Jil Sander celebra il Capodanno Lunare 2026 con un film sull’Anno del Cavallo

In vista del Capodanno Lunare, Jil Sander presenta la Lunar New Year Campaign 2026 dedicata all’Anno del Cavallo. Diretto dal regista e fotografo Jeremy Z. Qin, il film adotta un linguaggio visivo sottile per esplorare l’intimità emotiva della Festa di Primavera: un viaggio silenzioso tra fuochi d’artificio, foschia del mattino, vecchie fotografie che si sovrappongono al presente e un ciondolo a ferro di cavallo dorato come augurio di fortuna. All’alba, intorno al porto, giovani figure sussurrano desideri per il nuovo anno, mentre la città diventa spazio di ascolto interiore.

Un Capodanno Lunare raccontato come atmosfera urbana

Con l’avvicinarsi del Capodanno Lunare, Jil Sander presenta una campagna 2026 in omaggio all’Anno del Cavallo. Il progetto, intitolato “New Year’s Beginning · Blessings Within Form”, sceglie il formato cinematografico per raccontare ciò che spesso resta sotto la superficie dei rituali: il flusso di sentimenti che attraversa gli incontri, i ritorni, le attese.

La campagna ha un tono trattenuto, fatto di pause, sguardi e dettagli, e costruisce un dialogo costante tra personaggi e città. A definire l’intento sono le parole di Simone Bellotti, Direttore Creativo di Jil Sander: «Sono sempre stato affascinato dalle connessioni emotive legate ai festeggiamenti del Capodanno Lunare. Per questa campagna, che mette in scena un dialogo silenzioso tra i personaggi e l’atmosfera urbana, abbiamo voluto raccontare il flusso sotterraneo di sentimenti che attraversa questi incontri».

È una frase che orienta tutto il film: non si tratta di “spiegare” il Capodanno Lunare, ma di avvicinarsi alla sua dimensione affettiva, quella che si sente più che vedersi.

La regia di Jeremy Z. Qin e un linguaggio visivo misurato

Jil Sander Capodanno Lunare 2026

photo by Jil Sander

Il film è diretto dal regista e fotografo Jeremy Z. Qin, che adotta un linguaggio visivo contemporaneo e discreto. La narrazione procede per immagini: luce e ombra, notti che si aprono in bagliori improvvisi, mattini velati, gesti minimi che diventano racconto.

L’impostazione non cerca l’enfasi; lavora invece sulla sottrazione, coerente con l’idea di “design puro e rigoroso”. Il rigore qui infatti non è freddezza: è controllo della scena, precisione nella costruzione del ritmo, attenzione a ciò che resta quando la città rallenta.

La Festa di Primavera come viaggio interiore

Uno degli elementi più interessanti del racconto è lo spostamento di prospettiva: il Capodanno Lunare non viene descritto come un semplice rientro a casa. È, piuttosto, un percorso introspettivo attraverso la memoria, un ricongiungimento con una parte di sé che appartiene al passato.

Il film segue un viaggio personale e silenzioso, dove la nozione di “casa” si espande: non coincide solo con un luogo fisico, ma con una geografia emotiva fatta di ricordi, immagini, legami. La convivialità, in questa lettura, non è soltanto tavola e presenza: è riconoscimento reciproco, continuità tra generazioni, ascolto.

Fuochi d’artificio e foschia: la notte che diventa mattino

Jil Sander Capodanno Lunare 2026

photo by Jil Sander

La campagna introduce due momenti atmosferici che funzionano come cornici narrative. Il primo è la notte: i fuochi d’artificio squarciano il cielo, segnando l’inizio della ricorrenza. Il secondo è l’avanzare del mattino: il viaggio prosegue nella foschia dell’alba, quando i contorni cambiano e tutto appare più intimo, quasi sospeso.

Questa alternanza tra notte e mattino mette in scena un passaggio: dalla celebrazione esterna a una dimensione più interna. Il Capodanno Lunare diventa un tempo di transizione in cui la città, anziché fare rumore, lascia spazio a un sentimento più profondo.

Il ferro di cavallo dorato e le fotografie

Tra i dettagli che fissano il senso della campagna emerge un oggetto preciso: un ciondolo a forma di ferro di cavallo dorato, portatore di auspici di fortuna e di una compagnia duratura.  Accanto a questo, il film utilizza le vecchie fotografie come elemento di montaggio emotivo: immagini del passato si sovrappongono al presente, creando una trama in cui il tempo non è lineare. Il legame tra generazioni non viene dichiarato: risuona “silenziosamente” attraverso questi frammenti, come se la memoria fosse un tessuto leggero che resta addosso.

L’alba al porto: desideri sussurrati e una città che ascolta

All’alba, intorno al porto, giovani figure si bagnano nella luce e sussurrano desideri per il nuovo anno: la celebrazione non è solo folla o gesto rituale, ma anche un momento raccolto, personale.

Il film propone così una versione contemporanea della Festa di Primavera: in un mondo in movimento continuo, la ricorrenza diventa un’occasione per fermarsi, riflettere e dialogare interiormente. La convivialità, in questo quadro, non si limita alla presenza fisica: comprende anche il modo in cui una comunità condivide attese, speranze, memorie.

credit image by Press Office – photo by Jil Sander

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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