Ginarte Travel Edition: il gin d’arte per chi viaggia
Ginarte presenta la Travel Edition, disponibile esclusivamente nel travel retail aeroportuale: una bottiglia da 70 cl con etichetta laterale che mostra sei porzioni della cartografia mondiale, pensate per ricomporsi quando più bottiglie vengono affiancate. Nel bicchiere resta lo stile secco del brand, con ginepro toscano e botaniche legate alla storia dei pigmenti (nepitella, cartamo, robbia, reseda, guado), più angelica, lavanda, ibisco, sambuco e note di pino. A tavola dà il meglio con crudi e marinature agli agrumi, fritti leggeri, pollo arrosto al limone e dessert ai frutti rossi; in miscelazione, Gin Tonic asciutto o Martini dry con twist di agrumi.
Il viaggio ha un modo tutto suo di cambiare la percezione: un aeroporto alle prime luci, una partenza improvvisa, una coincidenza che porta altrove. È energia, contaminazione, incontro tra gusti, abitudini e immaginari. Con Ginarte Travel Edition questa idea prende forma in bottiglia: un’edizione speciale del premium dry gin italiano legato al mondo dell’arte, pensata in esclusiva per il travel retail aeroportuale.
La Travel Edition mantiene il profilo secco e pulito che ha reso riconoscibile Ginarte, con un’impostazione adatta alla miscelazione dei grandi classici: un gin dalla beva nitida, con una trama aromatica che resta elegante e leggibile anche quando incontra toniche, agrumi e vermouth. Il richiamo all’identità del marchio è tutto nel pay off, “The Spirit of Art”, che racconta l’anima di un progetto in continuo movimento: arte da guardare, ma anche da versare nel bicchiere.
La bottiglia da collezione: una mappa che si ricompone
Se la ricetta parla di botaniche e precisione, l’immagine parla di viaggio. La bottiglia Ginarte da 70 cl, disponibile solo nei punti vendita travel retail di aeroporti nazionali e internazionali, porta una novità che gioca con l’idea di connessione: un’etichetta laterale che riproduce, in modo volutamente “casuale”, sei porzioni della cartografia mondiale.
Il dettaglio interessante è che il disegno non vive pienamente su una singola bottiglia: si completa quando le bottiglie vengono affiancate. Le diverse sezioni di mappa si uniscono in un’unica figura, trasformando ogni unità in un frammento di un racconto più ampio. È un modo visivo di dire “incontro”: la somma degli sguardi crea il quadro intero, proprio come accade quando si viaggia e si torna con prospettive nuove.
Un gin dedicato all’arte, anche nelle sue botaniche
Ginarte nasce come premium dry gin italiano dedicato al mondo dell’arte e porta questa vocazione non solo nel design, ma anche nella scelta delle botaniche. Il punto di partenza è il ginepro, con bacche raccolte in Toscana, a cui si affianca una selezione di piante che rimandano alla storia artistica italiana: nepitella, cartamo, robbia, reseda odorosa e guado di Montefeltro, botaniche legate alla produzione di pigmenti naturali usati dai maestri del Rinascimento. A completare il profilo aromatico arrivano angelica, lavanda, ibisco, sambuco, germogli e aghi di pino fino al pino mugo, con un corredo di note floreali, erbacee e balsamiche che rendono il sorso pulito ma stratificato.
Il lato gastronomico di Ginarte: pairing in tre percorsi
Ecco tre mini-percorsi completi con cocktail a base Ginarte e piatti pensati per il pairing, costruiti sul profilo del gin: ginepro pulito, note erbacee/floreali, sfumature balsamiche e richiami di pino mugo.
Aperitivo “botanico” con piccoli assaggi
Cocktail consigliato: Ginarte & Tonic secco
Come farlo: Ginarte + tonica secca (non troppo dolce), tanto ghiaccio, zest di pompelmo e un ciuffo di erbe (timo o rosmarino).
Perché funziona: la tonica asciutta lascia spazio al ginepro; il pompelmo aggancia la parte floreale e rende il sorso più luminoso.
Food pairing:
- Acciughe (o alici) con burro salato e pane caldo. Il sale e la parte grassa vengono “ripuliti” dal sorso, mentre le note balsamiche del gin restano a lungo.
- Olive taggiasche, capperi e scorza di limone (anche come piccola insalata). Sapidità e agrume creano un ponte naturale con il drink.
- Frittura leggera (calamari o verdure in pastella fine). Qui il gin lavora da “sgrassante”: un sorso e la bocca torna pulita, pronta al boccone successivo.
- Tocco da chef: aggiungi una mini salsa allo yogurt con erba cipollina e limone per la frittura: fa da collegamento tra il verde del piatto e le botaniche nel bicchiere.
Cena di pesce: iodio, agrumi e spezie gentili
Cocktail consigliato: Ginarte Gimlet (lime & gin)
Come farlo: Ginarte + cordiale di lime (o succo di lime e sciroppo leggero), shakerato e servito freddo. Garnish: zest di lime.
Perché funziona: l’acidità sostiene crudi e pesci grassi, e fa risaltare la parte fruttata/erbacea del gin senza coprirla.
Menu e abbinamenti:
- Antipasto: crudo di ricciola o tonno, con citronette agli agrumi e sesamo. L’umami del pesce trova “spalla” nel ginepro; agrumi e sesamo amplificano pulizia e tostature.
- Primo: risotto al bergamotto con tartare di scampi (o gamberi). Cremoso sì, ma con un profumo agrumato che dialoga benissimo con Gimlet e botaniche.
- Secondo: salmone appena scottato con pepe rosa e finocchietto, oppure orata al sale con olio e limone. Il pepe rosa richiama le spezie del gin; finocchietto e limone tengono tutto elegante e fresco.
- Finale dolce: sorbetto al pompelmo o granita al limone. Chiusura pulita, coerente con la linea aromatica del percorso.
- Tocco da chef: se servi crostacei, inserisci una goccia di olio Evo “verde” e un pizzico di sale affumicato leggero: il gin regge bene i toni balsamici e le note appena tostate.
Cena di carne bianca: erbe, agrumi e tostature leggere
Cocktail consigliato: Ginarte Martini “erbaceo”
Come farlo: Ginarte + vermouth dry (dose contenuta), mescolato con ghiaccio e servito ben freddo. Garnish: twist di limone (oppure un’oliva delicata).
Perché funziona: asciutto, verticale, dà ritmo a piatti con burro, arrosti e erbe aromatiche.
Menu e abbinamenti:
- Antipasto: insalata di finocchi, arancia e olive nere (oppure puntarelle con limone). Croccantezza e agrume “accendono” il sorso, mentre l’amaro vegetale si sposa con ginepro e botaniche.
- Piatto principale: pollo arrosto con rosmarino e limone, oppure faraona con erbe e scorza di agrumi. Le erbe fanno da ponte diretto con il profilo del gin; la tostatura dell’arrosto crea profondità senza chiedere dolcezza nel bicchiere.
- Contorno: patate al forno con timo e sale, o radicchio alla piastra con gocce di aceto balsamico. Il radicchio porta amaro elegante che sta benissimo con un Martini secco.
- Dessert: crostata ai frutti rossi oppure fragole con basilico e poco zucchero. Finale “pulito”: frutto e aromaticità, senza eccessi di dolcezza.
- Tocco da chef: per la carne bianca, prepara una salsa veloce con fondo leggero, succo di limone e un filo d’olio. Acidità e grasso misurato sono amici del Martini.
credit image by Press Office – photo by Ginarte













