Loewe autunno inverno 2026: la precollezione prende forma a Tenerife, la campagna
• Talia Chetrit fotografa la campagna precollection autunno inverno 2026 di Loewe tra rocce vulcaniche, onde atlantiche e le architetture costiere di Tenerife.
• Pelle, maglieria tattile, anorak, righe e sportswear sperimentale delineano la direzione creativa di Lázaro Hernández e Jack McCollough.
• La precollezione presenta Amazona 180 in nuove dimensioni, Layer Flamenco clutch, Scarf bag, mini Cala bag, Grip sneakers, Speed Shield sunglasses e Origami shoes.
La campagna Loewe precollection autunno inverno 2026, fotografata da Talia Chetrit a Tenerife, definisce il nuovo linguaggio di Lázaro Hernández e Jack McCollough attraverso pelle, colore, sportswear e accessori. Nel cast Eva Victor, Isla Johnston, Levon Hawke e Seydou Sarr.
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La precollection Loewe autunno inverno 2026 costruisce la propria identità nel contrasto fra controllo e spontaneità. Talia Chetrit fotografa i capi e gli accessori a Tenerife, usando il paesaggio dell’isola come una struttura narrativa: la superficie irregolare della roccia, le colline verdi, il movimento dell’Atlantico e le linee nette delle architetture costiere modificano la percezione di colori, volumi e materiali. La campagna prosegue la ricerca avviata dai direttori creativi Lázaro Hernández e Jack McCollough per Loewe, traducendo il lavoro artigianale della Maison in immagini fisiche, dirette e sensoriali.
Talia Chetrit trasforma Tenerife in una grammatica visiva
La fotografia di Talia Chetrit alterna punti di vista dall’alto e dal basso, dettagli ravvicinati e figure osservate a distanza. Questa mobilità dello sguardo impedisce alla campagna di stabilizzarsi in una sequenza uniforme. I corpi possono apparire piccoli rispetto al paesaggio oppure occupare l’immagine attraverso un dettaglio, mentre le scogliere e le onde introducono una tensione naturale che contrasta con la costruzione esatta degli abiti e degli accessori.
Tenerife viene scelta per la sua energia: le rocce scure assorbono le tonalità più intense della collezione; la vegetazione aumenta la profondità delle superfici; l’orizzonte marino apre l’inquadratura. La sensualità nasce da questa vicinanza fra corpo e ambiente. Talia Chetrit evita una rappresentazione levigata dell’isola e lavora invece sulle differenze di consistenza: pelle nuda, pelle lavorata, maglia, roccia, acqua e metallo.
La componente sensoriale
Alle fotografie ambientate si affiancano composizioni di oggetti e alimenti: cubetti di ghiaccio colorati, miele che cola, banane mature e semi di frutto della passione sparsi sulla superficie. Sono immagini dense, a tratti ironiche, che estendono il vocabolario tattile della collezione. Il ghiaccio suggerisce trasparenza e variazioni cromatiche; il miele introduce viscosità e movimento; la frutta richiama forme piene e colori concentrati.
Questi scatti associando gli accessori a sensazioni immediate. La costruzione delle borse, la morbidezza della pelle e la precisione dei profili acquistano maggiore evidenza proprio accanto a elementi instabili, destinati a sciogliersi, colare o disperdersi.
Protagonista la pelle
La pelle occupa una posizione centrale nella precollezione. Compare su pantaloni, cappotti e shorts cropped dalla consistenza morbida, portati con un’attitudine disinvolta. I capi vengono sovrapposti attraverso contrasti cromatici decisi, poi sbottonati, slacciati o lasciati ricadere sul corpo.
La silhouette alterna volumi definiti e parti più fluide. I colletti della maglieria outerwear uniscono struttura e profondità tattile, mentre le righe imprimono ritmo a camicie, shorts e calzature Origami. Il colore lavora per blocchi, con accostamenti capaci di emergere sul terreno vulcanico e contro l’azzurro dell’oceano.
Lo sportswear: energia atletica
La componente sportiva viene rielaborata attraverso anorak, Grip sneakers e occhiali avvolgenti Speed Shield. Le forme mantengono un’impronta atletica, ma materiali, proporzioni e abbinamenti le spostano in un territorio più sperimentale. Gli occhiali costruiscono una linea continua sul volto; le sneaker introducono una base tecnica; gli anorak aggiungono leggerezza e protezione alla stratificazione. Le Origami shoes, percorse dalle righe, mostrano un’altra direzione della ricerca: la superficie grafica accompagna una forma elaborata per pieghe e geometrie.
Le borse: costruzione, materia e funzione
La Amazona 180, riconoscibile per la linea morbida e il singolo manico, arriva nella misura media per donna e nella versione XL per uomo. Il cambiamento di scala mette in evidenza la flessibilità della struttura e amplia le possibilità d’uso del modello.
Accanto all’Amazona 180 compaiono la Layer Flamenco clutch, la nuova Scarf bag e la compatta mini Cala bag. Ognuna sviluppa un diverso rapporto fra volume e materia: la Layer Flamenco lavora sulla morbidezza e sulla sovrapposizione, la Scarf bag suggerisce un’idea più fluida, la mini Cala concentra la forma in proporzioni ridotte. La qualità della pelle emerge attraverso curve, pieghe e cadute, più che attraverso elementi ornamentali.
È negli accessori che la direzione di Hernández e McCollough appare più nitida. La competenza artigianale di Loewe viene trattata come un processo di ingegneria della forma: il materiale determina il comportamento dell’oggetto, mentre la costruzione ne governa equilibrio, impugnatura e presenza sul corpo.
Eva Victor, Isla Johnston, Levon Hawke e Seydou Sarr
Il cast riunisce quattro interpreti provenienti da percorsi differenti. Eva Victor, autrice, regista e interprete franco-americana, ha scritto e diretto Sorry, Baby, premiato per la sceneggiatura agli Independent Spirit Awards. Isla Johnston, attrice britannica e ambassador Loewe, è stata scelta da Baz Luhrmann per interpretare Giovanna d’Arco e si è fatta conoscere con La regina degli scacchi.
Levon Hawke lavora fra cinema, musica e teatro, con esperienze che comprendono Wildcat, The Thicket, Marty Supreme e la regia teatrale di Picture Day. Seydou Sarr, attore senegalese, ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni alla Mostra del Cinema di Venezia per Io capitano e ha poi partecipato al documentario Seydou – Il sogno non ha colore.
credit image by Press Office – photo by Loewe











