“Sotto le Nuvole”: lo sguardo sospeso di Gianfranco Rosi su Napoli
Presentato in concorso all’82 Mostra del Cinema di Venezia, “Sotto le Nuvole” è l’ultimo film di Gianfranco Rosi, autore Leone d’Oro e Orso d’Oro, che con sguardo poetico osserva e ascolta la vita quotidiana attorno al Golfo di Napoli. Tra fumarole, statue antiche, cavalli sulla battigia e navi al porto, la macchina da presa di Rosi racconta l’anima stratificata di una terra in costante fermento. Girato in bianco e nero, il film fonde paesaggio, tempo e voci in un archivio vivente che interroga il presente attraverso i resti del passato.
Sotto le Nuvole: il nuovo film di Gianfranco Rosi, il trailer
Con “Sotto le Nuvole”, Gianfranco Rosi torna a raccontare la realtà attraverso l’inquadratura che non rincorre l’evento, ma lo attende. Presentato in concorso alla 82 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo film dell’autore Leone d’Oro e Orso d’Oro si immerge nel paesaggio denso e stratificato dei Campi Flegrei e del Vesuvio, per restituirne la vita che pulsa tra le faglie della storia.
Un archivio vivente tra fumo, pietre e mare
Il paesaggio che accoglie l’occhio di Rosi è fatto di nebbie leggere e stratificazioni millenarie. La camera si muove in bianco e nero tra la costa vesuviana e l’entroterra vulcanico, restituendo un’atmosfera sospesa, tra presente e tracce di un tempo che persiste. A emergere è una Napoli insolita, quasi silenziosa, lontana dalle sue immagini più stereotipate, abitata da archeologi, turisti, devoti e lavoratori del quotidiano.
Ogni immagine diventa parte di un affresco che attraversa le epoche: una nave scarica grano ucraino nel porto di Torre Annunziata; nei musei si cerca di ridare voce a statue e reperti; nel doposcuola di un maestro di strada si costruisce un futuro fragile e tenace; i vigili del fuoco affrontano paure minute e profonde; i tombaroli inseguono fantasmi sepolti.
L’arte di filmare l’attesa
Gianfranco Rosi descrive così il processo creativo del film: “Ho girato e vissuto per tre anni all’orizzonte del Vesuvio, cercando le tracce della Storia, lo scavo del tempo, ciò che resta della vita di ogni giorno.” La sua macchina da presa non cerca l’azione, ma la presenza. Ogni inquadratura nasce dall’incontro, dal lasciarsi guidare dal luogo, dall’attimo. E proprio da questi gesti semplici, da un cavallo che corre sulla spiaggia o da un bambino che scrive al doposcuola, si compone un racconto denso e evocativo.
Il bianco e nero diventa così linguaggio e scelta espressiva. Non solo strumento estetico, ma filtro emotivo, capace di isolare e intensificare, di liberare lo sguardo da ogni elemento superfluo.
La Napoli sotterranea e celeste
In “Sotto le Nuvole” si alternano profondità archeologiche e altezze eteree. Le rovine parlano, ma non come reperti statici: sono parte di un presente che si stratifica, che convive con il calore delle fumarole, con il silenzio delle sale museali, con la corsa dei treni che attraversano la Circumvesuviana.
La cinepresa accompagna queste traiettorie, indagando il modo in cui il paesaggio plasma le esistenze. Non c’è un centro narrativo, non ci sono eroi, ma solo volti, gesti, rituali che risuonano. A dominare è il respiro della terra, il suo tempo dilatato, la sua voce.
Un autore che continua a esplorare i margini
Gianfranco Rosi, già autore di film come Sacro Gra e Fuocoammare, prosegue nella sua ricerca visiva di territori liminali. Dopo le strade nascoste del Grande Raccordo Anulare e il Mediterraneo della migrazione, ora il suo sguardo si posa su una Napoli che non grida, ma sussurra. Il regista torna alla dimensione della scoperta, dell’attesa, della pazienza.
Il film nasce da un ascolto prolungato: tre anni di riprese, tra incontri imprevisti e camminate tra rovine. Un metodo che privilegia la durata e la fiducia. “Il tempo del film è la fiducia di quell’incontro”, dice Rosi. Una fiducia che si riflette anche nella fluidità del racconto, nel suo farsi e disfarsi continuamente davanti allo spettatore.
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