Creatività in movimento a Locarno: Swatch, il cinema e l’arte del tempo secondo Carlo Giordanetti

Nel corso di un’intervista esclusiva, Carlo Giordanetti – CEO dello Swatch Art Peace Hotel – ci racconta l’essenza della collaborazione tra Swatch e il Locarno Film Festival 2025. L’interazione tra orologeria, arte e cinema prende forma attraverso progetti iconici come lo Swatch Locarno78 e la residenza d’artisti a Shanghai. Un dialogo costante con la contemporaneità, tra esperienze immersive, sostegno ai giovani talenti e apertura verso nuovi linguaggi, compresa l’intelligenza artificiale. Swatch si conferma così un interprete attivo della cultura del nostro tempo, capace di rendere l’arte accessibile e parte integrante della vita quotidiana.

Tra cinema, orologi e arte contemporanea, un racconto che intreccia visione e identità culturale

orologio Swatch Locarno 78 2025

photo by Swatch

Nel cuore del Locarno Film Festival 2025, l’energia creativa di Swatch si fonde con il linguaggio del cinema indipendente. A raccontare questa alchimia è Carlo Giordanetti, CEO dello Swatch Art Peace Hotel e mente sensibile dietro ai progetti che coniugano arte e orologeria. In questa intervista esclusiva, Carlo Giordanetti ci guida attraverso i punti cardine della collaborazione tra il brand svizzero e il festival, svelando come l’orologio possa diventare una tela, un messaggio e un veicolo di espressione.

Dall’orologio Swatch Locarno 78 ispirato all’opera visiva di Wolfgang Tillmans, fino allo Swatch Art Peace Hotel a Shanghai, l’universo Swatch si rivela come un ecosistema dove il tempo non è solo misura, ma occasione di racconto. Un dialogo aperto tra mondi apparentemente distanti – cinema, arte, design – uniti da una tensione comune verso la sperimentazione e la libertà creativa. E mentre l’intelligenza artificiale ridefinisce il ruolo dell’autore, Swatch continua a esplorare nuove traiettorie, mantenendo saldi i propri valori di accessibilità, rispetto e apertura.

Intervista a Carlo Giordanetti

Carlo Giordanetti intervista Swatch Locarno Film Festival 2025

photo by Swatch

Swatch e Locarno condividono un DNA fatto di creatività e sperimentazione. Cosa rappresenta per voi questa partnership ormai consolidata con il Locarno Film Festival?

“La relazione di Swatch con il Festival del Cinema di Locarno è iniziata molti anni fa, per poi consolidarsi nel 2023 nel ruolo di main partner. Lo spirito “indipendente” del Festival, la sua incredibile ed affascinante platea all’aperto, così evocativa di un cinema “aperto a tutti”, la ricerca di un programma non solo di grandi star ma soprattutto di grandi talenti, capaci con il loro lavoro di porre domande interessanti e talvolta provocatorie, la sua orgogliosa “svizzeritudine”, sono tutti elementi che da sempre rispecchiano lo spirito di Swatch – tanto è vero che negli anni abbiamo spesso sviluppato un orologio dedicato al Festival ed al suo iconico Pardo, abbiamo invitato artisti residenti dello Swatch Art Peace Hotel di Shanghai a partecipare alle accademie, abbiamo insomma instaurato un vero dialogo con il Festival ed i suoi straordinari fautori.”

L’orologio in edizione limitata Locarno78 celebra il poster di Wolfgang Tillmans. In che modo Swatch interpreta l’arte visiva e la trasforma in oggetto di design quotidiano?

“Ci siamo ispirati, per lo Swatch Locarno 78, alla bellissima immagine creata da Wolfgang Tillmans per il Festival, creando cosi’ un omaggio sia al Pardo che al grande artista che Tillmans é. Un atto emozionante e una piccola sfida, come sempre è quella vòlta a catturare un gesto artistico in un orologio Swatch. Il valore che attribuiamo alla creatività è immenso, è il valore fondante di Swatch, fin dai giorni in cui il signor Hayek ha immaginato questa rivoluzione da polso! Le modalità di approccio al lavoro degli artisti è sempre quella della massima libertà di espressione e di “interpretazione” di questo “spazio orologio”: piccolo fisicamente, ma potenzialmente molto grande emozionalmente.”

Swatch Art Peace Hotel Shanghai

photo by Swatch

Lo Swatch Art Peace Hotel ha accolto più di 550 artisti da tutto il mondo. Quali sono gli impatti concreti di questa esperienza sul percorso creativo degli artisti coinvolti?

“Per un artista invitato a passare un periodo di residenza allo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai, sono prevalentemente tre gli aspetti significativi dell’esperienza. Il primo è la combinazione di spazio e tempo a disposizione per sviluppare il proprio percorso creativo, il secondo è l’incontro con la comunità degli artisti in residenza (ci sono 18 workshops), ed infine, poiché solitamente non abbiamo artisti di Shanghai, l’impatto con la città, la popolazione, l’energia di questa metropoli straordinaria. Come è facile capire, sono tre elementi che possono rivelarsi profondamente trasformativi per il lavoro di un artista. Per noi, è affascinante vedere come ognuno dei quasi 600 talenti (l’artista “numero 600” arriverà a Shanghai il 19 agosto!) che abbiamo finora ospitato reagisce a questa combinazione. Non sono pochi gli artisti che, una volta terminato il periodo di residenza, rimangono in qualche modo legati a Shanghai – e con tutti loro noi manteniamo un dialogo che ci porta ad includere i lavori di alcuni di loro nei progetti artistici che Swatch sviluppa intorno al mondo, dalla Biennale di Venezia al Festival di Locarno ad attività nelle grandi città della Cina.”

Iniziative come lo Swatch Pit Stop e le mini-installazioni artistiche mostrano un nuovo modo di “vivere” l’arte. Quanto è importante oggi per un brand come Swatch rendere l’arte accessibile e immersiva?

“Per Swatch, che ha sempre visto la collaborazione con gli artisti come un modo per avvicinare l’arte alla vita quotidiana, per far uscire le opere d’arte dai musei e dalle gallerie e portarle nella strada, al polso delle persone, vivere l’arte è un atteggiamento assolutamente naturale. Per questo, la storia d’amore con il mondo dell’arte non si è solo espressa nel dare ad artisti l’orologio come “tela bianca” da interpretare, ma anche nella relazione con grandi istituzioni culturali che ci hanno “affidato” alcuni dei loro capolavori per farne “arte da polso”. In questa relazione con l’arte, anche i negozi Swatch si trasformano in satelliti di un mondo di creatività ed energia positiva.”

La commistione tra arte, cinema e orologeria è una cifra distintiva di Swatch. In che modo queste discipline si arricchiscono a vicenda nelle vostre collaborazioni?

“La svolta radicale nel considerare il cinema un’ispirazione creativa anche per il prodotto Swatch è forse nel 1995, quando per i 100 anni del Cinema invitammo tre maestri assoluti della settima arte ad interpretare un orologio. Akira Kurosawa, Robert Altman, Pedo Almodovar realizzarono così tre orologi unici, accompagnati da mini-film, creando così un’esperienza multi sensoriale ed interattiva in una modalità mai vista prima. E così capimmo che per Swatch il significato della parola “artista” poteva essere omnicomprensivo: registi, musicisti, scrittori, architetti, stilisti oltre naturalmente a pittori e scultori, sono così parte del nostro capitale artistico. Per quanto concerne il cinema, abbiamo celebrato grandi miti come James Bond, abbiamo creato per il polso di Q e di Leeloo, abbiamo invitato a Locarno giovani cineasti residenti allo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai: viviamo il rapporto con il cinema come un’opportunità di scambio continuo e di ispirazione.”

L’intelligenza artificiale sta entrando anche nei processi creativi. Qual è la sua opinione sul ruolo dell’AI nell’arte contemporanea? Rischio di omologazione o opportunità di evoluzione?

“Ogni innovazione viene sempre vissuta come un’occasione di sviluppo, una sfida, un’ispirazione. Come interpretarla, come utilizzarla, come farla propria fa parte del processo creativo di un marchio. Per quanto concerne l’AI, credo che il suo utilizzo possa essere stimolante, interessante, stupefacente, provocatorio: tutto dipende dalla “IU” (intelligenza umana J) che la stimola, la interroga, la gestisce.”

Avete mai ospitato – o immaginate di farlo – artisti che lavorano proprio con l’intelligenza artificiale? E come cambierà il concetto di autorialità in quel contesto?

“Già oggi abbiamo in residenza artisti che esplorano l’AI come strumento di espressione artistica. E naturalmente seguiamo con grande interesse l’evoluzione del concetto di autorialità e di proprietà intellettuale. Per ora, ho visto progetti in cui l’input creativo è così forte e identitario, che il risultato non può che essere assimilato ad un’opera d’arte “tradizionale”. Ma sappiamo che questo settore dell’espressione creativa è in continua evoluzione…”

Quanto è importante oggi, per un marchio globale come Swatch, mantenere un impegno attivo nel promuovere la cultura, soprattutto in un’epoca di grande trasformazione digitale?

“Per Swatch, la volontà di portare avanti un dialogo con il mondo dell’arte rimane uno dei pilastri fondamentali. Le modalità, i linguaggi, le tecniche, evolvono con l’evolvere della società e della comunità artistica. Noi siamo aperti a sperimentare con gli artisti, ad imparare da loro, ad esplorare nuovi percorsi per condividere il loro lavoro con il mondo. Sempre, con in mente le due parole chiave che ci hanno ispirato finora in questo progetto: rispetto e libertà.”

Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione dello Swatch Art Peace Hotel e delle sue connessioni con altri mondi creativi, come il cinema o le tecnologie emergenti?

“Per Swatch Art Peace Hotel, il futuro é già oggi: abbiamo in residenza o in arrivo a breve musicisti, video artists, scultori, che si sono presentati con progetti già ricchi di “nuovo”. Non vediamo l’ora di vederli all’opera!”

credit image by Press Office – photo by Swatch

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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