Issey Miyake primavera estate 2026: l’abito “sente” chi lo indossa
Al Centre Pompidou, Issey Miyake presenta la collezione donna primavera estate 2026 “Being Garments, Being Sentient”, un’indagine sull’ipotesi che i capi possano avere coscienza. Nuclei come Generic Wear, Arms, Palindrome, Concealed e Urban Jungle rimettono in gioco dritto/rovescio, crescita, spazio tra corpo e tessuto, vegetazione urbana e modularità. La collaborazione con Camper introduce la sneaker Karst Finch, un guardaroba che chiede di essere interpretato, più che semplicemente indossato.
Presentata al Centre Pompidou, Issey Miyake donna primavera estate 2026 – “Being Garments, Being Sentient” mette in scena una domanda disarmante nella sua semplicità: e se i capi avessero coscienza? L’atelier parte da qui, da un’ipotesi poetica, per scardinare in modo rigoroso abitudini visive e gestuali del vestire. L’abito non solo copre o dichiara un’appartenenza: in questa lettura diventa un’entità che mostra intenzioni, un “altro” con cui entrare in relazione. Il risultato è una galleria di esperimenti sartoriali che trasformano il modo di percepire forma, funzione e movimento.
Un guardaroba che cresce, parla, devia
La collezione è organizzata in nuclei narrativi, ciascuno con un proprio lessico di materiali e gesti, ma uniti dall’idea di soglia: lì dove la fabbricazione incontra qualcosa che sembra vivo.
Generic Wear: la crescita come forma
T-shirt e felpe si comportano come organismi in evoluzione. Volumi che cambiano pelle, strisce che si allungano, superficie che si espande. L’ordinario diventa terreno di metamorfosi: la silhouette appare familiare, poi scarta di lato, come se il capo “decidesse” di evolvere.
Arma: braccia dove non te le aspetti
Le maniche compaiono in posizioni inusuali, generando una dissonanza giocosa tra gli arti del corpo e gli arti dell’abito. Una giacca può essere indossata lasciando un braccio fuori o ruotata, moltiplicando i modi d’uso e invitando a un gesto di libertà nell’atto di vestirsi.
Peu Form3: l’organismo abito
Dalla collaborazione con Camper nasce Peu Form3, una serie in pelle sintetica tagliata come un unico foglio che avvolge il corpo. Le forme sono fluide, quasi organiche, come se il design della scarpa “Peu Form” fosse proliferato fino a diventare capo. L’idea di sartorialità è messa tra parentesi, per lasciare spazio a volumi istintivi.
A Shopper’s Body: il corpo-consumo
Un capo-seconda pelle integra oggetti nel suo stesso perimetro, tracciando contorni che raccontano l’eccesso di acquisti. Tasche oversize e collocazioni inedite spostano l’attenzione sul tema dell’accumulo: l’abito ingloba, definisce, impone una nuova mappa del corpo.
Palindrome : dritto/rovescio, il doppio che confonde
Capi pensati per essere indossati da entrambi i lati. Ciò che di solito è fodera diventa camicia (con micro-logo), e viceversa. Indossato “in modo convenzionale” appare come stratificato; rovesciato, la camicia sembra poggiare sulla schiena. Una partitura di illusioni quotidiane.
Concealed: scolpire il vuoto
Un tubolare di tessuto avvolge il corpo e ne esplora l’interstizio con lo spazio. L’attenzione si sposta dal capo alla massa d’aria che lo modella. Invece di “decorare”, la costruzione rivela il volume disegnato dall’incontro tra pelle e stoffa.
Piante metropolitane, pattern viventi
La vegetazione che resiste in città diventa motivo e materia, tra fotografia e plissé.
Urban Jungle Jersey & Urban Jungle: vitalità indossabile
Palme e specie urbane vengono fotografate nel loro habitat, poi trasposte su abiti che ne riprendono creste, nervature, consistenze. I tessuti plissettati trattengono la memoria della foglia, morbidi ma strutturati, come superfici che respirano.
Adventitious: la crescita in ogni direzione
Come i getti avventizi delle piante, maniche, colletti e aperture emergono in punti imprevisti su una maglia tubolare. Il capo accetta la pluralità: più sovrapposizioni, più interpretazioni, più modi di usarlo. Il corpo, così, guadagna spazio d’espressione.
Camper × Issey Miyake
La collaborazione si arricchisce di Karst Finch, sneaker che monta una tomaia elastica e leggera sulla suola ispirata alle formazioni rocciose del modello Karst. La cromia guarda al piumaggio dei fringuelli, mentre la costruzione favorisce libertà di cammino. In dotazione due paia di calzini coordinati (uno tono su tono, uno a contrasto) per suggerire varianti di stile con un gesto minimo.
Il paesaggio acustico firmato Tarek Atoui amplifica la dialettica tra vivo e costruito. Pietra, acqua, pelli percussive di diverse tradizioni e ceramiche diventano parte della composizione, in risonanza con le proprietà tattili dei tessuti. La passerella non è solo vista: è ascolto della materia.
Materiali, tatto, grammatica del corpo
Carta, nylon, cotone, triacetato, poliestere e poliuretano vengono combinati in superfici che cambiano voce da un tema all’altro: dal lucido elastico delle seconde pelli alla pelle sintetica dei capi-monolite, fino alle garze plissettate che trattengono memoria di foglie e venti. Ogni famiglia della collezione stabilisce un patto diverso con chi la indossa: ora asseconda, ora devia, ora domanda un’interazione non convenzionale.
“Being Garments, Being Sentient” non chiede di “indossare tendenze”, ma di negoziare con un oggetto che si comporta da soggetto. L’abito suggerisce posture, moltiplica i percorsi per infilarsi, rovesciarsi, agganciarsi, e così ridefinisce l’intimità con il proprio corpo. È un invito a ritrovare stupore e curiosità attraverso capi che dialogano: ti seguono, ti contraddicono, ti chiedono di esplorare altre possibilità.
credit image by Press Office – photo by Issey Miyake











