Festival Sanremo 2020 Diodato: il brano Fai rumore e il nuovo album Che vita meravigliosa

Diodato parteciperà al 70° Festival di Sanremo con “Fai Rumore”, il brano contenuto nel nuovo album di inediti “Che vita meravigliosa”, in uscita il 14 febbraio 2020. Scoprite tutto su Globe Styles

Festival Sanremo 2020 Diodato – Diodato parteciperà al 70° Festival della Canzone Italiana, in gara nella categoria Big, con “Fai Rumore”, brano contenuto nel nuovo album di inediti “Che vita meravigliosa”, in uscita il 14 febbraio 2020 per Carosello Records.

“Fai rumore” è un atto di ribellione che fotografa l’amore nel senso più ampio possibile. È un invito ad abbattere i muri dell’incomunicabilità, a farsi sentire, a non soffocare nel silenzio delle incomprensioni, del non detto, dove muore ogni umanità. A dirigere l’orchestra che accompagnerà Diodato in tutte le sue esibizioni al Festival di Sanremo 70 sarà il Maestro Rodrigo D’Erasmo.

Diodato – Che vita meravigliosa

Scritta e composta da Diodato con la collaborazione per le musiche di Edwyn Roberts, “Fai rumore” è una sinfonia di pensieri ed emozioni che cercano ad ogni costo la propria espressione. Ascoltando il brano la sensazione è quella di vedere scorrere le immagini di un vissuto lontano, che si mescola in modo indissolubile alle impressioni del presente. La canzone è musicalmente caratterizzata da semplicità e ricercatezza, animata da una delicata prima strofa piano e voce che lascia spazio ad una seconda parte più ritmica e decisa, per poi culminare con l’esplosione del secondo ritornello della voce di Antonio.

Nella serata di giovedì 6 febbraio, dedicata alla celebrazione dei 70 anni del Festival, Diodato ha scelto Adriano Celentano e una rivisitazione di “24mila baci”, che porterà sul palco con Nina Zilli.

Diodato racconta così l’intento all’origine del brano, la sua vera essenza: «Fai rumore è un invito ad abbattere i muri dell’incomunicabilità. È un invito a farsi sentire, a non soffocare nel silenzio delle incomprensioni, del non detto, dove muore ogni umanità. È un atto di ribellione che ha l’amore come finalità, nel senso più ampio possibile.»

“Che Vita Meravigliosa” è il nuovo album di Diodato in uscita il 14 febbraio. Fotografia realista di un vissuto fatto di passioni e fragilità, amori, solitudini, cadute e rinascite, il nuovo lavoro di Antonio si contraddistingue anche per uno sguardo attento alla società, ai rapporti tra esseri umani, alle barriere invisibili che caratterizzano il nostro tempo.

A due anni di distanza da “Cosa siamo diventati” e da una partecipazione al 68esimo Festival di Sanremo unanimemente apprezzata con il brano “Adesso”, “Che vita meravigliosa” è il titolo del terzo progetto discografico di Diodato prodotto con Tommaso Colliva e registrato a Milano.

Diodato racconta Che Vita Meravigliosa

“Non credo di essere mai stato così tanto me stesso, d’essere mai stato in grado di mettere così a fuoco il mio vissuto e tutte le sensazioni che mi hanno portato a dare questo titolo prima a una canzone e poi a questo album. – dice Diodato – Ero pronto a condividere, a raccontare questa condizione di perenne viaggiatore, navigante felicemente disperso, di osservatore talvolta malinconico, talvolta disincantato, di eterno bambino innamorato di questa giostra folle”.

Un nuovo linguaggio per Diodato e temi sfaccettati attraversati in “Che vita meravigliosa”, un album che si configura come un vero e proprio racconto, di sé stesso e della realtà che lo circonda. Lo spirito dell’album è perfettamente rappresentato da una copertina dal sapore fantastico, un’opera di Paolo De Francesco: un disegno di figure retoriche quasi surrealista, dove c’è il conflitto tra l’ambizione di un tutto visibile e la ricerca di una verità nascosta nelle cose e nelle persone.

È piena di ritorni alla tracklist: c’è un palazzo – alveare e una piscina di calma apparente che sta per essere sconvolta da un missile, metafora degli accadimenti, del male e del bene che sconvolgono le nostre vite. Sullo sfondo, una fabbrica che richiama nell’immaginazione di Antonio l’Ilva, lo stabilimento siderurgico che ha avvelenato Taranto, città per cui lui stesso si batte assiduamente.

Un album composto da 11 brani che rappresenta un’ulteriore evoluzione nella ricerca del suono e nella scrittura che si fa ancor più asciutta e diretta, flusso di coscienza e analisi profonda e scrupolosa di sentimenti innescati dal vissuto del quotidiano.

Il viaggio di Diodato parte da “Che vita meravigliosa”, brano manifesto di questo album, inno alla vita, alla gioia e ai dolori che accomunano gli esseri umani. Il brano fa parte della colonna sonora de “La Dea Fortuna”, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, acclamato da pubblico e critica, in sala dallo scorso dicembre.

Dall’empatia che si prova quasi inaspettatamente per le persone che incrociamo per caso nella nostra quotidianità, racconto di un onesto artigiano del lavoro ne “Il commerciante”, la tracklist continua con la connessione intima e profonda di “La lascio a voi questa domenica”, la cui sorte del protagonista suicida sotto un treno non scalfisce i passeggeri annoiati.

Annullamento, rassegnazione ma anche e soprattutto consapevolezza di un “noi” giunto alla fine ma che è capace di sopravvivere in un altrove, sono dentro “Fino a farci scomparire”. La bellezza tanto precaria quanto sana e superficiale di un legame che è meglio non inizi mai è in “Ciao, ci vediamo”, la stanchezza e la delusione di un sentimento in passato fortissimo, che oggi però si trascina in un vortice di frustrazione nelle note ritmate di “Non ti amo più”, i ricordi che tornano a vivere nella nostra memoria, immagini potenti ed evocative nel ricordo presente lasciato da un amore in “Quello che mi manca di te”.

Un percorso alla ricerca dell’essenziale invisibile, della consapevolezza della fragilità di fondo degli esseri umani, di cui è possibile rendersi conto osservando la linea continua che esiste tra la nostra interiorità e il mondo che ci circonda, di cui il brano “Alveari” è perfetta espressione.

La malinconia di “Solo”, la forza distruttiva interiore che porta alla convinzione che nulla valga veramente la pena, lascia il posto alla positività di “E allora faccio così”, che rappresenta il desiderio di riscossa, la forza di rialzarsi dalle cadute della vita e realizzare i propri progetti.

credit image by Press Office – photo by Giuseppe Gradella e Paolo De Francesco