Max Mara autunno inverno 2026: la forza quieta di Matilde di Canossa
Un’utilità che cambia immaginario
Qui l’utilitarismo non coincide con la pura funzione: è una postura. I volumi sono nitidi, le superfici tese, la costruzione è chiara. Poi arrivano tocchi che richiamano un medioevo filtrato dal presente: rivetti metallici, inserti in nabuk, un’aria gotica che si appoggia sui capi senza appesantirli. È un guardaroba pensato per stare in strada con autorevolezza, senza perdere naturalezza.
Silhouette e dettagli: quando il medioevo diventa contemporaneo
La collezione lavora su pezzi che restano impressi per costruzione e proporzioni: una maxi gonna in cashmere a godet che segue i fianchi, una tunica da paggio in pelle scamosciata, stivali ultra-piatti che superano il ginocchio. Non è citazione: è un lessico. La forma medievale diventa un modo di dare presenza al corpo, di farlo avanzare nello spazio con un passo deciso e senza rigidità.
I tessuti come biografia: cammello, cashmere e “teddy”
Se l’immagine è netta, la materia è calda. Max Mara affida la collezione a una selezione che parla di durata e cura: cammello, cashmere, alpaca, mohair, lane pregiate; poi double-face lucenti e tessuti effetto teddy che tornano come compagni di vita. La sensazione è quella di capi che non vogliono “apparire” per una sera, ma accompagnare nel tempo, portando addosso tracce d’uso e memoria.
Matilde di Canossa come lente: serenità e forza nello stesso gesto
Il cuore narrativo sta nel modo in cui Matilde di Canossa viene letta: “saggia come un serpente, semplice come una colomba” è una formula che descrive bene l’equilibrio della collezione. La serenità non addolcisce, la forza non alza la voce. È una femminilità che sceglie, governa, decide. Non conquista un campo di battaglia: governa la propria vita.
Il 101801 e la continuità: dal 1081 al 1981
La storia personale di Matilde passa dal 1081, mentre la storia del brand trova un altro anno chiave nel 1981: la nascita del cappotto 101801. Il parallelismo funziona perché mette sullo stesso asse due idee di autorità: quella storica, fatta di territorio e visione, e quella contemporanea, costruita sulla promessa di autonomia per le donne. L’archivio torna come serbatoio di spalle decise e capispalla dalla costruzione architettonica: non nostalgia, ma continuità.
Palette “animale” e presenza scenica
Le tinte sono ispirate al manto del lupo, della volpe e del leone: una palette che non cerca dolcezza, ma intensità controllata. È la cromia di una figura che non chiede permesso. In passerella, l’immagine complessiva richiama una regalità composta: una “nuova Matilde” che si muove con passo stabile, e lascia al tessuto il compito di parlare.
credit image by Press Office – photo by Max Mara











