Porro: Azuki, la nuova tonalità tra bordeaux e terra bruna
Porro presenta Azuki, nuance ispirata al fagiolo giapponese tra bordeaux e marrone, pensata per dialogare con legni scuri, marmi neri e cuoio e per accendere gli interni bianchi. Il colore veste il tavolo Ventiquattro di Piero Lissoni con base metallica lucida e top in cristallo extra-chiaro; la madia Gallery Low Cupboard dei Buratti, con eucalipto, interni azuki, fondale a specchio e top in Nero Marquina; le composizioni Modern (pensile e self-standing) in azuki opaco con modulo illuminato; la panca Origata di Nao Tamura, scultura in metallo lucido con cuscino rimovibile.
Dalla ricerca costante di Porro sulle colorazioni nasce Azuki, una sfumatura ispirata ai riflessi del fagiolo giapponese: un colore che oscilla tra bordeaux e marrone, con una profondità calda e una vibrazione che cambia a seconda della luce. Azuki è una tinta avvolgente, capace di risultare intensa senza essere pesante: con i legni scuri costruisce continuità, con i marmi neri crea un dialogo grafico, con il cuoio trova una naturale affinità tattile. In ambienti bianchi, invece, si comporta come un accento: scalda l’aria, definisce i volumi e aggiunge un tono “materico” che non ha bisogno di decorazione.
Ventiquattro: il tavolo che mostra la struttura (design Piero Lissoni)
Ventiquattro è un esercizio di riduzione estrema: un tavolo che cattura l’attenzione proprio perché sembra togliere tutto il superfluo, lasciando parlare la struttura. Il piano è un rettangolo in cristallo extra-chiaro, con spigoli smussati: una lastra trasparente che, invece di coprire, mette in scena ciò che sta sotto.
La base è in tubolare metallico saldato con finitura lucida azuki: un segno tecnologico, pulito, dalla precisione quasi meccanica. Lissoni guarda a un immaginario industriale e razionalista, con un’estetica che richiama telai, giunti, tensioni strutturali. La costruzione, ispirata al telaio di una bici o di una motocicletta, è composta da un doppio cavalletto unito da due catene: un’idea da ingegneria leggera portata nell’arredo, che spinge il concetto strutturale fino a garantire solidità anche su lunghezze importanti.
Gallery Low Cupboard: eucalipto, specchio e sorpresa azuki (design Gabriele e Oscar Buratti)
La madia Gallery Low Cupboard lavora per contrasti calibrati, giocando tra esterno e interno. All’esterno, ante e fianchi in eucalipto costruiscono una presenza elegante, con una venatura che aggiunge profondità senza ostentazione. All’interno, la scena cambia: gli interni in laccato azuki introducono una vibrazione cromatica inattesa, quasi un “segreto” che si rivela quando l’anta scorrevole si apre.
La composizione è resa ancora più ricca dal fondale a specchio, dalla luce interna e dal top in marmo Nero Marquina: un piano scuro, con venature chiare, che rafforza l’identità grafica del pezzo. Le gambe in metallo verniciato iron sollevano il volume con discrezione, rendendolo più leggero visivamente e più semplice da inserire in ambienti contemporanei.
Modern pensile: l’Azuki come superficie architettonica (design Piero Lissoni + CRS Porro)
La composizione pensile Modern in laccato azuki opaco riprende l’identità storica del sistema: moduli rettangolari, proporzioni nette, un approccio “grafico” che rimanda alle composizioni iconiche degli anni Novanta. Qui l’Azuki lavora come pelle architettonica: non è un colore decorativo, ma una superficie che definisce lo spazio, soprattutto quando la composizione è installata su pareti chiare o in ambienti luminosi.
I due moduli con ante a ribalta e maniglia Boite-Aux costruiscono un ritmo lineare e funzionale: il pensile diventa un elemento d’ordine, ma con una presenza cromatica che dà personalità. L’effetto è un dialogo continuo tra memoria del design e attualità del living contemporaneo, dove il colore sostiene l’architettura senza trasformarsi in “tema”.
Origata: panca-scultura tra brutalismo e pop (design Nao Tamura)
Origata è un oggetto che lavora sul confine tra arredo e scultura: geometria minimalista, presenza forte, simmetria come regola compositiva. Nao Tamura immagina una panca che richiama una certa severità brutalista, ma la addolcisce con un gesto semplice: un cuscino soffice (opzionale) che introduce comfort e contrasto tattile.
Il corpo è in metallo laccato lucido azuki: un volume che riflette la luce e amplifica la profondità del colore. Il dettaglio del cuscino è risolto con intelligenza: un passante tessile lo aggancia alla struttura e ne permette la rimozione, senza meccanismi complessi. Origata è pensata per cambiare punto di vista sulla casa Porro: non solo seduta, ma elemento da collocare in modo quasi “architettonico” in ingresso, in un corridoio ampio, ai piedi del letto o come pausa visiva in un living.
Modern self-standing: eucalipto e Azuki con modulo illuminato (design Piero Lissoni + CRS Porro)
Modern si amplia anche nelle madie self-standing, rialzate sul piede Bridge: un basamento che alleggerisce il volume e lo rende più dinamico in pianta. Il nuovo modulo rastremato apre a composizioni più articolate e a combinazioni materiche più interessanti.
In questa configurazione, il top di copertura, le chiusure laterali e i frontali in eucalipto dialogano con un modulo a giorno in laccato opaco azuki, attrezzato con luce per valorizzare gli oggetti esposti. È un pezzo che risolve bene la doppia esigenza di contenere e mostrare: la parte chiusa mantiene ordine, quella aperta costruisce una piccola scena domestica, soprattutto in living e dining.
Come inserire Porro Azuki nei vari stili di interior design
Azuki è un colore “costruttivo”: sta bene quando dialoga con materiali e luce, e quando viene usato per definire un punto focale o una sequenza di volumi. La scelta tra lucido e opaco cambia molto la percezione: il lucido (Ventiquattro base, Origata) amplifica riflessi e vibrazione; l’opaco (Modern pensile e modulo a giorno) rende l’Azuki più materico e architettonico.
Minimal contemporaneo
Azuki funziona come unico accento cromatico su palette neutre. Il tavolo Ventiquattro diventa protagonista grazie al vetro extra-chiaro, che alleggerisce anche la presenza del colore. Abbinalo a sedute essenziali, metalli scuri o acciaio satinato. Il pensile Modern in azuki opaco può sostituire una parete decorativa: meglio su muro bianco caldo, con illuminazione radente.
Japandi e nordico evoluto
Qui Azuki entra come “tono terra profondo”. Scegli il Modern eucalipto/azuki: l’eucalipto porta venatura e calma, il modulo azuki illuminato crea un punto caldo e controllato. In questi mood, evita troppe finiture lucide: Origata lucida funziona bene se il resto resta morbido (legni chiari, tessili grezzi, ceramiche opache).
Industrial soft
Azuki si sposa con ferro, cemento, superfici scure. Il Ventiquattro con base lucida e top in vetro lavora bene in loft e open space, perché la struttura “meccanica” parla la lingua industriale, ma il colore lo rende più domestico. La Gallery Low Cupboard con Nero Marquina e fondale a specchio costruisce profondità e riflessi, perfetti con boiserie scure e metalli bruniti.
Classico aggiornato
In ambienti classici, Azuki può sostituire il bordeaux tradizionale con una nota più contemporanea. Inserisci la Gallery Low Cupboard come credenza importante: il marmo Nero Marquina e l’eucalipto si accordano con parquet scuri e pareti chiare. Origata, usata in ingresso o ai piedi del letto, diventa un elemento “di rottura” controllata: un segno grafico che non disturba l’impianto classico, ma lo rende più attuale.
Art déco e glamour misurato
Qui il lucido di Azuki dà il meglio, soprattutto con metalli caldi e pietre scure. Black marble + azuki è una combinazione naturale: Gallery e Ventiquattro possono costruire un interno elegante, con specchi, ottone satinato, vetri fumé. Il modulo illuminato del Modern self-standing diventa perfetto per esporre oggetti, libri d’arte, ceramiche scure.
Eclettico contemporaneo
Azuki è utile come filo conduttore: puoi distribuire un pezzo “iconico” (Origata o Ventiquattro) e accostare elementi più neutri. In un eclettico ben controllato, la luce interna del Modern a giorno e il fondale a specchio della Gallery lavorano come piccoli dispositivi scenografici, capaci di ordinare visivamente anche quando l’ambiente è ricco di oggetti.
credit image by Press Office – photo by Porro
















