Sanremo 2021 vincitore: i Måneskin, la giovane band conquista il palco dell’Ariston

Sanremo 2021 vincitore: i Maneskin, il rock della giovane band trionfa alla manifestazione sanremese e conquistano il palco dell’Ariston.

Sanremo 2021 vincitore – Un album di debutto, “Il ballo della vita” nel 2018 e uno in uscita il 19 marzo 2021, “Teatro d’ira – Vol.I” in pre save e preorder formato fisico vinile e cd, 16 dischi di platino, 5 dischi d’oro e più di 140.000 biglietti venduti con 70 date sold out in Italia e in Europa.

Questi i numeri dei Måneskin, a cui si aggiunge la vittoria nella categoria Campioni al 71esimo Festival di Sanremo con il brano “Zitti e buoni”, che sarà contenuto nel loro nuovo progetto discografico in uscita e che ha già messo a segno 2 milioni di views su Youtube tra performance e videoclip, e 900 mila streaming Su Spotify.

Una dimensione live la loro, e la voglia di essere fedeli alla loro identità artistica senza scendere a compromessi che li ha portati alla vittoria della kermesse sanremese, dove hanno calcato il palco con abiti Etro – tra lamè, pitone, tulle, rouches, pizzi, ricami e cristalli Swarovski – che hanno evidenziato la loro identità artistica ed estetica.

Racconta Damiano, frontman del gruppo: “Abbiamo lavorato con il team creativo per ideare i look. Hanno unito splendidamente le nostre reference, insieme a foto di gruppi e artisti attuali che abbiamo proposto loro”. Un intento non solo estetico, ma anche concettuale. Aggiunge Victoria, bassista: “Ad esempio il corsetto ha sviluppato un’idea che riguarda il voler abbattere stereotipi di genere. Un abbigliamento che non deve essere specificatamente maschile o femminile, ma può essere per entrambi. Abbiamo dato loro un mix idee e cose che ci piacevano a livello artistico, ispirandoci ad artisti come i Led Zeppelin, i Rolling Stones, David Bowie”.

E vincono così Sanremo con un brano scritto e composto interamente da loro, con sonorità crude e distorte, fortemente rappresentativo del loro graffio rock, carico di quell’energia dal vivo di cui si sono nutriti attraversando l’Italia e l’Europa nel primo lungo tour nel 2019 di oltre 70 date sold out.

Racconta Damiano, voce della band: “Zitti e Buoni è un brano che nasce prima di X-Factor, nei nostri primi mesi di vita come band, e ha vissuto molte modifiche e maturato un’identità diversa negli anni, sviluppando un sound riadattato fino a questa versione finale dopo il tour in Italia e Europa e la data di Londra. Le nostre esperienze ci hanno condizionato a livello di gruppo e sound, il brano non è rivolto a nessuno in particolare, vogliamo sia chiara la nostra dichiarazione d’identità come band musicale: il nostro sound è riconoscibile, e abbiamo lavorato alla creazione di questa identità, questa è la nostra strada”.

Parole a cui fanno eco quelle di Victoria, bassista: “Portarlo a Sanremo è stato molto naturale, ci rispecchia e abbiamo pensato che fosse talmente “sbagliato” da diventare giusto. Sanremo è un palco importantissimo e storico, che tradizionalmente ospita un certo tipo di musica, che rispetta alcuni canoni. Alcuni pensano di adattarsi, invece noi siamo fieri della nostra scelta di aver portato questo tipo di brano. Stiamo mostrando che se credi in ciò che fai, sei genuino e trasparente questo ripaga. E’ fantastico avere i risultati che stiamo ottenendo con un brano del genere che ha un sound molto duro, ed è diverso da ciò che è in cima alle classifiche in questi tempi. Questo è un messaggio importante: che questo genere esiste e che non vogliamo porci limiti e incasellarci in generi alla moda ma vogliamo fare quello che ci piace”. Aggiunge ancora Damiano: “Avevamo poche aspettative, perchè sapevamo bene che è un pezzo scomodo, non in linea con il contesto. Ma il feedback esterno ci ha stupito, e non era per niente scontato e nemmeno pronosticabile”.

Nella terza serata del Festival hanno proposto come Canzone d’Autore “Amandoti” dei CCCP – il momento più visto su Raiplay -, un brano da loro amatissimo, insieme al cantautore, musicista, produttore discografico e autore Manuel Agnelli, conosciuto soprattutto come fondatore e frontman della rock band italiana Afterhours, da lui fondata nel 1985.

Commenta così Victoria: “Anche nella scelta della cover con Manuel Agnelli è valso lo stesso discorso. Abbiamo scelto un brano del gruppo storico CCCP che ha fatto da spartiacque in Italia nella scena del rock alternativo post punk. Abbiamo voluto portarlo a Sanremo nel giorno delle cover d’autore per dare luce a questo tipo di musica, e con Manuel ci è venuto naturale in quanto una delle figure portanti del genere in Italia. E’ stato fantastico interpretare un brano del genere con una figura come lui. Anche dopo l’esperienza di X-Factor c’è sempre stato forte rapporto, e lui è stato il primo a spronarci ad essere noi stessi. Arrangiare il brano è stata una bella esperienza, siamo stati molto liberi di dare la nostra impronta per esprimere qualcosa in più di noi ma allo stesso tempo senza snaturarlo. Manuel è sempre una figura importante per noi, sei mesi fa lo abbiamo incontrato in treno e gli abbiamo fatto sentire il disco, è sempre un piacere ricevere commenti e osservazioni da lui, c’è un forte legame tra noi, affetto e amicizia”.

Scritto interamente dai Måneskin, il nuovo album è stato registrato in presa diretta, rimandando alle atmosfere analogiche dei bootleg anni ’70, con l’idea e la voglia di ricreare la dimensione live vissuta dal gruppo nel loro primo lungo tour. Un disco tutto suonato, crudo, contemporaneo, per rappresentare lo stile e il sound della band.

Spiega Thomas, chitarrista: “Questo disco è stato realizzato nella piena espressione di quello che siamo, senza volerci snaturare. E’ un racconto di quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni, e in giro per il tour. Scrivevamo durante i backstage, l’esperienza a Londra ci ha formato tanto. Siamo venuti in contatto con una scena piena di musicisti e band che ci ha dato tanti input per scrivere. Lo abbiamo scritto al celebre Mulino Recording Studio Acquapendente, una casa-studio dove abbiamo creato un album crudo, vero e sincero. Abbiamo potuto mettere noi stessi mentre abbiamo registrato con banchi analogici, con la nostra strumentazione. E’ stato una fucina di creatività per nuove idee, abbiamo registrato live e potuto fare emergere il trio musicale insieme alla voce di Damiano. Un disco in presa diretta, suonato in maniera cruda e impattante. Ci siamo divertiti molto nel comporre, e “Zitti e buoni” è l’apripista per fare capire cosa succederà nell’album. Ci sono pezzi forti a livello di intensità, insomma delle belle sorprese”.

Aggiunge Ethan, batterista: “Il progetto deriva da un grande impegno e tanto lavoro anche in termini di tempo. Siamo tutt’ora in crescita, e ci rappresenta nell’impegno e il percorso fatto finora, con tutte le influenze che abbiano avuto. Anche a livello tecnico e di studio dei singoli strumenti siamo maturati singolarmente, una maturazione che poi è diventata collettiva. Al Mulino la cosa più bella è stata registrare in un casale ristrutturato del 17esimo secolo. Un edificio composto da studio e zona notte. Il fatto di dormire lì ci ha permesso di accogliere le idee e l’ispirazione che potevano venire di notte, scendere in studio, buttarle giù e registrare in tempo reale. Questo ha fatto tanto la differenza, noi nasciamo da una dimensione live, e poter scrivere l’album con lo stesso approccio è la cosa che più ci rappresenta”.

Per il titolo, “Teatro d’ira – Vol.I”, protagonista è il teatro, una metafora in contrasto con l’ira, lo scenario in cui questa prende forma. Ma non si tratta di una collera contro un bersaglio, ma piuttosto di un’energia creativa che si ribella contro gli stereotipi. Una catarsi che genera, grazie all’arte, una rinascita e un cambiamento in senso positivo.

Commenta Damiano: “Il titolo dell’album gioca sull’apparente contrasto tra il teatro e l’ira. Normalmente il teatro è accostato ad un’idea di raffinato, e la rabbia è però intesa come non in senso distruttivo ma come costruttiva”.

Sanremo 2021 vincitore: i Måneskin, Zitti e Buoni, il video ufficiale

Il videoclip del brano vincitore della manifestazione canora più importante d’Italia è diretto da Simone Peluso, e vede la band esibirsi in un set minimal. Racconta Victoria: “L’idea è stata di tutti, e poi ci siamo confrontati con il regista, portandogli diverse idee e ispirazioni, come un quadro e anche altri gruppi. Lo abbiamo girato in pellicola, e siamo soddisfatti del risultato, la nostra dimensione live ha molto spazio nel video”.

Una vittoria che potrebbe aiutare a puntare di nuovo i riflettori su un genere meno ascoltato dai giovanissimi di oggi, rispetto al passato. Dice Thomas: “Noi veniamo da un background sul genere importante tramite i nostri genitori, tra vinili e tanti concerti. Molti dei ragazzi di oggi vivono un ambiente musicale differente, hanno altri gusti. Suonare la chitarra non è così diffuso come in passato, c’è più la concezione della discoteca che del club per questo genere di musica. E’ un altro orientamento, non è una colpa ma noi in sostanza abbiamo avuto la fortuna di crescere con il rock. Sentiamo un nostro dovere riportare in auge strumenti analogici, perchè suonarli è una cosa meravigliosa”.

E Damiano gli fa eco: “Spesso c’è anche la difficoltà di trovare un posto dove suonare. A grandi livelli è un discorso, ma trovo che spesso sia problematico ospitare una band di quattro persone, con la loro strumentazione. A volte risulta scomodo”. Aggiunge Victoria, che lancia un appello di speranza al riguardo: “Magari qualche ragazzo vedendo le nostre esibizioni può appassionarsi a suonare uno strumento”. “E’ difficile oggi trovare musicisti veri e propri, sono diventati merce rara, ma siamo sicuri che torneranno”.

Nice fact: Vasco Rossi tifava per loro. E senza dubbio, gli ha portato fortuna.

I live, previsti per martedì 14 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma e sabato 18 dicembre al Mediolanum Forum di Assago (MI), segnano il loro debutto sul palco di due importanti palazzetti italiani.