Tra tailoring e pizzi: Les Filles d’Eva riscrive i codici anni Trenta
Per l’autunno inverno 2026 2027, Les Filles d’Eva costruisce una collezione come racconto di viaggio identitario: la protagonista è una “piratessa borghese”, studentessa d’arte nella Venezia degli anni ’30, tra decadenza e avanguardia, con Peggy Guggenheim come musa ispiratrice. Un ricamo di quadrifoglio veneziano, realizzato a mano in Italia, attraversa i capi come segno di appartenenza. Il percorso tocca Mongolia (eco-pellicce, denim intensi, maglieria over, pizzo macramè) e poi Hong Kong e Doha (freschi di lana sostenibili, spalle strutturate, sete drappeggiate e jersey luxury), fino ai bauli con due abiti da sposa in dentelle francese, promessa di ricongiungimento con l’amore perduto.
Questa collezione parte da una domanda: cosa significa essere donna quando appartenenza e libertà tirano in direzioni opposte. Les Filles d’Eva risponde con un racconto di viaggio identitario in cui la moda diventa strumento di pensiero, capace di tenere insieme memoria e trasformazione senza semplificazioni. Il guardaroba si comporta come un diario: stratificato, emotivo, consapevole, costruito per accompagnare una protagonista che attraversa luoghi e codici estetici senza perdere coerenza.
Venezia anni ’30 tra decadenza e avanguardia
Al centro torna la figura della piratessa borghese, studentessa d’arte nella Venezia degli anni Trenta: colta, inquieta, sospesa tra rigore estetico e impulso irregolare. Venezia è città-matrice, dove classico e moderno convivono naturalmente; e dove il nome di Peggy Guggenheim diventa una chiave: libertà intellettuale, sguardo avanti, capacità di abitare la contraddizione. Ma Venezia è anche il luogo della perdita: l’amore fugge verso Oriente e l’assenza diventa motore narrativo. La partenza, qui, non è fuga: è scelta lucida, quasi una disciplina.
Il quadrifoglio veneziano è un segno di appartenenza,
Un ricamo di quadrifoglio veneziano attraversa la collezione come filo visivo e simbolico. È reinterpretato in chiave contemporanea e realizzato interamente a mano in Italia: un gesto lento, artigianale, che custodisce memoria e la rende presente. Non è decorazione: è radice, dichiarazione di appartenenza, firma emotiva che tiene insieme le tappe del viaggio.
Tre muse costruiscono un’immagine femminile sfaccettata
La femminilità di Les Filles d’Eva nasce per sovrapposizioni: donne diverse che si fondono in una sola figura. L’eleganza indipendente di Lauren Hutton, capace di rendere femminile un completo maschile sartoriale; l’irriverenza nostalgica e sensuale di Vanessa Paradis; la grazia boho e senza tempo di Aurélie Claudel, come volto ideale di una libertà che non scende a compromessi. È un trio di riferimenti che spiega bene il tono della collezione: non “dolcezza”, ma personalità complessa.
La mongolia
La prima tappa geografica è la Mongolia, dove il tema diventa protezione: eco-pellicce calde, denim armati dai lavaggi intensi, maglieria over in costa inglese e intarsi di pizzo macramè tagliati e cuciti a mano da artigiani locali. Qui la femminilità si fa essenziale e risoluta: il corpo non viene esibito, viene difeso; e proprio per questo acquista forza. Il percorso si trasforma in atto di volontà verso la propria origine emotiva.
Hong Kong e Doha
Il viaggio poi cambia registro: nelle capitali del business orientale, Hong Kong e Doha, il gusto diventa netto, autorevole, essenziale. Protagonisti sono i freschi di lana sostenibili sviluppati con tecnologie dei tessutai italiani: materiali leggeri e performanti che costruiscono spalle strutturate e silhouette decise. In contrasto, entrano sete leggere drappeggiate e jersey luxury che seguono e disegnano il corpo con precisione. È un’idea di femminilità che prende spazio e afferma controllo senza rinunciare alla sensualità.
Accessori e tracce del viaggio
Il passaggio tra continenti si materializza in elementi che sembrano “trovati” lungo la strada: volumi avvolgenti di nappe, pizzi seamless senza cuciture e senza bisogno di stiratura, stivali alti e affusolati, borse in suede nei toni della terra. Non sono semplici add-on: sono prove che il viaggio è avvenuto davvero.
Due abiti da sposa nel baule
Dentro ai bauli della protagonista ci sono anche due abiti da sposa: bustini e crinoline in pizzo francese dentelle, omaggio a una memoria materna potente e a una Venezia fatta di corsetti e petali di chiffon. Sono capi custoditi come promessa, pronti per un ricongiungimento con l’amore perduto.
Gli anni trenta riletti
L’autunno inverno 2026 2027 rilegge i codici degli anni Trenta – spalle decise, drappeggi vitali, vita segnata – e li fa convivere con riferimenti che aggiungono stratificazione: il minimalismo scultoreo di Madame Grès, il tailoring maschile, la maglieria over, fino ai cocktail dress e ai pizzi che evocano una femminilità anni Ottanta, consapevole e affermata. L’insieme resta elegante e strutturato, ma mai “museale”: tutto è pensato per essere vissuto.
Con questa collezione, Les Filles d’Eva consolida un linguaggio creativo che unisce ricerca stilistica e narrazione culturale. L’artigianalità diventa gesto concreto di continuità tra passato e presente: non nostalgia, ma metodo. E la donna che emerge è complessa, colta, indipendente: attraversa epoche e geografie senza perdere coerenza, trasformando ogni stile in una tappa del proprio cammino.
credit image by Press Office – photo by Les Filles d’Eva












