Here we YaYaHo again: il sistema di Ingo Maurer torna alla Milano Design Week 2026 con nuove geometrie

Alla Milano Design Week 2026, Ingo Maurer riporta in scena Ingo Maurer YaYaHo con “Here we YaYaHo again”, una nuova fase del sistema a bassa tensione che dal 1984 ha cambiato il modo di progettare la luce. L’installazione in Via Varese 13 aggiorna la grammatica originaria con un passaggio tecnico decisivo alla corrente continua e con nuovi moduli geometrici in carta giapponese. Il risultato è una luce più controllabile e, insieme, più teatrale: i cavi smettono di essere supporto e diventano struttura, scena, gesto spaziale. YaYaHo torna come strumento contemporaneo per progettisti e appassionati.

Here we YaYaHo again porta YaYaHo in una nuova fase progettuale

In occasione del Fuorisalone 2026, Ingo Maurer sceglie un ritorno che è anche una dichiarazione di metodo: “Here we YaYaHo again” rilancia un’idea di libertà progettuale. YaYaHo, nata nel 1984, ha costruito la propria fama su una contraddizione volutamente fertile: un sistema che rifiuta la forma definitiva. È un insieme di elementi sospesi su due fili conduttori, un kit di possibilità che richiede interpretazione. La luce, qui, è il materiale con cui comporre.

Quarant’anni dopo, l’evoluzione non cambia il principio, ma ne amplifica l’impatto visivo. Se la prima rivoluzione era la flessibilità, oggi la seconda è la presenza scenografica: i cavi diventano la traccia grafica che attraversa lo spazio, un’ossatura che può farsi diagonale, angolo retto, attraversamento da parete a parete, fino a trasformarsi in elemento divisorio o in composizione scultorea. L’installazione milanese mette a fuoco proprio questo punto: YaYaHo è una struttura narrativa che organizza lo sguardo.

Una storia che nasce da Haiti e diventa un lessico internazionale del lighting design

All’origine di YaYaHo c’è un episodio che somiglia a una lezione di design: l’attenzione al reale. In un bar di strada ad Haiti, Ingo Maurer osserva un prelievo di elettricità dalla rete, illegale ma ingegnoso, e lo trasforma in intuizione. Da lì nasce l’idea di una bassa tensione leggera, elastica, “improvvisabile” come un set. È una genealogia coerente con il modo di lavorare di Maurer: trovare il meraviglioso nell’ordinario e restituirlo sotto forma di progetto.

Questa matrice spiega perché YaYaHo abbia lasciato un’impronta così profonda: ha anticipato la cultura del modulare prima che diventasse un riflesso automatico, e soprattutto ha spostato l’asse dalla lampada al comportamento della luce nello spazio. YaYaHo costruisce una scena luminosa, definisce gerarchie, fa emergere un ritmo.

La corrente continua rende la luce più precisa e più articolata

La nuova fase di sviluppo presentata alla Milano Design Week si regge su due innovazioni. La prima è tecnica: il passaggio dalla corrente alternata alla corrente continua. È un cambio che conta perché rende la gestione della luce più fine, più controllabile, più “progettabile” nei dettagli. Non è un aggiornamento invisibile: è ciò che permette a YaYaHo di spingersi oltre le possibilità originarie e di aprire scenari prima inaccessibili, soprattutto quando l’installazione si comporta come sistema complesso, con più moduli, più punti di intervento, più livelli di intensità.

Il dato interessante è che la precisione tecnica non “raffredda” YaYaHo: al contrario, ne rende più chiaro il carattere. Quando il controllo aumenta, l’improvvisazione non scompare, ma diventa scelta consapevole. È qui che il sistema diventa autorevole: può essere discreto o dominante, ma sempre con intenzione.

La carta giapponese e le geometrie costruiscono gerarchie nello spazio

La seconda innovazione è materica e visiva: nuovi moduli geometrici (cubi, paralumi e pannelli) realizzati in pregiata carta giapponese. In un sistema nato per essere leggero, la carta introduce un’idea di volume che definisce. Non è un decoro: è un modo di disegnare zone e soglie. Le linee essenziali e le forme pure creano campi luminosi, “stanze” dentro la stanza, punti di attenzione che guidano l’esperienza.

Un dettaglio cambia la percezione complessiva: alcuni moduli possono essere posizionati anche sopra i cavi, aggiungendo verticalità e intensificando l’effetto scenico. È una scelta che trasforma i conduttori in palcoscenico come elemento compositivo a tutti gli effetti. La sensazione è quella di una luce che occupa lo spazio, lo struttura, lo attraversa.

YaYaHo come dispositivo contemporaneo

La forza di YaYaHo, oggi, sta nella sua capacità di lavorare su più scale. Può essere una soluzione domestica sofisticata, un sistema per un living o una zona pranzo, ma può anche comportarsi come installazione. Montato in diagonale, teso da parete a parete, capace di disegnare un angolo netto, YaYaHo diventa un segno grafico che dialoga con l’architettura. In un’epoca in cui gli interni chiedono elementi duttili, che siano luce, ma anche atmosfera ed identità, il sistema torna attuale.

Location: Via Varese 13, 20121 Milano
Date: 20–26 aprile 2026
Orari: tutti i giorni 10:00–19:00

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Matilda Brera è specializzata nel settore del design e del lifestyle, con una passione innata per l'arte e l'innovazione. Fin da giovane ha dimostrato un interesse vivido per l'estetica e la creatività, che ha coltivato attraverso gli studi e l'esperienza pratica. Matilda è anche un'appassionata sostenitrice dell'ecosostenibilità nel design, promuovendo progetti e idee che integrano l'estetica con la responsabilità ambientale.

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