Ink di Danny Boyle ha aperto Venezia 83: il potere va in stampa
• Ink è stato presentato durante la serata inaugurale di Venezia 83.
• Il film ricostruisce l’incontro fra Rupert Murdoch e Larry Lamb e la trasformazione del Sun in un fenomeno editoriale britannico.
• Danny Boyle dirige Guy Pearce, Jack O’Connell e Claire Foy da una sceneggiatura di James Graham, tratta dalla sua pièce teatrale.
Ink di Danny Boyle ha inaugurato l’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Con Guy Pearce nei panni di Rupert Murdoch, Jack O’Connell in quelli di Larry Lamb e Claire Foy nel ruolo di Jules Davies, il film racconta la trasformazione del Sun e la nascita di un nuovo linguaggio dell’informazione popolare.
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Ink di Danny Boyle apre Venezia 83 scegliendo la stampa come luogo simbolico nel quale osservare il potere. Il film torna al 1969, quando Rupert Murdoch e Larry Lamb iniziarono a trasformare il Sun in un quotidiano popolare aggressivo, spettacolare e capace di intercettare i desideri di un pubblico molto più vasto. La vicenda appartiene alla storia britannica, ma le sue conseguenze conducono direttamente al presente dominato da piattaforme, algoritmi, clickbait e media.
La trama racconta la nascita del nuovo Sun
La storia comincia nel 1969. Rupert Murdoch, editore australiano ancora lontano dalle dimensioni globali che il suo impero avrebbe raggiunto, acquista il Sun e affida la direzione del quotidiano a Larry Lamb, giornalista proveniente dal rivale Daily Mirror.
Murdoch e Lamb condividono un’intuizione: per conquistare il pubblico serve un giornale differente, più diretto, irriverente e vicino agli interessi quotidiani dei lettori. Cronaca, scandali, sesso, sport e titoli aggressivi diventano gli ingredienti di una nuova formula editoriale.
Il film segue il gruppo di giornalisti e anticonformisti coinvolti nella costruzione di questo modello. Il loro progetto nasce come una sfida all’establishment e si trasforma progressivamente in una potente macchina commerciale e culturale.
Al centro rimane una domanda destinata ad attraversare l’intero racconto: offrire al pubblico ciò che desidera significa rappresentarlo oppure orientarne gusti e opinioni? È in questa ambiguità che Ink trova la propria materia più contemporanea.
Guy Pearce interpreta Rupert Murdoch
Guy Pearce veste i panni di Rupert Murdoch. Il film ritrae l’editore in una fase precedente alla costruzione del conglomerato internazionale che avrebbe esteso la propria influenza fra quotidiani, televisioni e informazione politica. Il Murdoch di Ink appare soprattutto come un costruttore di sistemi. Intuisce la possibilità di trasformare l’informazione in un prodotto emotivo, rapido e riconoscibile, capace di entrare nelle abitudini di milioni di persone.
Jack O’Connell dà energia a Larry Lamb
Jack O’Connell interpreta Larry Lamb, il direttore incaricato di reinventare il Sun. Giornalista ambizioso e pragmatico, Lamb deve costruire una redazione, definire un tono e superare nelle vendite il più autorevole Daily Mirror.
Il personaggio rappresenta il motore operativo della storia. Murdoch stabilisce l’obiettivo; Lamb deve trasformarlo ogni giorno in titoli, immagini e copie vendute. Il ritmo della stampa quotidiana diventa così parte integrante della tensione cinematografica.
Claire Foy è Jules Davies
Claire Foy interpreta Jules Davies, presenza destinata a offrire un’ulteriore prospettiva sul mondo del giornale. Il personaggio entra in una vicenda storicamente dominata da uomini, gerarchie editoriali e competizione professionale.
La pièce di James Graham arriva al cinema
Ink nasce dall’omonima opera teatrale di James Graham, presentata per la prima volta nel 2017 con la regia di Rupert Goold. Dopo il debutto all’Almeida Theatre di Londra, la produzione è arrivata nel West End e successivamente a Broadway, ottenendo sei candidature ai Tony Award.
Graham ha adattato personalmente la propria pièce per il cinema. Lo scrittore britannico ha dedicato gran parte del proprio lavoro ai rapporti fra potere, istituzioni e identità nazionale. Nella serie Sherwood ha osservato le ferite politiche e sociali di una comunità inglese; in Brexit: The Uncivil War ha raccontato il ruolo della strategia e dei dati nella costruzione del consenso; con Dear England ha utilizzato il calcio per interrogare l’immaginario collettivo britannico.
Ink si inserisce coerentemente in questo percorso. La cronaca dell’ascesa di un quotidiano diventa il racconto di come un Paese iniziò a vedere sé stesso attraverso un nuovo tipo di specchio.
Danny Boyle ritrova velocità, conflitto e cultura britannica
La storia del Sun sembra particolarmente adatta al cinema di Danny Boyle. Il regista ha spesso raccontato personaggi che cercano di forzare i limiti del proprio ambiente attraverso velocità, ambizione e una forma più o meno controllata di incoscienza.
Trainspotting trasformava l’alienazione di una generazione in un’esperienza visiva e musicale. 28 giorni dopo reinventava il cinema apocalittico attraverso immagini digitali, città vuote e un movimento incessante. The Millionaire utilizzava montaggio, musica e struttura narrativa per raccontare la corsa di un ragazzo attraverso le divisioni sociali dell’India contemporanea.
Anche film più misurati come Steve Jobs rivelano il suo interesse per gli spazi professionali governati da pressione, ego e scadenze. La redazione e la tipografia di Ink offrono un ambiente ideale per questa sensibilità: telefoni, bozze, titoli, rotative e chiusure diventano elementi di una coreografia produttiva.
Il 1969 diventa l’origine del presente digitale
Il film colloca la propria vicenda nell’anno dello sbarco sulla Luna. Mentre il mondo osservava il futuro tecnologico prendere forma, Murdoch e Lamb sperimentavano un modello editoriale destinato a incidere profondamente sul rapporto fra informazione e pubblico.
Il Sun sviluppò una voce immediata, provocatoria e facilmente riconoscibile. L’obiettivo commerciale richiedeva di conquistare l’attenzione prima ancora di approfondire la complessità. Il titolo doveva funzionare in pochi secondi; l’immagine doveva produrre una reazione; la notizia doveva trasformarsi in conversazione.
Questi meccanismi anticipano molti codici dell’informazione digitale. Le piattaforme hanno accelerato il processo, eliminato i tempi della stampa e moltiplicato la misurabilità delle reazioni. Il principio resta però familiare: individuare ciò che cattura il pubblico e riprodurlo in forme sempre più efficaci.
Ink può quindi essere letto come una storia delle origini. Racconta il momento nel quale una parte della stampa comprende che l’attenzione possiede un valore economico e che l’emozione può diventare il principale strumento per conquistarla.
Il film interroga il futuro del giornalismo nell’era dell’AI
Durante la conferenza veneziana, Danny Boyle ha collegato apertamente la storia del film alla trasformazione contemporanea del giornalismo. Il regista ha espresso preoccupazione per la possibilità che le grandi aziende tecnologiche utilizzino l’intelligenza artificiale per sostituire progressivamente il lavoro giornalistico.
La questione sollevata riguarda l’indipendenza. Un sistema informativo prodotto o controllato dalle stesse strutture di potere che dovrebbe esaminare può davvero esercitare una funzione critica? Il valore del giornalismo, nella lettura di Boyle, risiede anche nella presenza di professionisti capaci di verificare, contestare e porre domande scomode.
Il collegamento con Ink è diretto. Il film racconta una rivoluzione che avvicinò il giornale ai desideri del pubblico, ma contribuì anche a ridefinire la relazione fra potere editoriale e realtà. L’intelligenza artificiale apre oggi un passaggio altrettanto radicale, nel quale produzione, selezione e distribuzione delle notizie possono essere automatizzate su scala globale.
Il lavoro visivo ricostruisce l’energia della stampa
La fotografia è affidata ad Alwin H. Küchler, già collaboratore di Boyle in Steve Jobs. Gareth Pugh e Carson McColl firmano rispettivamente scenografie e costumi. Il montaggio è di Fin Oates e le musiche sono di Daniel Pemberton.
In Italia Ink sarà distribuito nelle sale da Lucky Red. La data di uscita italiana non è stata ancora comunicata. Negli Stati Uniti e in America Latina il film arriverà in sale selezionate l’11 dicembre 2026 e sarà disponibile su Netflix dall’8 gennaio 2027.
credit image by Press Office – photo by Anthony Dickenson ©StudioCanal Sas 2026.











