Marriage Story Venezia 76: Noah Baumbach racconta il film con Scarlett Johansson e Adam Driver

Il regista e sceneggiatore Noah Baumbach racconta il nuovo film di Netflix con Scarlett Johansson e Adam Driver. Leggete l’intervista su Globe Styles

Marriage Story Venezia 76

Sa un po’ di “Kramer vs Kramer” il nuovo film Netflix presentato in Concorso al Festival del Cinema di Venezia 2019. Marriage Story – Storia di un matrimonio -, l’ultimo lavoro del regista Noah Baumbach, racconta della fine di un matrimonio e dell’unione di una famiglia. Sullo schermo, i due amanti ora divisi sono interpretati da Scarlett Johansson e Adam Driver, accompagnati da Laura Dern, Alan Alda e Ray Liotta.

Il regista e sceneggiatore, nominato agli Academy Award per “Il calamaro e la balena”, ci racconta i motivi dietro il suo nuovo lavoro.

Cosa significa per te Marriage Story?
“A volte è solo quando qualcosa cade a pezzi che la si può capire per la prima volta. Ed è così, che attraverso la struttura narrativa di un divorzio che sono stato capace di raccontare la storia di un matrimonio. Il sistema legale del divorzio è creato per dividere, necessariamente. Separa persone, famiglie, proprietà e tempo. Tiene tutti nella loro storia ed offusca il punto di vista dell’altra persona. Io volevo costruire un altro modo di vedere le cose, un’offerta più generosa. Volevo trovare la storia d’amore nella separazione. Il matrimonio continua nel divorzio, non può essere altrimenti – si continua ad essere spostati per la sua intera durata. E quando c’è anche un figlio coinvolto, il matrimonio continua, in un senso, addirittura dopo il divorzio. Stavo pensando alla scena iniziale di The Grand Illusion (1937), il grande film di Jean sulla Prima guerra mondiale. I Francesi si ritrovano in territorio tedesco e i loro li invitano per a pranzare insieme. Quell’aspetto civile della guerra è lo stesso che si può provare nel divorzio. Si passano i giorni in meditazione o in aula, scambiandosi insulti attraverso dei proxy, e poi vai a casa e discuti dei compiti di tuo figlio. Il film apre con due storie in effetti: il tributo di lui per lei e il tributo di lei per lui. Ma come il film procede, e gli avvocati si mettono di mezzo, così queste storie mutano, il loro significato cambia. Diventano argomentazioni giuridiche e la verità è distorta. Diventa una gara per scoprire chi riesce a definire un matrimonio. Come dice Bert “La maggioranza delle persone in questo business inventa la verità per andare dove hanno bisogno di essere.” Dopo che il fumo si disperde, è allora che Nicole e Charlie trovano una storia comune con cui andare avanti.”

Parlavi con Adam Driver e Scarlett Johansson mentre scrivevi la sceneggiatura. Come ti hanno aiutato a dare forma ai loro personaggi sulla pagina?
“Io e Adam abbiamo parlato di questo film per un buon periodo, molto prima che questo film esistesse! Ho incontrato Adam, Scarlett e Laura Dern prima di cominciare a scrivere. Era importante per me avere questi attori nella mia testa mentre lavoravo alla sceneggiatura. Mi ha dato la confidenza di spingere le scene in diverse direzioni, perché potevo immaginare quei particolari attore interpretare quei momenti. Li ho intervistati tutti in un certo senso, per la storia così che per i loro personaggi. Nel caso di Scarlett e Laura, entrambe erano passate per il divorzio, avevano le proprie storie da raccontare. Adam è stato determinante nel creare i Barbers che lavorano in teatro.”

Hai attinto dalla tua esperienza personale per il film?
“Ci sono arrivato da un posto privato, sicuramente, sono figlio del divorzio e sono passato per un divorzio una volta adulto. Ma il divorzio viene affrontato da molte famiglie ed io penso che sarebbe un soggetto interessante da esplorare in modo più ampio. Ho fatto molte ricerche per il film. Ho parlato con avvocati e mediatori, ho presentato scenari e chiesto, “Cosa faresti in un caso come questo? Cosa direbbe un giudice qui?”, ed ho parlato con dei miei amici, molti di loro erano donne, sulla loro esperienza con il divorzio. Queste conversazioni erano spesso rivelatrici ed hanno aiutato a dar forma alla storia.”

Come avete lavorato insieme Lei, Adam e Scarlett per creare la loro intimità e una storia di dieci anni credibile?
“La vera risposta è che sono entrambi così bravi. Ci siamo preparati molto, provato l’intero film in anticipo, e mi piace fare molti takes quanto giriamo così da poter ottenere il massimo dal materiale. Ma se non hai due attori come Scarlett e Adam, non ha senso. Si sono approcciati a questo materiale da un posto molto onesto e personale. Ci sono scene che richiedono molto da loro e in ogni istante l’hanno dato. Sono meravigliato da certi loro momenti del film. Adam distrutto dal primo litigio, il viso di Scarlett quando le dice che accetta un lavoro a LA, ci sono così tanti momenti.”

Il tuo metodo di scrittura è cambiato rispetto ai tuoi film precedenti?
“Ci sono così tanti generi nascosti in un film: un thriller, una procedura legale, una commedia romantica, una screwball comedy, una tragica storia d’amore, perfino un musical. Quando guardi un thriller sei cosciente del fatto che ogni piccola cosa sia un indizio che potrebbe ripresentarsi più tardi. In “North by Northwest” (1959), Cary Grant afferra un coltello dopo che il diplomatico è stato ucciso. Le sue impronte sono sul coltello! Esploravo come ordinari errori che potrebbero passare inosservati siano improvvisamente evidenziati in un divorzio. Il fatto che Charlie non abbia installato il seggiolino nella macchina nel modo corretto, come Nicole abbia bevuto troppo vino una sera – questi incidenti si ripresenteranno più tardi, come armi nella battaglia legale. Charlie ha questa battuta nel film, rivolgendo si al valutatore “Osservi mai persone sposate?” e lei risponde “No, perché dovrei?”. Questa è una battuta che avevo in testa dall’inizio. È solo perché queste persone dalle buone intenzioni hanno deciso di lasciarsi, che si sottopongono ad un tale scrutinio.”

Questo è il suo quarto progetto con Adam. Com’è stato guardare il mondo scoprire il suo talento ed istinto, che tu già conoscevi?
“Ho incontrato Adam per la prima volta quando ha partecipato alle audizioni di “Frances Ha”. Lui rappresenta la versione migliore di tutto ciò che vorrei in un attore. C’è una preparazione totale. Viene mesi prima delle riprese con domande e idee. Conosce ogni battuta dall’inizio delle prove in poi, ed allo stesso tempo è completamente presente e pronto a vedere cosa si farà quel giorno. Una volta ha descritto recitare come “una ribellione benigna” e con lui, è molto accurato. È il miglior collaboratore che potresti desiderare, c’è sempre qualcosa in lui a spingerlo. Potrebbe alterare il ritmo di una battuta o cambiare fisicamente, tutto nella ricerca di un momento vero. Una volta ci è arrivato, può vivere in quel momento per un po’, prendere altre direzioni, rifinirlo. È cosciente ed incosciente allo stesso momento. È il mio modo preferito di lavorare.”

Ognuno dei tre avvocati ha un considerevole spazio sullo schermo: Nora, Bert e Jay. Bert è quello fuori posto, con più compassione. Perché era essenziale includere la sua prospettiva? Nonostante la loro connessione, perché Charlie lo licenzia?
“Ho sentito che il contrasto tra Bert e Jay dicesse molto del sistema divorzista. Il punto di vista di Bert è molto più empatico, ma viene mangiato vivo in una negoziazione. L’approccio di Jay è aggressivo, ma più efficace. All’inizio del film, Nicole e Charlie non vogliono ferirsi, non vogliono spendere troppi soldi, tutti vogliono proteggere Henry. È difficile per loro rendersi conto che non c’è alcuna ricompensa per un buon comportamento, come dice Nora ad un certo punto. Una volta che la battaglia legale comincia, è pressoché impossibile fermarla o rallentarla. Come dicono loro, l’unico modo è attraverso. Charlie sta venendo a patti con l’idea che il suo matrimonio stia finendo e di quali passi debba fare dopo. Dall’inizio Nicole sa che se ne sta andando. La sua storia, in un certo senso, è la storia della costruzione di se stessa, quella di Charlie della distruzione.”

Entriamo nelle specifiche delle riprese in entrambe le coste. Ed anche, quali location – se ce ne sono – sono state scelte per una connessione personale o cinematica?
“Le riprese sono durate 50 giorni in LA e NYC. Il production designer Jade Healy, il cinematographer Robbie Ryan, il costume designer Mark Bridges ed io abbiamo mantenuto la stessa palette sia in NY che LA sapendo che questo avrebbe fatto un effetto notevolmente differente, sia perché le città sono discordi, e soprattutto perché la luce è così diversa.

In NY abbiamo i mattoni rosi, il cemento grigio con punti di verde dati dagli alberi e un blu sbiadito del cielo. In LA abbiamo il rosso delle piastrelle spagnole, il bianco dello stucco sugli edifici, il grigio ed il verde delle palme, blu più profondi e i rosa.

Una delle prime scene del film vede Nicole uscire dalla metro. È un’immagine che ho sempre voluto inserire nel film: è così NY. È come venir fori dalla terra. In LA, come sappiamo, le persone si muovono in macchina, nessuno cammina. Siamo stati molto specifici su dove posizionare la camera nelle macchine quando si trattava di Charlie e Henry. Quando stai guidando con un bambino, la tua visione è della strada e la loro è quella del retro della tua testa. Sono angolature divertenti da avere quando si parla con qualcuno perché nessuno può veramente vedere la faccia dell’altro.

Ci sono tre case: il loro appartamento in Park Slope, Brooklyn, in cui Charlie finisce per vivere senza arredi; la casa di Sandra ad Hollywood; la nuova casa di Nicole in Echo Park. Molte delle location sono, ovviamente, spazi di transizione necessari: uffici, macchine a noleggio, aeroporti, aule di tribunale, atri, sale prova. Questi spazi tendono ad essere impersonali nella vita reale, ma io volevo renderli belli, a modo loro. Abbiamo dovuto adottare molte sfumature di muri bianchi! E Mark è sempre molto coscienzioso dei colori e delle texture dei loro vestiti su questi muri. Abbiamo guardato a Dr. Strangelove (1964), un altro film che vede persone in sale ufficiali, dietro a dei tavoli. L’apparente qualità ordinaria di questi spazi può anche creare un senso di minaccia, che Robbie ed io abbiamo accentuato riprendendole con angolature più basse e larghe.

Uno scherzo nel film, continua a fare riferimento allo “spazio” in LA, eppure i personaggi passano la maggior parte del loro tempo al chiuso, talvolta senza finestre. È questo il motivo per cui il film finisce con una grande ripresa aperta – finalmente c’è spazio.”