Gufram al Salone del Mobile 2026, il design radicale torna in scena tra ironia e cultura pop

Al Salone del Mobile 2026, Gufram si presenta all’interno di Radical Home, il nuovo format espositivo del gruppo Italian Radical Design, con la riedizione di Fachiro di Marzio Cecchi, la seduta Womb di Luigi Bistagnino e una selezione di pezzi emblematici che raccontano la natura più dissacrante del marchio. Quella di Gufram è da sempre una dichiarazione di metodo: usare il design per alterare la percezione, rompere la prevedibilità domestica e trasformare l’oggetto in presenza narrativa.

Al Salone del Mobile 2026, Gufram conferma il proprio ruolo di marchio capace di muoversi fuori dai codici più convenzionali dell’arredo. Il suo linguaggio rimane immediatamente riconoscibile: surreale, irriverente, colto e volutamente fuori asse rispetto all’idea tradizionale di casa.

Gufram al Salone del Mobile 2026: un’identità radicale che non smette di sorprendere

Gufram Salone del Mobile 2026 Fachiro

photo by Gufram

Fondato a Torino nel 1966, Gufram ha costruito nel tempo un lessico progettuale in cui design industriale, lavorazione artigianale e fantasia si contaminano fino a produrre oggetti che stanno a metà tra arredo, scultura e gesto culturale. La sua ricerca sul poliuretano morbido e sulla speciale finitura brevettata dal marchio ha contribuito a definire un’estetica unica, riconoscibile non solo per le forme, ma per il modo in cui mette in discussione il comportamento stesso dell’oggetto domestico.

Il tratto distintivo di Gufram non è solo formale. È soprattutto un’attitudine. Il marchio lavora da sempre su un design che usa l’ironia come strumento critico e la cultura pop come codice visivo. Ecco perché le sue icone non sono mai semplici elementi decorativi: sono pezzi che entrano nello spazio con una carica narrativa precisa, capaci di alleggerire l’ambiente ma anche di renderlo più consapevole, meno neutro, più personale.

Fachiro e Womb: le novità Gufram per il Salone del Mobile 2026

Gufram Salone del Mobile 2026 Womb poltrona

photo by Gufram

Tra le principali novità presentate quest’anno, Gufram riporta in scena Fachiro, la poltrona beanbag “a spuntoni” firmata da Marzio Cecchi. La riedizione ribadisce in modo molto chiaro la vocazione sperimentale del brand: un oggetto che, già dal primo sguardo, sembra negare l’idea di comfort, ma che in realtà è progettato per mantenere morbidezza e leggerezza proprie di un pouf in pelle. È proprio in questa ambiguità percettiva che Gufram trova uno dei suoi registri più efficaci: destabilizzare senza rinunciare alla funzione.

Accanto a Fachiro, il marchio presenta anche Womb di Luigi Bistagnino, una seduta dalla forma arrotondata e vaporosa, pensata per suggerire accoglienza e continuità d’uso. Se Fachiro gioca sul paradosso visivo, Womb lavora invece sulla morbidezza come invito, ma resta coerente con il linguaggio Gufram nel modo in cui trasforma la seduta in una presenza fortemente espressiva.

Le icone tra Andy Warhol, Keith Haring e l’immaginario radicale

A completare la presenza al Salone, Gufram porta alcuni dei progetti più celebri del proprio catalogo. Tra questi ci sono Pratone Infinito, Andy’s Cactus, sviluppato con la Andy Warhol Foundation, e le sedute Dog e Baby del progetto Luna Luna, realizzato con la Keith Haring Foundation. Questa selezione chiarisce bene un punto essenziale: la forza di Gufram non sta soltanto nell’iconicità dei singoli pezzi, ma nella capacità di costruire ponti continui tra design, arte contemporanea e cultura visiva.

L’ironia come progetto: perché Gufram resta un marchio iconico

Parlare di Gufram significa parlare di un design che non teme il paradosso. Il marchio ha reso centrale un’idea di arredo che diverte, sorprende e a volte perfino disorienta. Ma questa leggerezza apparente non è mai superficiale. Dietro ogni pezzo c’è un pensiero molto preciso sul ruolo dell’oggetto nello spazio domestico: non solo servire, ma innescare una reazione, cambiare tono all’ambiente, interrompere la monotonia.

È qui che l’ironia diventa progetto. In Gufram, l’elemento pop non è un rivestimento stilistico, bensì una modalità di lettura del presente. Le forme esagerate, le allusioni visive, la teatralità delle superfici e la tensione costante tra arte e funzione rendono il marchio ancora attuale, soprattutto in una stagione in cui l’interior design cerca sempre più oggetti identitari, memorabili e capaci di raccontare chi abita uno spazio.

Come inserire le novità Gufram negli ambienti di casa

Gufram Salone del Mobile 2026 Womb divano

photo by Gufram

Le novità e le icone Gufram funzionano molto bene quando non vengono trattate come semplici eccentricità, ma come veri fulcri compositivi. In un interno minimalista, per esempio, un pezzo come Fachiro può diventare l’elemento di rottura che interrompe la disciplina visiva e introduce una tensione ironica. In ambienti contemporanei dai toni neutri, Womb può invece ammorbidire la composizione grazie alle sue linee più avvolgenti e organiche.

Negli spazi eclettici o collezionistici, Gufram dialoga con facilità con opere d’arte, pezzi vintage e arredi di ricerca, proprio perché porta con sé una forte componente narrativa. In case dal gusto pop o neo-memphis, icone come Pratone Infinito o Andy’sCactus possono essere usate per accentuare il ritmo cromatico e la dimensione ludica dell’ambiente.

La chiave per inserirli è l’equilibrio. Gufram dà il meglio quando viene lasciato emergere con spazio intorno, evitando la saturazione. Un singolo pezzo può bastare per cambiare completamente il tono di una stanza, soprattutto se inserito in un progetto che sappia valorizzarne l’ironia, la forza pop e la natura scultorea.

Nel mondo del design spesso ancora dominato da linguaggi rassicuranti, Gufram continua a difendere una posizione precisa: quella di un design radicale, ironico e culturalmente stratificato, che usa la casa come spazio di libertà e non come semplice esercizio di stile.

credit image by Press Office – photo by Gufram

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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