Joker film 2019 recensione: la performance ipnotica e cruda di Joaquin Phoenix

Una performance ipnotica e cruda quella di Joaquin Phoenix (da Oscar!), che ci conduce per mano in questo viaggio con Arthur Fleck, attraverso il lato oscuro e fatiscente della città, e alla fine il suo.

Joker film 2019 recensione – Esce oggi nelle sale cinematografiche italiane il film vincitore del Leone d’Oro a Venezia 2019: Joker firmato da Todd Phillips con un, a dir poco, eccezionale Joaquin Phoenix che interpreta il villain DC, storico nemico di Batman.

La Gotham City narrata magistralmente da Todd Phillips è una città sull’orlo della rivolta, iperrealista, un mondo difficile e duro. Una Gotham in cui la disfunzionalità e i poteri forti valorizzano ed estremizzano le lotte interne di Arthur Fleck che lo porteranno alla trasformazione da Clown a Joker. Un’estetica fortemente realistica, che crea una Gotham sporca, piena di graffiti, in cui il tessuto urbano e cittadino non solo diventa oscuro, ma è al tempo stesso lo specchio traslato della trasformazione.

Gotham diviene così la metafora della vita stessa di Joker: un uomo piccolo in un mondo grande, sempre solo in mezzo alla folla, invisibile, e poi questo piccolo mondo dentro quella persona implode.

Una performance ipnotica e cruda quella di Joaquin Phoenix (da Oscar!), che ci conduce per mano in questo viaggio con Arthur, attraverso il lato oscuro e fatiscente della città, e alla fine il suo. Un uomo intrappolato in un’esistenza ciclica di cui mal interpreta tutti i segnali. Un uomo la cui incontrollabile ed inappropriata risata, che acquista slancio mentre cerca di contenerla, non trasmette simpatia a coloro che incontra quotidianamente, esponendolo così ad ulteriori situazioni di ridicolo e alienazione dalla società di Gotham.

“Ho sempre pensato alla mia vita come una tragedia, adesso vedo che è una commedia”
—Joker

Joker film 2019 recensione: speciale costumi di scena

Per creare l’aspetto di Arthur – e, man mano, di Joker – Todd Phillips ha reclutato il costumista Mark Bridges, che aveva già lavorato per Phoenix in “The Master” e in “Vizio di forma”.

Riguardo all’epoca in cui si svolge “Joker”, Bridges osserva: “Per essere fedeli, diciamo al 1981, bisognava utilizzare una certa gamma di tonalità e combinazioni di colori disponibili nei negozi di allora. Abbiamo usato molto blu, marrone, malva, grigio, navy, kaki … Ci siamo allontanati dall’arancione bruciato e dai verdi degli anni ’70, anche se ne ho aggiunti alcuni per il bene della storia. Ma solo attingendo a questa tavolozza colori ci si sente automaticamente in un’altra epoca, perché sono tonalità non visibili nei negozi in questo momento”.

Per quanto valga il senso della moda per Arthur, dice Bridges: “È molto un John Q. Public, per così dire; punta più alla praticità che allo stile. Veste capi comodi, e si vede che li ha da molto tempo, inoltre ha un vago aspetto infantile, alternato a quello di una persona anziana. Con Joaquin, non voglio mai rivelare troppo con le scelte che faccio, perché la sua performance è già molto potente”.

Nei frame di apertura del film, tuttavia, vediamo Arthur al lavoro che indossa un costume probabilmente da lui stesso ideato: da pagliaccio. “Ho lavorato sulla sua silhouette tenendo a mente che alcuni movimenti del personaggio nel film sono ispirati alle mosse di Charlie Chaplin, e che sarebbe un costume che Arthur ha realizzato in modo molto improvvisato”. Bridges tuttavia riconosce “Una mia vanità personale è la piccola bombetta che indossa, perché l’ho sempre amata sui pagliacci”.

E, naturalmente, Arthur indossa anche le tradizionali scarpe da clown, con le quali Phoenix più volte ha dovuto correre: impresa non facile. Riguardo all’attuale costume di Joker per il film, Bridges riferisce felicemente che il suo design è stato in parte descritto nella sceneggiatura come “un completo ruggine che Arthur possedeva da molti anni”.

Malgrado ciò confessa: “Hai milioni di pensieri che ti attraversano la testa e senti un po’ di pressione esterna per soddisfare i fan e il progetto. Ma alla fine il mio lavoro si riduce a raccontare questa particolare storia, in cui l’outfit deve essere qualcosa di molto organico per il personaggio: capi che abbiamo visto indossare prima da Arthur, ora riassemblati per diventare il vestito di Joker”.

Lavorando a ritroso, Bridges è stato in grado di determinare quando e quanti elementi fondamentali utili al look del Joker appaiono nel corso della storia. “Sono partito dall’inizio — dal comedy club, come vengono combinati diversi elementi e capi differenti — per arrivare al risultato finale. Quando con Joaquin abbiamo fatto gli ultimi ritocchi per il completo, con la camicia giusta, il gilet giusto … rispecchiava appieno gli anni ’70 con una linea leggermente più lunga della giacca, mentre lui ha assunto una strana e sinuosa sicurezza che non apparteneva ad Arthur, bensì al Joker. Per me è stato davvero soddisfacente”.

Phoenix aggiunge: “Come Joker, cammina a testa alta. E’ sicuro di sé. Prima è come se fosse un guscio di sé stesso”. Durante tutto il film, Arthur indossa una faccia da clown per varie esibizioni. Il suo ultimo look da Joker è stato progettato da Phillips e Phoenix come una versione esagerata del normale maquillage di Arthur, ed eseguito alla perfezione dalla capo reparto trucco Nicki Lederman e dalla sua squadra, utilizzando il rosso e il verde di base del personaggio da clown di Arthur. La stessa Lederman ha creato una tonalità unica per le lacrime di Arthur tratta dai vari pigmenti che aveva in mano, soprannominandola blu antico.

DA VEDERE PERCHE’: Joaquin Phoenix è eccezionale nell’interpretare la metamorfosi di Arthur Fleck nello svelamento del suo vero io, un viaggio introspettivo che ci porta alla scoperta dell’uomo che poi diventerà Joker.

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