Etro Loop Forward: collezionare segni, intrecciare mondi
Marco De Vincenzo costruisce la collezione donna Etro autunno inverno 2026 in un moto circolare: segni riconoscibili tornano e si ricombinano in un dialogo tra flou, stampe e suggestioni british. Tartan, paisley e foulard a trompe l’oeil convivono con bestiari, stemmi ingranditi, bordi di piume e bagliori di paillette. La palette mescola neutri organici, gialli, blu e un nero pieno. Gli accessori chiudono il racconto: stivali robusti, sandali con maxi fibbie, sabot suede con Birkenstock e borse morbide ricamate.
Etro loop forward nasce da un’idea semplice e potente: la lingua di Etro Donna per l’autunno inverno 2026 non procede in linea retta, ma gira su se stessa. È un sistema di elementi raccolti in un viaggio lungo, fatto di incontri, deviazioni, ritorni. Si riparte da dove ci si era fermati, eppure l’insieme non torna mai identico: cambiano le proporzioni, le sovrapposizioni, i contrasti. La collezione vive proprio in questo scarto: riconoscibile, ma mai prevedibile.
Marco De Vincenzo lavora per continuità e per accumulo
Marco De Vincenzo compone una partitura in cui alcuni segni restano costanti: il flou, la centralità delle stampe, i rimandi al guardaroba maschile e formale di ascendenza britannica, un nomadismo che non è travestimento ma postura mentale. La stagione mette a fuoco una parola chiave, l’“Etrosità”, intesa come gesto del collezionare cose ed esperienze, facendo dialogare mondi lontani senza forzarli in una sola direzione.
Il contrappunto di tartan, foulard e paisley costruisce la scena
Il racconto prende forma nel contrappunto: tartan e stampe foulard a trompe l’oeil convivono con motivi che richiamano bestiari medievali e con stemmi ingranditi fino a diventare grafica. Il paisley riappare come un segno familiare che cambia scala e intensità, mentre il tailoring resta asciutto ma si permette dettagli inattesi: bordi di piume, tocchi marini, piccoli cappotti da lupo di mare. E sopra tutto, un luccicare diffuso di paillette che non serve a “decorare”, ma a tenere vivo lo sguardo.
Materia e superficie diventano intrattenimento
La collezione lavora per superfici che reagiscono: araldi trasformati in cordoncini su maglia, gonne a pieghe che danno ritmo, lunghe paillette che sfumano in piume, jacquard devoré su jersey che alterna trasparenza e densità. Le frange dorate orlano sciarpe annodate sui fianchi come fusciacche o martingale, mentre ricami fitti e luminosi disegnano animali fantastici, come apparsi da un manoscritto e poi portati nel presente.
La palette mescola neutri organici, gialli, blu e nero pieno
I colori si muovono come un impasto: neutri organici che fanno da base, gialli che accendono, blu che raffreddano e danno profondità. Poi arriva il nero, pieno e totale, come una chiusura netta che rimette ordine dopo la proliferazione di segni. È un equilibrio cromatico che sostiene l’idea di collezione: l’accumulo non diventa confusione, perché la palette tiene insieme i frammenti.
Accessori con passo deciso tra robustezza e linea sottile
Gli accessori proseguono lo stesso dialogo tra forza e delicatezza. Ci sono stivali robusti che radicano il look, e sandali con tacchi sottili chiusi alla caviglia da grosse fibbie che sembrano gioielli funzionali. I sabot di suede in collaborazione con Birkenstock portano nel racconto una comodità consapevole, mentre le borse alternano forme morbide a piccole sacche e bustine ricamate, pensate come oggetti da collezione più che come semplice complemento.
credit image by Press Office – photo by Etro











