Paolo Santangelo Euclidea, ceramiche geometriche per una mise en place essenziale

In breve
• Euclidea è la collezione di Paolo Santangelo che applica la geometria piana all’arte della tavola.
• Apotema, Omotetia, Similitudine e Iperbole trasformano tazzina, contenitore, caraffa e teiera in oggetti funzionali e scultorei.
• La mise en place migliore resta misurata: lino naturale, vetro trasparente, posate essenziali e un solo colore protagonista.

Le ceramiche di Paolo Santangelo entrano sulla tavola come presenze scultoree. Con Euclidea, la geometria diventa un modo per dare ritmo alla mise en place, trasformando il gesto quotidiano del caffè, del tè o del servizio in un piccolo esercizio di forma, colore e materia.

Paolo Santangelo lavora la ceramica come una materia capace di generare esperienza. Le sue creazioni si collocano tra design e scultura: oggetti funzionali, pensati per entrare nello spazio domestico, ma con una presenza estetica forte. Alla base del progetto c’è una ricerca formale costruita su geometrie essenziali, sul cerchio come segno ricorrente e su una palette cromatica sviluppata e nominata dal designer.

La collezione Euclidea applica questa ricerca all’arte della tavola. Tazzine, caraffe, contenitori e centrotavola diventano elementi scenografici. Sono oggetti che bastano da soli a definire un’atmosfera. Proprio per questo, il modo più efficace di inserirli nella mise en place è procedere per sottrazione: pochi pezzi, superfici pulite, colori scelti con attenzione, materiali naturali e nessun eccesso decorativo.

Euclidea porta la geometria piana sulla tavola

Il nome della collezione dichiara subito il suo territorio: Euclidea guarda alla geometria come linguaggio di ordine, proporzione e precisione. Nel lavoro di Santangelo, però, il rigore matematico non diventa freddezza. La ceramica introduce sempre una quota di imperfezione, una vibrazione manuale, una presenza materica che rende ogni oggetto meno astratto e più vivo.

La tavola diventa così il luogo in cui forma e gesto si incontrano. Un anello laterale non è soltanto un elemento decorativo, ma un’impugnatura, un segno grafico, una piccola architettura. Un contenitore non è solo volume, ma silhouette. Una caraffa non è soltanto servizio, ma equilibrio tra sfera, presa e movimento. La geometria entra nel quotidiano.

Il cerchio è il segno che attraversa la collezione

Tra le forme ricorrenti nel lavoro di Paolo Santangelo, il cerchio occupa una posizione centrale. È un segno semplice, immediato, ma anche molto potente: richiama completezza, equilibrio, ripetizione, perfezione. Nella collezione Euclidea compare come anello, bordo, apertura, impugnatura, elemento strutturale o dettaglio visivo.

Nella mise en place, questa presenza circolare può diventare il filo conduttore dell’allestimento. Non serve aggiungere piatti o tovaglioli con motivi geometrici troppo evidenti. È meglio lasciare che siano le ceramiche a introdurre il ritmo. Piatti lisci, bicchieri trasparenti, posate sottili e tovagliato monocromo permettono agli anelli, ai volumi e ai pieni e vuoti della collezione di emergere con naturalezza.

Il colore costruisce identità

Ogni tonalità è sviluppata e nominata dal designer, diventando parte di un sistema visivo coerente. Nomi come Blu Ipersonico, Giallo Tennis, Arancio Stabilo, Verde Lucertola, Bianco Analogico e Nero Liquirizia raccontano una palette capace di oscillare tra intensità pop, profondità cromatica e neutralità grafica.

Per allestire la tavola senza esagerare, la regola migliore è scegliere un solo colore protagonista e costruire intorno una base neutra. Un pezzo in Giallo Tennis può illuminare una tavola bianca e legno chiaro. Un elemento in Blu Ipersonico può dare profondità a una mise en place con lino naturale e vetro trasparente. Il Nero Liquirizia funziona su tavole più architettoniche, mentre il Bianco Analogico è ideale quando si vuole valorizzare soprattutto la forma.

Apotema trasforma la tazzina in un gesto grafico

Apotema Paolo Santangelo Euclidea

photo by Paolo Santangelo

Apotema è una tazzina con un grande anello laterale che diventa segno grafico ed elemento strutturale. È forse il pezzo che racconta meglio il rapporto tra forma e gesto quotidiano. La tazzina rimanda al caffè tra amici, a un momento domestico breve ma rituale, e lo rende più consapevole attraverso una presenza formale netta.

Nella mise en place, Apotema funziona molto bene per un caffè dopo pranzo o per una colazione lenta. Può essere disposta su un vassoio essenziale, con cucchiaini in acciaio, piccoli bicchieri d’acqua e tovaglioli in lino. Se la tazzina ha un colore intenso, meglio evitare zuccheriere o piattini troppo decorati. L’anello laterale è già un punto visivo forte: va lasciato respirare.

Omotetia: il contenitore al centro della tavola

Omotetia è un contenitore ispirato simbolicamente al vaso di Pandora. Il cerchio superiore definisce la silhouette e introduce un segno visivo forte. È un oggetto che può essere interpretato in molti modi: come contenitore da tavola, piccolo centrotavola, elemento per servire o presenza scultorea da lasciare anche a tavola sparecchiata.

Per una cena, Omotetia può accogliere pane, frutta secca, piccoli agrumi, fiori bassi o semplicemente restare vuoto, come oggetto centrale. La tentazione di riempirlo troppo va evitata. La sua forza è nella forma. Se usato come centrotavola, deve restare basso e leggibile, senza ostacolare la conversazione. Su una tavola rettangolare può stare al centro, mentre su una tavola rotonda funziona meglio leggermente decentrato, accompagnato da pochi elementi coordinati.

Similitudine: la caraffa è un oggetto conviviale

Similitudine Paolo Santangelo Euclidea

photo by Paolo Santangelo

Similitudine è una caraffa sferica con anello laterale che funge da impugnatura. La forma unisce equilibrio e convivialità, trasformando un gesto pratico, versare acqua o una bevanda, in un movimento più disegnato. La sfera addolcisce la geometria, mentre l’anello laterale introduce un segno netto e riconoscibile.

Sulla tavola, Similitudine può sostituire la classica caraffa in vetro quando si vuole dare al servizio una presenza più forte. Funziona bene con menu semplici, pranzi informali curati, cene vegetariane, tavole estive e mise en place contemporanee. Se la caraffa è colorata, meglio abbinarla a bicchieri trasparenti e piatti chiari. Se è in bianco, può dialogare con tovaglioli più intensi o con un singolo fiore cromaticamente vicino.

Iperbole: il rito del tè o del caffè

Iperbole Paolo Santangelo Euclidea

photo by Paolo Santangelo

Iperbole è una teiera o caffettiera dalle linee coniche, sostenuta da tre piedini slanciati. È il pezzo più scenografico della collezione, perché introduce altezza, direzione e una tensione quasi architettonica. Il corpo conico e i piedini trasformano il servizio in una piccola cerimonia contemporanea.

Per usarla bene, conviene costruire intorno un allestimento molto semplice: tazze coordinate o volutamente neutre, un vassoio, un piccolo piatto per dolci secchi, una tovaglietta in lino o cotone spesso. Iperbole non ha bisogno di molti accessori. È già il fulcro della scena.

La mise en place migliore parte da una base neutra

Per valorizzare Euclidea senza esagerare, la base della tavola deve restare neutra e materica. Lino lavato, cotone grezzo, legno naturale, ceramiche lisce, vetro sottile e acciaio satinato sono i materiali più adatti. Una tovaglia bianca o écru permette ai colori della collezione di emergere. Un runner in lino greige può dare struttura senza aggiungere decorazione.

Il rischio, con oggetti così caratterizzati, è costruire una tavola troppo carica. Meglio evitare pattern geometrici aggiuntivi, piatti decorati, bicchieri colorati e centrotavola importanti nello stesso allestimento. La geometria è già presente negli oggetti.

La collezione Euclidea racconta una tavola in cui gli oggetti non sono neutri, sono presenze, segni, forme da usare. La ceramica conserva il valore del tempo, della lavorazione manuale e delle diverse fasi di cottura, ma arriva in tavola con una chiarezza contemporanea. Ogni scarto, ogni piccola imperfezione, ogni variazione diventa parte dell’esperienza.

credit image by Press Office – photo by Paolo Santangelo

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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