Benvenuti a casa: Simone Bellotti riscrive Jil Sander tra rigore e flou

Simone Bellotti immagina Jil Sander autunno inverno 2026 come una dimora emotiva: un luogo che accoglie e respinge, dove la purezza si misura anche nel lasciarsi andare. La collezione unisce tailoring verticale abbottonato alto e flou in movimento, con dettagli “in fuga” (colletti, tasche, margini) e accessori che mettono in dialogo opposti, fino agli occhiali che anticipano la collaborazione con Oliver Peoples.

Jil Sander è una casa nel senso più ampio: un luogo, un’etica estetica, un modo di stare nei vestiti. Per la sua seconda sfilata, Simone Bellotti sceglie di attraversare il marchio come si attraversa una dimora: spazio di intimità, di protezione, di appartenenza. E anche spazio di attrito. Una casa può calmare o far emergere nervature, può diventare rifugio oppure il luogo da cui si sogna di uscire. La collezione nasce dentro questa ambivalenza e la usa come cifra estetica.

La materia come memoria guida la mano di Simone Bellotti

Il racconto non è astratto: parte dalla materia e dalla sua storia. Simone Bellotti ha familiarità con tessuti, rivestimenti, superfici che si toccano e si spostano: suo padre era tappezziere. In passerella, questa memoria si traduce in un’attenzione concreta ai “materiali da arredo” e ai loro codici: elementi che in una casa possono cambiare posto, essere ricollocati, capovolti, anche dimenticati. Lo stesso accade ai segni identitari di Jil Sander, che restano riconoscibili anche quando vengono spinti in territori meno lineari.

La purezza si misura nel lasciarsi andare e nel tessuto

Jil Sander è spesso associata alla purezza massima. Qui la domanda si sposta: può il lasciarsi andare trasmettere sobrietà? Dopo un debutto centrato sull’essenza, Bellotti cerca ciò che viene dopo: il “di più” che ha un senso. Curve al posto delle rette, margini che crescono, tessuto che si accumula e diventa parte della disciplina. Nella logica dei contrari, l’aggiunta non nega la sottrazione: la rispecchia, la completa, la rende visibile.

La palette di neutri sbiaditi e toni scuri

La cromia lavora su una familiarità controllata: neutri sbiaditi mescolati a neri, blu e grigi. È una tavolozza che non cerca lo shock cromatico: preferisce la permanenza, il tono, la luce che cambia sulle superfici. Come in una stanza abitata, il colore non “urla”, ma accompagna e mette in risalto tagli, volumi e movimento dei tessuti.

Il corpo resta il centro con un tailoring e tagli che liberano la figura

La collezione parla di fluidità e flou, ma lo fa senza perdere la fisicità. Il corpo resta il fulcro: il tailoring razionale abbottonato alto impone verticalità, mentre fenditure mirate rivelano le gambe e introducono una tensione sottile. I tagli arrivano anche sul retro: spacchi molto alti su cappotti e blazer e pieghe trattenute da travette, come se l’abito volesse trattenere la propria energia e, nello stesso tempo, lasciarla scorrere.

Dettagli in fuga creano movimento

Il dialogo tra corpo e abito si gioca su dettagli che sembrano sottrarsi al controllo: spalle che si alzano, tasche che scivolano, colletti che arretrano o “volano”, bordi che ondeggiano e si piegano. È un modo per dare all’abito una sua autonomia, quasi un carattere: non un contenitore, ma un elemento vivo che reagisce. I tessuti da arredamento vengono resi fluidi o modellati in forme a clessidra, mentre certi abiti diventano “nuvole” di tessuto con morbidezza scultorea.

Il dialogo tra uomo e donna rende i codici condivisi

Il rimando tra collezione femminile e maschile è continuo: la stessa idea di contrasti attraversa volumi e dettagli, con scambi di silhouette e proporzioni. Non è un gioco di travestimento, ma un lavoro su forma e funzione: ciò che cambia è il modo in cui l’abito cade, stringe, lascia spazio, si allenta. La casa, in fondo, è anche questo: un insieme di oggetti condivisi che diventano personali a seconda di chi li indossa.

Gli accessori amplificano i contrari

Gli opposti tornano negli accessori, dove la collezione si diverte a mettere in tensione postura e comodità. Da un lato compaiono scarpe con tacchi esagerati; dall’altro ballerine unisex aderenti come calze, e stringate a punta quadrata. Gli stivali in camoscio dall’aspetto vissuto aggiungono un registro tattile, meno “pulito” e più terreno. Le nuove borse uniscono assertività geometrica ed evocazione del corpo, tenendo insieme struttura e sensualità in un equilibrio volutamente instabile. Gli occhiali da sole preannunciano la collaborazione con Oliver Peoples.

Tra gli ospiti figuravano la musicista americana Kim Gordon, la regista americana Nia DaCosta, l’attrice francese Pom Klementieff, l’attrice taiwanese Aviis Zhong, il musicista e produttore britannico Cobey Sey, la cantautrice Joan Thiele, la musicista e compositrice americana Laurel Halo, la cantante e compositrice danese Erika de Casier, la produttrice musicale e musicista franco-americana Sophie Koella, la compositrice polacca Hania Rani, il compositore Bryan Senti, la regista Jessica Woodworth, l’attrice e regista Nathalia Acevedo, e ancora Anna Franceschini, Liliana Moro, Olympia Scarry, la scrittrice Jina Khayyer, Chiara Barzini, Saskia Diez e Greta Ferro.

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credit image by Press Office – photo by Jil Sander

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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