Louis Vuitton Objets Nomades, alla Milano Design Week 2026 il design ritrova l’eleganza dell’Art Déco

Alla Milano Design Week 2026, Louis Vuitton porta a Palazzo Serbelloni una nuova tappa del progetto Objets Nomades, costruendo una mostra che intreccia storia della Maison, memoria delle arti decorative e nuove espressioni del design contemporaneo. Al centro del racconto ci sono l’omaggio a Pierre Legrain, figura chiave dell’Art Déco legata a Louis Vuitton negli anni Venti, e una serie di nuove creazioni firmate da designer e studi internazionali che ampliano l’universo Home della maison tra arredi, oggetti decorativi, tessili e arte della tavola.

Nel calendario degli eventi della Milano Design Week 2026, Louis Vuitton torna con una mostra allestita nel cuore di Palazzo Serbelloni, in Corso Venezia 16. Qui la maison presenta una nuova edizione di Objets Nomades, il progetto nato nel 2012 per esplorare il design attraverso collaborazioni con talenti internazionali e per tradurre il proprio savoir-faire in una collezione di pezzi in edizione limitata, arredi e oggetti destinati all’abitare contemporaneo.

La tappa milanese del 2026 non si limita però a ribadire questa vocazione. La mostra assume il valore di una dichiarazione culturale più ampia, perché mette in relazione il presente con una parte precisa della storia di Louis Vuitton: il legame con le arti decorative francesi e con quel clima creativo che, a partire dagli anni Venti, ridefinì il rapporto tra funzionalità, eleganza, rigore formale e gusto per il dettaglio. È in questo passaggio che Objets Nomades si carica di una dimensione più storica e riflessiva, restando comunque ancorato alla contemporaneità.

Il centenario dell’Art Déco riporta Louis Vuitton alle proprie radici decorative

La cornice della mostra è il centenario dell’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne del 1925, appuntamento simbolico per la nascita e l’affermazione dell’Art Déco, al quale Louis Vuitton prese parte. Guardare a quell’eredità, nel 2026, significa per la maison tornare a una delle matrici più importanti della propria identità progettuale.

All’inizio degli anni Venti, sotto la guida di Gaston-Louis Vuitton, il marchio ampliò infatti il proprio orizzonte oltre il baule da viaggio, aprendosi a oggetti, mobili e accessori di alta gamma in cui forma e funzione entravano in un dialogo stretto. La grammatica dell’Art Déco offrì alla maison una disciplina visiva fatta di geometrie nette, materiali preziosi, colori calibrati e lavorazioni raffinate. A Milano, questo patrimonio è una risorsa viva da riattraversare attraverso il design di oggi.

L’omaggio a Pierre Legrain è il cuore storico e formale della mostra

Louis Vuitton Pierre Legrain Coiffeuse black

photo by Louis Vuitton

Il centro più denso e colto di questa edizione di Objets Nomades è la Pierre Legrain Hommage Collection, che riporta in primo piano una figura importante della cultura decorativa francese del primo Novecento. Decoratore, illustratore, ebanista e rilegatore, Pierre Legrain fu vicino a Gaston-Louis Vuitton e contribuì a definire una parte dell’immaginario della maison negli anni Venti.

Tra i pezzi più rilevanti presentati a Milano c’è la riedizione del primo mobile mai commissionato da Louis Vuitton, una toeletta del 1921 dalle linee pure e dalla struttura a omega, originariamente rossa e nera, ora riproposta in una versione speciale in legno laccato rivestito in pelle Nomade. È un oggetto che sintetizza bene il linguaggio di Legrain: pulizia architettonica, tensione grafica, equilibrio tra decorazione e rigore. Più che un semplice pezzo d’archivio, appare come una dichiarazione di metodo: il design come gesto essenziale.

Accanto a questa riedizione, la collezione include altri arredi tratti dagli archivi di Legrain e sviluppati in collaborazione con i suoi eredi. Tra questi spicca la sedia Chilean Riviera, che mette insieme rovere, pelle e intarsi in madreperla, portando nella seduta una sensibilità decorativa colta ma misurata. C’è poi un paravento giocato su una tarsia lignea che lavora con la luce e con motivi obliqui, facendo emergere quella passione per gli effetti ottici e per le composizioni geometriche che appartiene pienamente alla sensibilità Art Déco.

Dai libri ai tessili: l’universo di Legrain si amplia oltre il mobile

L’omaggio a Pierre Legrain non si esaurisce nel mobile. Louis Vuitton sceglie di estendere il suo linguaggio anche al mondo dei tessili per la casa e degli oggetti d’arte, restituendo la pluralità del suo lavoro. Legrain, del resto, realizzò centinaia di rilegature di straordinaria complessità, e proprio da quell’universo grafico derivano diversi motivi che la maison porta ora su plaid, tovaglie, tessuti per tappezzeria e tappeti.

Il passaggio dalla rilegatura al tessile è particolarmente interessante, perché mostra come un codice nato per la superficie del libro possa trasformarsi in pattern domestico, in ritmo visivo, in struttura decorativa da abitare. Lo stesso accade negli oggetti: una scatola con intarsi in pelle e un vassoio in legno e pelle colorata traducono in forma tridimensionale alcune composizioni pensate da Legrain, tra cui quelle legate a Daphné di Alfred de Vigny.

Anche la tavola entra in questo discorso storico. Un servizio di piatti riprende infatti la rilegatura di À Rebours di Joris-Karl Huysmans e la trasforma in un set curvo dominato da toni verdi e oro. In questa scelta si legge bene il progetto della mostra: non separare le arti applicate per categorie rigide, ma mostrarne la continuità, il modo in cui un disegno può passare da una copertina a un tessuto, da un arredo a un oggetto per la tavola.

Objets Nomades continua a parlare il linguaggio del design contemporaneo

Louis Vuitton Raw Edges Poltrona

photo by Louis Vuitton

Se la sezione Legrain rappresenta il nucleo storico della mostra, il lato più apertamente contemporaneo emerge attraverso le nuove creazioni firmate da studi e designer già legati a Louis Vuitton o coinvolti per questa edizione. Qui il progetto Objets Nomades riafferma la propria natura: mettere il savoir-faire della maison al servizio di forme nuove, spesso complesse da realizzare, dove il lusso si misura soprattutto nella qualità esecutiva e nella capacità di portare un’idea fino alla sua espressione più compiuta.

Il duo londinese Raw Edges reinterpreta il tema della seduta con una sedia dalle forme organiche, caratterizzata da un comfort generoso e da un rivestimento tessile che lavora su illusioni ottiche. È una proposta che si muove sul confine tra morbidezza e costruzione visiva, tra volume fluido e forte presenza grafica.

Molto atteso è anche il ritorno della Cocoon di Estudio Campana, presentata nel 2026 in una nuova versione chiamata Cocoon Dichroic. Nato come uno dei pezzi simbolo di Objets Nomades, questo progetto viene ora rivestito da una superficie cangiante, quasi futuristica, che dialoga con l’iridescenza della nuova Maison Louis Vuitton Sanlitun di Pechino. La lavorazione è particolarmente sofisticata: le foglie dicroiche sono tagliate una per una, in un processo manuale che richiede mesi di lavoro. La poltrona mantiene così il proprio carattere avvolgente e scultoreo, ma si carica di una nuova vibrazione luminosa.

Estudio Campana firma alcuni dei pezzi più spettacolari di questa edizione

Louis Vuitton Jungle Campana Box

photo by Louis Vuitton

All’interno della mostra, Estudio Campana è tra i protagonisti assoluti. Oltre alla Cocoon Dichroic, torna il loro celebre calcio balilla, qui presentato in una nuova versione acquamarina. È uno di quei pezzi che raccontano bene l’approccio di Louis Vuitton all’oggetto domestico: prendere un elemento conviviale e ludico e trasformarlo in un’opera di alta manifattura. In questa versione, il tavolo da gioco si arricchisce di sirene dipinte a mano, di una superficie in madreperla intarsiata e di gambe in pelle squamata, dettagli che spostano l’oggetto dal semplice divertimento al collezionismo d’autore.

Sempre firmato Campana è il mobile Kaléidoscope, proposto come pezzo unico in tonalità acquamarina. Il nome allude alla costruzione visiva dell’oggetto: una superficie composta da oltre 500 sfaccettature di pelle esotica proveniente da stock esistenti. Qui il valore non sta solo nell’effetto ipnotico del disegno, ma anche nella scelta di riattivare materiali già presenti, trasformandoli in una composizione di alta precisione.

Lo studio firma inoltre la Jungle Box, preziosa scatola con intarsi in pelle colorata, ulteriore prova di come Louis Vuitton continui a considerare l’oggetto piccolo un terreno privilegiato per esprimere dettaglio, artigianalità e forza narrativa.

Le nuove scatole e gli oggetti decorativi

Nel percorso di Palazzo Serbelloni trovano spazio anche nuove interpretazioni dell’oggetto contenitore, tema da sempre vicino alla storia della maison. Accanto alla Jungle Box, LV Studio presenta una versione Damier realizzata in collaborazione con Jean Brieuc Atelier, specialista degli intarsi in legno. È un passaggio interessante, perché mette in relazione uno dei codici visivi più riconoscibili di Louis Vuitton con una tecnica materica che ne modifica la percezione: il Damier smette di essere soltanto pattern grafico e diventa rilievo, giuntura, superficie da osservare da vicino.

In questa parte della mostra si percepisce con chiarezza il senso più profondo del progetto Home sviluppato dalla maison negli ultimi anni. Dal 2025, infatti, Louis Vuitton ha ampliato il proprio universo domestico includendo non solo Objets Nomades, ma anche mobili, illuminazione, oggetti decorativi, tessili, accessori per la tavola e giochi. Il risultato è un sistema coerente, in cui il tema dell’art de vivre prende corpo in una costellazione di oggetti differenti, ma tenuti insieme dalla stessa attenzione al gesto artigianale e al dettaglio costruttivo.

La tavola diventa uno dei territori più raffinati della proposta Louis Vuitton

Una parte importante della presentazione milanese riguarda l’universo della tavola, affrontato con un linguaggio ricco ma mai ridondante. La collezione Flower Crown porta al centro il fiore Monogram, che nel 2026 celebra il suo 130° anniversario. Nei piatti, il motivo floreale compare in una versione dorata, dipinta a mano lungo il bordo, mentre al centro brilla una stella. Il risultato è una mise en place che lavora sulla riconoscibilità del simbolo senza irrigidirlo in formula decorativa.

Più dinamica è la collezione di bicchieri Twist, realizzata in vetro di Murano soffiato. Già tra i bestseller del marchio, viene ampliata con calici da vino e flûte da champagne, confermando una linea che unisce il piacere cromatico a una forma torsionata immediatamente riconoscibile. Sono oggetti che portano una leggerezza gioiosa sulla tavola, senza perdere il peso specifico del lavoro artigianale.

Accanto a Twist arriva anche la nuova collezione Diamond, in cristallo doppio tagliato, che offre una lettura più misurata e sofisticata del Monogram. Disponibile in bicchieri d’acqua, calici e flûte, questa linea insiste su un’eleganza più silenziosa, fatta di tagli, trasparenze e riflessi. Se Twist parla il linguaggio della convivialità luminosa, Diamond sembra orientarsi verso una raffinatezza più classica e versatile.

Tessili, sedute e tavoli ampliano la visione domestica della maison

La mostra di Milano introduce anche nuove collezioni pensate per dare maggiore profondità all’universo domestico di Louis Vuitton. Tra queste ci sono i plaid e i cuscini Flower Puzzle, nei quali le composizioni cromatiche e geometriche si organizzano attorno al fiore Monogram.

Nel campo degli arredi, una delle novità più interessanti è la poltrona lounge Collar, accompagnata da un poggiapiedi coordinato. Il progetto punta su una seduta avvolgente, impostata su una struttura in legno rivestita in pelle Nomade. Collar si inserisce così come naturale prosecuzione della sedia LV Studio lanciata nel 2025, ampliando la grammatica dell’arredo Louis Vuitton verso un registro più abitabile e continuo.

Di forte presenza è anche il tavolo Aqua di Franck Genser, con piano in marmo nero leggermente curvo e bordi arrotondati. La forma richiama una superficie liquida, mentre il giunto in legno che unisce piano e gambe cita i dettagli strutturali della Speedy, una delle borse più note della maison.

Louis Vuitton Objets Nomades
Palazzo Serbelloni
Corso Venezia 16
21 al 26 aprile
Dalle 10:00 alle 20:00

credit image by Press Office – photo by Louis Vuitton

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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