Frankenstein di Guillermo del Toro debutta a Venezia 2025

Guillermo del Toro presenta in concorso a Venezia 2025 Frankenstein, la sua attesissima rilettura del romanzo di Mary Shelley. Con Oscar Isaac, Jacob Elordi, Mia Goth e Christoph Waltz, il film racconta la tragedia dello scienziato Victor Frankenstein e della sua creatura, in un intreccio che esplora potere, ossessione e fragilità umana. Dal 22 ottobre nei cinema e dal 7 novembre su Netflix, l’opera si inserisce nella tradizione delle grandi trasposizioni cinematografiche del mito, arricchita dalla visione poetica e cupa del regista.

Pochi titoli nella storia della letteratura e del cinema hanno avuto la forza di resistere al tempo come Frankenstein, o il moderno Prometeo di Mary Shelley. Ora, Guillermo del Toro – maestro del fantastico e premio Oscar per La forma dell’acqua – affronta uno dei miti più influenti di sempre con la sua nuova opera, presentata in concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia. Il film uscirà nelle sale il 22 ottobre per poi approdare su Netflix dal 7 novembre.

Un cast stellare

Il progetto si avvale di un cast di primo piano: Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein, scienziato geniale e ossessionato dalla sua ricerca; Jacob Elordi veste i panni della Creatura, figura tragica destinata a diventare specchio del suo creatore; Mia Goth, attrice amatissima dal cinema indipendente, porta sullo schermo una presenza enigmatica e intensa; Christoph Waltz aggiunge la sua inconfondibile ambiguità al mosaico di personaggi.

Accanto a loro, Felix Kammerer, David Bradley, Lars Mikkelsen, Christian Convery e Charles Dance arricchiscono un ensemble che unisce volti giovani e interpreti affermati.

Guillermo del Toro e la sua poetica

Con Frankenstein, del Toro affronta un testo che ha plasmato generazioni di artisti. Da sempre affascinato dal rapporto tra mostro e umanità, il regista messicano porta avanti la sua ricerca sul confine tra meraviglia e orrore.

Film come Il labirinto del fauno o La spina del diavolo hanno dimostrato la sua capacità di fondere fiaba e tragedia, mentre La forma dell’acqua lo ha consacrato a livello mondiale con l’Oscar. Frankenstein appare come il compimento naturale di un percorso: l’incontro tra l’immaginario gotico di Shelley e la sensibilità visionaria di del Toro.

Le origini letterarie e le trasposizioni cinematografiche

Frankenstein Guillermo del Toro Venezia 2025

Cr. Courtesy of Netflix © 2025.

Il romanzo di Mary Shelley, pubblicato nel 1818, è considerato la prima grande opera di fantascienza moderna, ma è anche un racconto profondamente umano, in cui scienza, etica e solitudine si intrecciano.

Il mito è stato portato sullo schermo innumerevoli volte: dal leggendario Frankenstein del 1931 diretto da James Whale, con Boris Karloff nel ruolo della Creatura, fino alle versioni di Kenneth Branagh (Mary Shelley’s Frankenstein, 1994) e alle rivisitazioni più libere in chiave horror o fantascientifica.

Ciò che distingue l’approccio di del Toro è la volontà di rimanere fedele alla malinconia del testo originale, evitando di ridurre la Creatura a semplice mostro, per restituirle invece la sua dimensione tragica e poetica.

L’atteso ritorno di un classico

Il film porta la firma dello stesso del Toro anche alla sceneggiatura, affiancato da produttori di rilievo come J. Miles Dale e Scott Stuber. La cura artigianale che da sempre caratterizza il regista promette una messa in scena ricca di dettagli visivi: scenografie imponenti, atmosfere gotiche e creature scolpite con la passione che contraddistingue i suoi lavori.

Del Toro ha più volte dichiarato di considerare Frankenstein una delle storie che più lo hanno ispirato fin dall’infanzia. Il progetto rappresenta quindi non solo un adattamento, ma un atto d’amore verso una leggenda letteraria che continua a interrogare il nostro tempo.

Un film che guarda al presente

Al di là della cornice gotica, Frankenstein parla di questioni attualissime: il limite della scienza, l’arroganza del potere, il bisogno di riconoscimento e la paura dell’emarginazione. In un’epoca segnata da nuove frontiere tecnologiche e dilemmi etici, la storia di Shelley risuona con forza rinnovata. Del Toro, con la sua sensibilità, sembra intenzionato a sottolineare come il vero orrore non risieda nella Creatura, ma nella cecità morale del suo creatore.

Frankenstein di Guillermo del Toro non sarà solo un adattamento, ma un incontro tra due immaginari potenti: quello letterario di Mary Shelley e quello visivo di un autore che ha sempre amato raccontare gli outsider. Sarà il film che ci ricorderà che il mostro, spesso, non è chi porta le cicatrici, ma chi le infligge.

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credit image by Press Office – photo Courtesy of Netflix © 2025.

Andrea Winter

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Esperto di cinema e serie TV. La sua passione si è consolidata nel corso degli anni grazie a un costante impegno nel seguire da vicino gli sviluppi dell'industria dell'intrattenimento. E' costantemente aggiornato sulle ultime novità del mondo del cinema e delle produzioni televisive.

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