È un’atmosfera più buia. Steven è un grande fan di Ridley Scott e di Blade Runner, – che di certo è il miglior film di fantascienza che sia mai stato fatto – di Alien e di altri suoi film”, dice Cox. “Volevamo dare un tocco nervoso e scuro e usare dei neon. Abbiamo mescolato tutto, ho provato un sacco di fonti di luce diverse nelle varie location, e con Steven abbiamo deciso di fare molte riprese con la camera a mano, che piace molto a entrambi.
Sembra più un film di fantascienza che di azione, ma sono molte le sfaccettature, anche se tutto risulta coerente. E con il livello di saturazione del colore che abbiamo scelto è stato un gioco da ragazzi. C’è una grande atmosfera e colori con tonalità molto precise”.

Il progetto della prigione Ade si è rivelato molto complesso, ma proprio come Ray Breslin e il suo team, anche Miller e la troupe hanno trovato il modo di abbattere gli ostacoli e trovare nuovi percorsi.

“Uno degli aspetti più impegnativi di ESCAPE PLAN 2 è stato capire come realizzare l’Ade”, afferma lo scenografo Niko Vilaivongs. “Questa prigione sotterranea è composta da molti livelli e volevamo provare a combinarli in un progetto che risultasse coerente, in modo che il pubblico non si perdesse. Così abbiamo pensato a più ambienti completamente diversi fra loro, in modo da permettere di capire dove ci si trova”.

“Io e Nico abbiamo lavorato molto per capire quale dovesse essere la struttura”, racconta Miller. “Abbiamo ragionato molto su Ade, su che aspetto dovesse avere e su come rendere l’impatto visivo dello zoo. Tutto il set della prigione è stato costruito in un teatro di posa, in modo da poter cambiare le cose man mano che lo scenario di Ade si trasformava e a seconda delle situazioni che i personaggi dovevano affrontare. Potevamo spostare le pareti o rimuoverle e ottenere angolazioni che altrimenti sarebbero state impossibili”.

Ma per la realizzazione di Ade i filmmaker si sono ispirati anche alla mitologia. “Per arrivare ai bozzetti mi sono spinto un po’ più a fondo nella mitologia”, spiega Vilaivongs. “Ade doveva essere sottoterra, non solo perché era previsto dalla sceneggiatura, ma anche per le stesse origini di questo nome legato all’Inferno. All’interno della prigione c’è poi un ambiente ispirato a Poseidone e uno a Zeus, fratelli del dio Ade secondo la mitologia greca. Ho preso quello che piaceva a Steven come estetica, l’ho mescolato ‒ quasi mettendo la sceneggiatura in un frullatore ‒ ed è saltato fuori l’Ade”.

Nell’Ade troviamo anche un personaggio di cui Miller non ignorava l’importanza: un robot che cura i prigionieri dopo le sanguinose battaglie a cui sono costretti. A partire dalla sua concezione iniziale, il progetto per realizzarlo si è evoluto in qualcosa di straordinario.

“In realtà nella sceneggiatura non c’era un robot, ma una sorta di braccio attaccato a un muro che curava i combattenti”, spiega Miller. “Ma visto che stavamo facendo un film su una prigione dall’atmosfera fantascientifica pensavo che in quel tipo di estetica fosse necessario inserire qualcosa di più incisivo. Mi piacciono molto i robot, così come al pubblico, e quindi ho voluto che fosse una creatura robotica a occuparsi dei prigionieri feriti”, aggiunge Miller. “Volevo realizzare questo medico-robot con effetti pratici e non al computer. Volevo che si potesse sentire davvero”.