Nessun dolore: Alessandro Borghi nella Roma invisibile di Gianni Amelio

In breve
• Nessun dolore è il nuovo film scritto e diretto da Gianni Amelio, presentato nella selezione ufficiale di Venezia 83.
• Alessandro Borghi interpreta Davide, un venditore di libri la cui vita cambia dopo l’incontro con un bambino arrivato dal Nordafrica.
• Il film esce nelle sale italiane il 24 settembre 2026, distribuito da 01 Distribution.

Nessun dolore, il nuovo film di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, racconta l’incontro fra un libraio romano e un bambino nordafricano. Una favola morale sull’accoglienza che affronta colpa, privilegio e disuguaglianze, non sempre riuscendo a risolverne le contraddizioni.

Esistono incontri capaci di incrinare in pochi istanti l’immagine che una persona ha costruito di sé. Nessun dolore comincia proprio da una frattura: un bambino sconosciuto viene affidato bruscamente a un uomo che non lo ha mai visto, non ne comprende la lingua e non possiede gli strumenti emotivi per accoglierlo. Da quel momento, la Roma ordinata e relativamente confortevole di Davide lascia affiorare un’altra città, abitata da chi non dispone di una casa, di una protezione o persino del diritto di essere ascoltato.

Nessun dolore trasforma un incontro casuale in una crisi morale

Davide ha poco più di trent’anni e vende libri usati in una piazza romana. Non sembra particolarmente preoccupato dalla scarsa affluenza al banco: conduce una vita appartata, circondato dai volumi e protetto da una stabilità economica che gli permette di restare ai margini delle urgenze quotidiane.

La sua cliente più fedele è Elsa, una docente di letteratura interpretata da Valeria Golino. È lei a procurargli parte dei libri, a mostrargli affetto e a cercare di aprire una breccia nella sua immaturità sentimentale. Fra i due esiste un’intimità esitante, mai pienamente trasformata in relazione.

L’equilibrio si spezza quando un uomo nordafricano avvicina Davide per strada e gli lascia un bambino. Il piccolo continua a seguirlo in silenzio, mentre Davide reagisce con un’inquietudine crescente. Un gesto impulsivo e un grave incidente precipitano il protagonista dentro una spirale di paura, reticenze e rimorso.

Il film prende così la forma di un’odissea urbana. Davide non attraversa territori lontani: percorre la propria città scoprendo luoghi, esistenze e forme di esclusione che erano sempre rimasti fuori dal suo campo visivo.

La casa di Davide diventa il vero spazio politico del film

Durante una notte trascorsa nel pronto soccorso, Davide incontra Aminah, un’adolescente arrivata dall’Algeria dopo un viaggio in mare. È sola, impaurita, incinta e non ha un posto in cui andare. Davide decide di ospitarla nel proprio appartamento, inizialmente come risposta immediata a una situazione di emergenza.

L’accoglienza privata assume però dimensioni impreviste. Ogni sera l’uomo trova in casa nuove persone portate da Aminah: migranti, senzatetto e individui abituati a dormire sotto i ponti o negli angoli invisibili della città. Lo spazio ordinato del protagonista si trasforma gradualmente in un rifugio collettivo.

Gianni Amelio utilizza l’appartamento come un confine simbolico. Finché la sofferenza rimane fuori dalla porta, Davide può osservare il mondo mantenendo intatta la propria tranquillità. Quando quella sofferenza entra fisicamente nelle sue stanze, ogni principio astratto deve misurarsi con la convivenza, il disagio e la responsabilità.

La scelta è interessante perché sottrae il tema dell’accoglienza alla sola dimensione teorica. Aprire una casa significa modificare le proprie abitudini, rinunciare al controllo e accettare che la generosità produca conseguenze concrete. Il film domanda quanto siamo disposti a perdere affinché una dichiarazione di solidarietà diventi un comportamento reale.

Alessandro Borghi interpreta un uomo impreparato alla realtà

Davide non viene presentato come un eroe. È un uomo fondamentalmente decente, ma incompleto, protetto da una condizione che gli consente di non scegliere. Vende libri senza apparire davvero dipendente dagli incassi, frequenta Elsa senza assumersi il rischio di una relazione e attraversa Roma senza interrogarsi su ciò che avviene ai suoi margini.

Alessandro Borghi costruisce il personaggio intorno a questa passività. Il suo Davide non possiede una vocazione improvvisa per il sacrificio: viene spinto dagli eventi, reagisce spesso in ritardo e oscilla continuamente fra generosità, paura e bisogno di liberarsi dal senso di colpa.

È proprio questa ambiguità a rendere il protagonista più interessante. Accogliere Aminah e gli altri non cancella l’errore iniziale, così come soffrire non equivale automaticamente a comprendere le cause sociali della sofferenza altrui. Davide compie gesti importanti, ma continua a interpretarli attraverso il proprio smarrimento.

Il rischio, tuttavia, è che le persone incontrate diventino soprattutto strumenti della sua evoluzione morale. Quando lo sguardo rimane troppo vicino al protagonista privilegiato, la realtà dei migranti finisce per esistere in funzione della sua colpa, del suo cambiamento e della sua possibile redenzione.

Valeria Golino e Valerio Mastandrea ampliano il mondo di Davide

Valeria Golino interpreta Elsa, presenza affettuosa che appartiene alla vita precedente di Davide. Il personaggio rappresenta una possibilità di relazione adulta e, nello stesso tempo, il collegamento con un ambiente colto e relativamente protetto. La sua vicinanza permette di misurare la trasformazione del protagonista senza ridurre il racconto a una solitaria prova di coscienza.

Valerio Mastandrea veste invece i panni di Michele. La sua presenza inserisce nel film un’ulteriore prospettiva italiana sulla vicenda e rafforza un cast costruito intorno ad attori capaci di restituire fragilità, esitazioni e contraddizioni. Accanto ai nomi più conosciuti, Gianni Amelio affida ruoli importanti a interpreti al debutto: Beïdja Yahiaoui è Aminah, Gabriel Bovino interpreta il bambino e Ramzi Lafrindi è il padre.

Gianni Amelio riprende il discorso iniziato con Lamerica

Nessun dolore nasce, secondo le note del regista, dal desiderio di proseguire idealmente il percorso avviato trent’anni prima con Lamerica. Nel film del 1994, Amelio osservava l’Albania successiva alla caduta del regime comunista e rovesciava progressivamente il punto di vista degli italiani convinti di poter sfruttare economicamente quel Paese.

Il viaggio culminava nell’immagine di una nave carica di persone dirette verso l’Italia. Quella traversata lasciava aperta una domanda che il nuovo film recupera: che cosa accade quando chi parte arriva davvero sulle nostre strade, entra nei nostri ospedali e bussa alle nostre case?

In Nessun dolore il movimento cambia direzione. Non è il protagonista italiano a viaggiare verso una terra impoverita; è l’esodo a raggiungerlo nel centro di Roma. Davide non può più considerare la migrazione come un fenomeno distante perché il bambino, Aminah e gli altri ospiti occupano letteralmente il suo spazio domestico.

Il film interroga l’accoglienza senza offrire soluzioni semplici

La domanda posta da Amelio conserva una forza evidente: chi è oggi lo straniero? Una persona da proteggere, una presenza percepita come minacciosa oppure qualcuno con cui riconoscere una comune appartenenza umana?

Il film non cerca una soluzione politica articolata. Sposta la questione sul piano individuale, chiedendo allo spettatore di osservare la distanza fra i propri valori dichiarati e ciò che sarebbe realmente disposto a fare. Questa scelta rende il racconto immediato, ma ne definisce anche il limite principale.

Una crisi collettiva non può essere compresa soltanto attraverso il tormento di un singolo uomo. Le migrazioni, la povertà, il razzismo e l’assenza di abitazioni dipendono da sistemi economici, decisioni istituzionali e rapporti di potere che una favola morale rischia di semplificare.

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Nessun dolore possiede un punto di partenza potente. L’immagine di un bambino affidato come un oggetto a uno sconosciuto contiene immediatamente paura, abbandono e responsabilità. Amelio trasforma quel gesto in una domanda rivolta tanto a Davide quanto al pubblico: che cosa facciamo quando il dolore degli altri smette di essere invisibile?

Il film trova la propria parte più convincente nell’inadeguatezza del protagonista. Davide non sa come reagire, confonde compassione e riparazione, apre la propria casa senza comprendere fino in fondo ciò che sta mettendo in movimento. Borghi può lavorare sulle esitazioni di un uomo che desidera essere migliore senza avere ancora imparato a guardare gli altri fuori dalla propria prospettiva.

La costruzione perde forza quando il bisogno di arrivare alla riconciliazione prevale sulla complessità. Alcuni snodi richiederebbero maggiore concretezza, soprattutto nel passaggio dall’incidente all’ospitalità collettiva e dalla denuncia dei condomini al carcere. La parabola morale procede talvolta più rapidamente della credibilità degli eventi.

Anche il finale, pensato per ricomporre dolore e speranza, tende a cercare un’emozione liberatoria che il film non ha preparato con sufficiente rigore. La volontà di consolare rischia così di attenuare le domande più dure formulate in precedenza.

Resta un’opera coraggiosa nel tentativo di riportare l’immigrazione dentro il campo della responsabilità personale. Il risultato è fragile, a tratti ingenuo, ma attraversato da un’urgenza autentica. Nessun dolore non offre una lettura definitiva della disuguaglianza: mostra piuttosto quanto sia difficile rappresentarla senza ricondurla ancora una volta allo sguardo di chi gode del privilegio di poterla ignorare.

Quando esce Nessun dolore al cinema

Nessun dolore arriva nelle sale italiane il 24 settembre 2026, distribuito da 01 Distribution. Il film, presentato nella selezione ufficiale dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha una durata di 98 minuti.

La produzione è firmata da Kavac Film, Our Films e Be Water Film con Rai Cinema. Gianni Amelio dirige da una sceneggiatura scritta insieme a Davide Serino, con Andrea Quetti. Le musiche sono di Fabio Massimo Capogrosso, il montaggio di Stefano Mariotti e i costumi di Valentina Monticelli.

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credit image by Press Office – photo by 01 Distribution

Andrea Winter

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Esperto di cinema e serie TV. La sua passione si è consolidata nel corso degli anni grazie a un costante impegno nel seguire da vicino gli sviluppi dell'industria dell'intrattenimento. E' costantemente aggiornato sulle ultime novità del mondo del cinema e delle produzioni televisive.

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