Pitti Uomo Firenze Gennaio 2018: la collezione autunno inverno 2018 2019 di Gabriele Pasini

A Pitti Uomo, Gabriele Pasini presenta la collezione autunno inverno 2018 2019. Scopri i look su Globe Styles

A Pitti Uomo, Gabriele Pasini pensa alla “next gen” per la sua collezione autunno inverno 2018 2019, il designer cerca una nuova via, una nuova forma di espressione per il “ben vestire” di domani, grazie all’uso del colore e con le materie appartenenti al mondo hi tech. Gioca con la rivisitazione e ridistribuzione di tagli, forme e riferimenti, da riportare con scelte inedite a tutte le tipologie che compongono il guardaroba.

Quindi il completo in flanella grigia sovrattinta può essere solcato da una rigatura rosa. Il medesimo principio vale per il solaro, allontanato dalla sua tradizionale appartenenza al vestire militare e declinato in verde e in rosso a contrasto. E ancora: la sahariana, anch’essa “non più army”, ma in casentino autentico assume la declinazione più viva del rosso fiamma. Mentre cover e cavalry possono essere blu, ma anche bordeaux o giallo senape. Così il madras, in cui si sommano tutte queste cromie e altre ancora. O il cappotto quasi pastrano a overcheck “fantasy”.

Tagli e dettagli dell’ineguagliabile scuola sartoriale napoletana sono una dimensione di riferimento primaria per Gabriele Pasini per i suoi capi “Heritage”, ben al di là della stagione e/o della collezione. Rifacendosi ad una giacca di trenta anni fa, conservata come campione, ne ha rieditato il modello, intervenendo sulle singole parti: la spalla abbassata, il giro-manica che disegna una bombatura, la sciancratura al fondo. Rimarcare il punto-vita non occorre, perché la giacca deve avviluppare il corpo, anziché strizzarlo. Per costruirlo si ricorre ad unico tessuto: una lana a 150 micron che sfiora appena i 250 grammi di peso. In quanto ai colori, è quasi “d’obbligo” un’alternanza più che composta di blu, grigio e gessato.

Non pochi materiali, per quanto “antichi” e nobili vengono arricchiti da inserimenti stretch in una logica di accresciuta scioltezza e vestibilità più disinvolta. E’ il caso del trench, in lana elasticizzata pied de poule, che cade quasi fluttuante lungo la figura. Mentre la sahariana stessa può essere in flanella gessata e il completo impeccabile in lana saxony presenta una gessatura interrotta, che si alterna a una sorta di “punteggiatura” in verticale a fil coupé.

Si interviene sulle modalità di costruzione. Grazie alle pinces alla francese, giocate in doppio e fermate in vita, il pantalone è sensibilmente più morbido in alto per poi restringersi scendendo lungo la gamba. Il medesimo pantalone, quando è in velluto rosso vinaccia lavato ad effetto “varechina”, si combina con un “sopra”, giacca e gilet, ultra-sartorial. Si può anche optare per il pantalone rubato ai pescatori thai, con un lembo più ampio da un lato che scavalca il centro e si sovrappone in parte all’altro. Operato a jacquard, il cappotto a vestaglia, privo di bottoni e appena fermato in vita da una cintura senza fibbia né passanti, veste quasi fosse un capo homewear.

Per i look “night”, il colore qui è più che mai necessario. Ci sono il blu e il nero, certamente, ma vincono di gran lunga di nuovo il rosso fiamma, il prugna, il fucsia, il blu elettrico, il simil bordeaux del velluto lavato. In versione liscia, in questa parte della collezione, il velluto è in testa alla hit parade materica, seguito a distanza dalla techno texture in cotone e nylon da giubbotteria ad effetto invecchiato.

Camiceria e maglieria sono gli altri protagonisti della rinnovata visione di stile di Gabriele Pasini. Le prime hanno sì il collo candido e ben modellato, con tanto di spilla ferma-cravatta, ma poi scelgono il rosa, il viola, il blu accesso, con righe ad evidenza totale. La seconda spazia dai pull sotto-giacca, più che pacati per struttura, ma più che vivi e vivaci per tonalità, ai cardigan con il collo a scialle e lavorati a trecce grosse, in lana lavata con l’effetto “varechina” che ritorna. Indossarli è un po’ come… un abbraccio regalato a se stessi.