Gilberto Calzolari autunno inverno 2021: la contrapposizione tra monocomo e multicolors

Gilberto Calzolari autunno inverno 2021: la collezione rigorosamente eco gioca con sobrietà ed eccentricità, rigore e scatti di follia.

Gilberto Calzolari autunno inverno 2021 – Il titolo della nuova capsule collection ha un doppio significato. A una prima lettura, quella più comune, “At This Stage” significa “A questo punto”. E’ una riflessione su questo momento – dove siamo e dove vogliamo andare – in un periodo che ha costretto tutto noi a riflettere e a tornare alle basi, all’essenza. Proprio per questo motivo, lo stilista si è voluto concentrare sul proprio DNA, e ha voluto riscrivere il suo alfabeto colorato e vibrante all’insegna della sostenibilità e di una ritrovata femminilità: una collezione confortevole e giocosa che, senza rinunciare all’eleganza, rivelasse una disinvoltura sensuale nell’assemblare i vari capi.

Gilberto Calzolari autunno inverno 2021: il fashion digital movie

La collezione gioca sui contrasti, che riflettono le contraddizioni della nostra esistenza. Così, in questa collezione ha fatto collidere sobrietà ed eccentricità, rigore e scatti di follia, un po’ come sono le nostre vite in questo periodo. Gilberto Calzolari trasmette un romanticismo malinconico
verso ciò che non sarà più, ma anche una sensazione di ribellione e di energia, di voglia di reagire e di fare, verso un futuro libero da tutte le costrizioni del momento.

Per questo, nei capi della collezione, la nostalgia dei volumi e l’eleganza delle stampe retro è rivisitata con uno stile eccentrico e contemporaneo che da sempre contraddistingue il marchio, in uno slancio positivo ed energico – il tutto, naturalmente, all’insegna della sostenibilità, oggi, più che mai, fondamentale.

A livello cromatico, da un lato troviamo l’austerità di colori naturali e tenui come il beige delle lane maschili eco in lana riciclata e antibatterica; il grigio e il granato nei capi upcycled in fake-astrakan; o ancora il bianco, il granato e il beige nei top di maglia a collo alto, come nell’abito chemisier e nel trench rigorosi, abbinati a stivaletti e tronchetti dai toni naturali, con tomaia in plastica riciclata; ma dall’altro non mancano i colori forti e vibranti che accendono abiti e giacche con i rossi, i gialli, e le stampe multicolor.

A livello di linee, l’estrema pulizia e rigore delle forme è ammorbidita da dettagli iper-femminili: dalle scollature a “V” degli abiti leggeri col fiocco, o a fazzoletto, alle gonne svasate a campana con profondi spacchi laterali o a pieghe aperte a taglio vivo, nella sontuosa stola di eco-fur gialla e nei guanti al gomito in lana fatti a mano ai ferri. Per non parlare dei numerosi dettagli d’ispirazione orientale come il kimono in vinile upcyled portato come un capo sportswear, o le alte cinture obi che definiscono il punto vita.

Così come morbido e rigido giocano tra loro in combinazioni inedite nel gilet in eco-pelliccia dai toni beige d’ispirazione himalayana abbinato ad un pantalone dal rigore militare. Altro elemento marcatamente presente nella collezione sono le geometrie a quadri: dal check rosso del maxi
cappotto “plaid” avvolgente in lana eco e della gonna giallo zafferano, all’abito impalpabile stampato a griglia su chiffon crépon certificato GOTS, alla stampa quadri di sapore vintage anni ’60 per l’abito con tasche coulisse, ai grafismi dell’abito e della gonna trapuntata con imbottitura eco Thermore.

Per culminare, infine, negli abiti “Pantone” che chiudono la collezione, realizzati con i cosiddetti Atlanti, prove di stampa ink-jet (senza sprechi d’acqua) create dagli stampatori per “settare” le macchine ogni volta che hanno bisogno di testare il colore su un determinato tessuto, per poi essere gettate via. Così, una prova di stampa diventa un vero e proprio motivo decorativo stampato, in un brillante esempio creativo di recupero degli sprechi all’insegna della moda circolare.

Ecco, quindi, in essenza, il cuore di questa nuova collezione: un cuore come sempre “green” racchiuso nella contrapposizione tra monocomo e multicolors, tagli spigolosi e materiali morbidi e caldi, austerità maschile e desiderio di femminilità, e che ho ripreso anche nel make-up e hair, tra labbra rosse e capelli arruffati, in una rappresentazione di una vulnerabilità umana che ha sorpreso tutto il mondo.

Ma, come dicevo all’inizio, il titolo di questa collezione ha anche un secondo significato, quello letterale. “At This Stage” significa infatti anche “Presso questo palcoscenico”. Il video della collezione, infatti, è stato interamente girato all’interno del Teatro Franco Parenti di Milano, per gentile concessione di Andrée Ruth Shammah. La scelta non è assolutamente casuale: teatri, cinema, musei e luoghi di cultura sono chiusi da
troppo tempo.