Gabriele Pasini a Pitti Uomo 109: “Il Classico del Domani” per l’autunno inverno 2026 2027
A Pitti Uomo 109 Gabriele Pasini presenta “Il Classico del Domani” per l’autunno inverno 2026 2027: un tailoring che resta riconoscibile ma si alleggerisce nelle proporzioni e nel gesto. Pied-de-poule, gessati, tweed, bouclé e gobelin diventano materia viva, con una palette che scorre tra grigi, neri profondi, blu verticali, bordeaux e marroni.
A Pitti Uomo 109, Gabriele Pasini autunno inverno 2026 2027 mette a fuoco un’idea precisa: il classico non è una cornice immobile, ma una materia che cambia ritmo. La nuova collezione, intitolata “Il Classico del Domani”, nasce dall’incontro tra radici profonde e una visione che accoglie il mutamento senza perdere coerenza. Qui la tradizione non viene celebrata come reliquia: viene usata, piegata, alleggerita. E soprattutto rimessa in circolo attraverso tessuti, proporzioni e gesti quotidiani.
La ricerca di Pasini parte dalla giacca — da sempre centro dell’eleganza maschile — e la accompagna verso una stagione in cui la struttura resta riconoscibile, ma l’aria intorno è diversa: più respirabile, più mobile, più vicina a un’idea di comfort inteso come linguaggio personale. È un guardaroba che conserva rigore e lo traduce in libertà misurata, con un lessico di pattern storici (pied-de-poule, Galles, gessati, check) che non suonano come “citazione”, ma racconto in trasformazione.
Il classico che respira: nuova leggerezza, nuove proporzioni
Il punto di partenza è un’osservazione semplice: l’eleganza può alleggerirsi senza perdere presenza. Le giacche mantengono costruzione e rigore, ma trovano proporzioni diverse e una sensazione più fluida. Il risultato è un classico che non si irrigidisce in un’immagine, ma si adatta a un modo contemporaneo di stare nel mondo: meno posa, più gesto.
Per Gabriele Pasini la sartoria è come un linguaggio capace di raccontare identità: la giacca ben costruita resta il baricentro, non perché imponga una forma, ma perché “equilibra” l’insieme. La collezione lavora proprio su questo equilibrio: l’abito non diventa casual, e lo stile non diventa costume. Cambia piuttosto la “temperatura” del classico, più vicina al quotidiano, più pronta alla stratificazione.
Tessuti e motivi: quando l’archivio diventa materia viva
In questa collezione, la materia è un archivio di emozioni: memoria culturale, traccia di mani, racconto stratificato. I motivi della tradizione maschile europea — pied-de-poule, check, gessati — smettono di essere semplici pattern e diventano linguaggi che viaggiano tra botteghe e città, tornano con un ruolo diverso, cambiano sfumatura come se attraversassero l’aria. Tra i materiali in primo piano emergono:
- Gobelin che catturano la luce
- Pied-de-poule sfumato, quasi “spruzzato” dal tempo
- Gessati leggeri, dove l’inverno resta come eco
- Bouclé e tweed, con un racconto europeo che unisce rigore e poesia
- Tartan e tessuti realizzati su vecchi telai inglesi, rari e autentici
Il dialogo geografico è chiaro: Londra, Parigi, Milano si incontrano in un guardaroba che non sceglie una sola lingua, ma le fa convivere con naturalezza. Anche quando la collezione si avvicina a suggestioni artistiche (Magritte come esempio di “familiare che rivela nuovi significati”), l’approccio resta concreto: sono i tessuti, prima ancora delle idee, a portare la narrazione addosso.
Palette: grigi in movimento, neri profondi, blu verticali
La palette non resta ferma: scivola e si rimescola. I grigi attraversano bianco e nero senza confini netti, tornano negli occhi di pernice e nei Galles recuperati, diventano lane leggere e pied-de-poule per cappotti morbidi e giacche dal sapore europeo.
Il nero qui non è teatrale: è denso e calmo, presente nelle flanelle unite e nei dialoghi tono su tono con micro motivi floreali. Poi arriva il blu, e l’energia cambia: blu pieni, verticali, alleggeriti da gessati larghi; gobelin in tonalità marine che si accendono con sciarpe geometriche, piccoli segni di libertà che non rompono la tradizione ma la spostano.
Accanto ai neutri, la collezione porta anche blocchi cromatici — bordeaux, blu, marroni, verdi — in una grammatica visiva costruita per sovrapposizioni, non per contrasti gridati.
Quattro modi di essere classico, più una visione
La collezione si muove in più direzioni unite da un principio: restare fedeli all’essenza, non alla forma. Pasini articola diverse “famiglie” di stile:
- Classico Attuale: diretto, immediato, legato al presente
- Classico Evoluto: raffinato, consapevole, radicato nella costruzione
- Classico Ribelle: narrativo, audace, capace di riscrivere regole con rispetto
- Classico Visionario: concettuale, dove la tradizione diventa materiale da rielaborare
- Classico del Domani: poetico e proiettato in avanti, con il passato come possibilità
Comfort come atteggiamento: sartoria e vita quotidiana
L’abito diventa un’estensione della persona, una presenza naturale costruita con scelte ponderate. Gabriele Pasini lo dice in modo netto: il “vero lusso” è il tempo dedicato alla ricerca e al gesto preciso. E la sartoria vive nel presente quando viene interpretata con libertà misurata.
È un messaggio che attraversa tutta la collezione: cappotti che custodiscono la forma della giacca, giacche che portano calore “di memoria” ma con una leggerezza diversa, pantaloni over e foulard geometrici come variazioni che spostano l’equilibrio.
La capsule denim con Memory’s: workwear e dignità sartoriale
Il workwear entra in collezione senza forzature e trova un nucleo dedicato: una capsule denim realizzata con Memory’s, costruita attorno a cinque pezzi chiave:
- jeans over dalla linea morbida
- work-jacket con toppe sulle maniche
- giubbino corto
- giacca doppiopetto a costruzione sartoriale
- un lavaggio “terra”, unico, che definisce l’intero gruppo.
Il punto interessante è la “dignità” che il denim assorbe dalla sartoria: struttura rigorosa e anima materica convivono; le tasche generose e i dettagli da lavoro diventano segni di stile contemporaneo; i travetti cuciti a mano e il plissé frontale raccontano il valore del dettaglio lento e consapevole.
Maglieria e camicie: geometrie del Nord, sovrapposizioni europee
La maglieria porta in scena motivi geometrici che evocano un Nord immaginato: silenzi d’inverno, calore condiviso, sobrietà autentica. Si lavora di sovrapposizioni morbide, tono su tono, con rossi e beige, grigi che si fondono. Le camicie restano base “stabilizzante” del look, ma vengono rilette nelle proporzioni; accessori come foulard a pois sfalsati e cravatte introducono quel dettaglio capace di spostare l’asse senza cambiare tutto.
credit image by Press Office – photo by Gabriele Pasini












