Etro Flux primavera estate 2026: la campagna tra arte, natura e upcycling

Etro Flux è la campagna primavera estate 2026 della Maison: un mondo surreale sospeso tra organico e teatrale, nato dal dialogo tra Marco De Vincenzo e lo Spatial Artist & Designer David Curtis-Ring. Set materici costruiti con tessuti d’archivio recuperati rendono omaggio all’etica circolare del brand. Tra sfondi tropicali e luce filtrata, sfilano maxi-dress con ruches, maglieria e giacche nei toni della terra; borse e gioielli compaiono come “fioriture” nel paesaggio.

Un’utopia onirica dove i tessuti respirano

Etro Flux primavera estate 2026

photo by Etro

La nuova campagna primavera estate 2026 di Etro ha il ritmo di un sogno a occhi aperti: “Etro Flux” nasce come un racconto in movimento, in cui le stampe e i tessuti iconici della Maison si trasformano in un linguaggio cangiante, vitale, quasi pulsante. La campagna immagina una realtà sospesa, tra natura e rappresentazione, dove l’organico incontra il teatro e la materia diventa narrazione.

L’idea non è quella di ambientare la collezione “dentro” un set, ma di farla interagire con un ecosistema visivo che la rispecchia. Tutto scorre: colori, superfici, ombre, volumi. E proprio in questo scorrere la collezione acquisisce una dimensione più sensoriale, come se i capi fossero parte del paesaggio, e non semplici presenze davanti all’obiettivo.

Un dialogo creativo: Marco De Vincenzo incontra David Curtis-Ring

Il cuore del progetto è una conversazione, e non una semplice collaborazione. “Etro Flux” prende forma dall’incontro tra il Direttore Creativo Marco De Vincenzo e lo Spatial Artist & Designer David Curtis-Ring, chiamato a tradurre in scenografia l’estetica metamorfica della collezione.

David Curtis-Ring costruisce paesaggi multisensoriali che rendono tangibile la vocazione mutevole dell’universo Etro: superfici che sembrano vive, elementi materici che si sovrappongono, volumi che suggeriscono un altrove. L’effetto è quello di un mondo surreale ma credibile, dove la fantasia resta ancorata alla fisicità dei materiali. In questa cornice, l’abito non è soltanto “indossato”: è parte di un ambiente che lo accoglie e lo amplifica.

Set materici e tessuti d’archivio: l’etica circolare come pratica estetica

Uno dei punti più interessanti della campagna è il modo in cui l’immaginario visivo si lega a un gesto concreto: il recupero. Le scenografie nascono da un processo che dà nuova vita a tessuti d’archivio, in continuità con l’etica circolare che ha caratterizzato i progetti di upcycling di Etro.

Qui l’archivio non è nostalgia, ma materia attiva. Il tessuto recuperato diventa superficie scenica, elemento architettonico, trama da attraversare con lo sguardo. È un modo di far parlare la memoria del brand senza musealizzarla, mettendola in dialogo con la contemporaneità. E, soprattutto, è un modo di far coincidere estetica e responsabilità: la bellezza non è separata dal metodo con cui viene costruita.

Tropicale e tattile: quando la luce disegna i volumi

La campagna si muove su uno sfondo tropicale, punteggiato da scorci soleggiati, con una ricchezza tattile che si percepisce anche a distanza. L’insieme racconta un’eleganza moderna legata alla maestria artigianale: si sente la mano, si immagina la consistenza, si intuisce la stratificazione.

In “Etro Flux” la luce è un ingrediente di styling. Filtra, rimbalza, accarezza le superfici, rende leggibili le texture. Il set non è un semplice ambiente “esotico”: è un dispositivo visivo che valorizza la qualità materica dei capi e la loro capacità di cambiare tono in base all’illuminazione.

Silhouette leggere e fluidità: maxi-dress, maglieria, giacche nei toni della terra

La narrazione porta in primo piano silhouette eteree e fluide che richiamano la flora circostante. Tra i protagonisti compaiono maxi-dress con ruches, maglieria e giacche nei toni della terra: una scelta cromatica che dialoga con l’ambiente e con la dimensione organica della campagna.

Le texture leggere e le stratificazioni nomadi raccontano una collezione pittorica, pronta a mutare senza perdere coerenza. È una fluidità che non riguarda solo le linee, ma anche il modo in cui i capi si sovrappongono e convivono: strati che non appesantiscono, ma costruiscono profondità. Il risultato è un guardaroba che sembra muoversi insieme a chi lo indossa, seguendo un ritmo naturale, mai rigido.

Accessori come “fioriture”: borse e gioielli dentro il paesaggio

In questa utopia onirica, borse e gioielli non arrivano come semplice completamento del look: emergono come fioriture spontanee. Appesi ai rami, adagiati tra foglie giganti, quasi nascosti dentro la vegetazione, gli accessori diventano parte della scena e partecipano alla stessa logica metamorfica della collezione.

La campagna è firmata dal fotografo Dario Catellani e vede come modelli Sandra Murray, Luana Guimaraes e Ante Padovan.

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credit image by Press Office – photo by Etro

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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