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The Shards: la bellezza inquieta della Los Angeles di Ryan Murphy e Bret Easton Ellis

In breve

The Shards arriva su Disney+ in Italia il 6 agosto 2026 con i primi due episodi.
• Igby Rigney interpreta Bret, giovane scrittore ossessionato dal nuovo studente Robert Mallory, mentre un assassino terrorizza Los Angeles.
• Ryan Murphy e Bret Easton Ellis costruiscono un thriller sull’identità, sul desiderio taciuto e sulla violenza nascosta dietro il privilegio.

The Shards trasforma la Los Angeles del 1981 in un acquario di privilegi, segreti e paura. La serie FX prodotta da Ryan Murphy, tratta dal romanzo di Bret Easton Ellis, debutta il 6 agosto 2026 su Disney+ in Italia con i primi due episodi.

In The Shards la bellezza ha qualcosa di acquatico: seduce, riflette, deforma. I corpi giovani sembrano sospesi in una luce perfetta, eppure basta guardare appena sotto la superficie per accorgersi che l’ordine è già incrinato. È qui che la serie trova la propria immagine più eloquente. La piscina, emblema della California benestante, diventa una teca trasparente nella quale il privilegio galleggia accanto alla paura.

Ryan Murphy incontra Bret Easton Ellis nel territorio che entrambi conoscono meglio: quello delle identità costruite per sopravvivere allo sguardo altrui. Il risultato è un thriller psicologico sensuale e inquieto, più interessato alla tensione del desiderio che alla sua esposizione. L’omicidio mette in moto la storia; ciò che resta negli occhi, però, è la lenta disgregazione di un gruppo convinto che denaro, bellezza e status possano proteggerlo da ogni conseguenza.

La giovinezza diventa una scena del crimine

Los Angeles, 1981. Bret, interpretato da Igby Rigney, frequenta l’ultimo anno di una scuola privata d’élite. È un aspirante scrittore e osserva gli altri con l’attenzione di chi ha già intuito che raccontare significa scegliere cosa mostrare e cosa occultare. Attorno a lui si muovono Susan Reynolds, Debbie Schaffer e Thom Wright: adolescenti ricchi, desiderabili, apparentemente immuni alla gravità del mondo adulto.

L’arrivo di Robert Mallory altera quella geometria. Il nuovo studente, cui Homer Gere presta un fascino calcolatamente opaco, coincide con l’avanzare del terrore provocato dal Pescatore, un assassino che prende di mira i ragazzi della città. Bret avverte un legame tra i due eventi, ma il sospetto finisce per contaminare il suo stesso sguardo. Robert è una minaccia reale, l’oggetto di una fascinazione inconfessata oppure il personaggio che uno scrittore adolescente sta inventando per dare forma alle proprie paure?

La domanda più fertile non riguarda subito l’identità dell’assassino. Riguarda l’affidabilità di chi racconta. The Shards vive nella distanza fra esperienza e memoria, fra ciò che è accaduto e la versione necessaria per continuare a conviverci. In questo senso il giallo è una macchina narrativa, mentre l’autofiction è la sua stanza segreta.

Ryan Murphy e Bret Easton Ellis condividono l’arte della maschera

Il romanzo The Shards, pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo Le schegge, affida il centro del racconto a un Bret Easton Ellis diciassettenne e deliberatamente romanzato. La serie conserva questo cortocircuito fra autore, narratore e personaggio, consegnandolo alla sensibilità di Murphy. I due autori hanno temperamenti differenti, ma una medesima ossessione: il momento in cui l’immagine sociale smette di aderire alla verità privata.

Murphy porta la sua inclinazione per il melodramma, l’eccesso e la bellezza minacciosa. Ellis offre il gelo morale di un’America in cui i marchi, le automobili, la musica e i corpi funzionano come coordinate emotive. Il loro incontro produce una Los Angeles satura e distante, dove tutto è visibile e quasi nulla viene davvero detto. È il paradosso più contemporaneo della serie: questi adolescenti vivono senza smartphone, ma sono già prigionieri della propria immagine.

L’erotismo abita ciò che i personaggi non possono dire

The Shards viene presentata come un erotic thriller, ma la sua forza non dipende dall’esplicito. L’erotismo nasce dagli sguardi trattenuti, dalle posture, dalla prossimità fra Bret e Robert, dal rischio che un gesto riveli ciò che la parola continua a negare. La regia usa il desiderio come suspense: ogni incontro contiene una promessa e, nello stesso istante, la possibilità di essere scoperti.

Igby Rigney rende questa frattura attraverso il corpo. Il suo Bret cambia postura e qualità del movimento a seconda dell’interlocutore: irrigidisce la figura quando recita la parte del ragazzo eterosessuale, diventa più mobile e vulnerabile quando la maschera si allenta. Non è un vezzo interpretativo. È la grammatica fisica di un adolescente che ha imparato a passare da una versione di sé all’altra prima ancora di capire quale gli appartenga.

Il thriller sentimentale si compie così nel territorio dell’assenza. Ciò che non viene mostrato acquista peso; ciò che non può essere confessato produce azione. Murphy, spesso associato a una messa in scena esuberante, qui comprende che il desiderio può risultare più perturbante quando resta sul margine dell’inquadratura.

I costumi del 1981 trasformano lo status in psicologia

I costumi curati da Lou Eyrich e Josh Marsh e gli ambienti ideati dalla scenografa Cat Smith definiscono un sistema sociale prima ancora di restituire un decennio. La preparazione da scuola privata, lo sportswear californiano, gli abiti da festa e il guardaroba degli adulti indicano chi può infrangere le regole, chi desidera essere accettato e chi sta già perdendo il controllo.

Il 1981 emerge attraverso linee pulite, ricchezza senza ostentazione urlata e dettagli che raccontano una giovinezza educata alla perfezione. Proprio questa compostezza rende più violente le crepe. Un colletto ordinato, una polo o una silhouette studiata possono diventare l’ultima difesa prima del caos. Nel mondo di Ellis, vestirsi significa dare al vuoto una forma socialmente leggibile; in quello di Murphy, significa preparare un personaggio al momento in cui quella forma verrà infranta.

Anche la musica agisce come tessuto emotivo. La new wave e brani simbolo del periodo, fra cui Vienna degli Ultravox, restituiscono il romanticismo freddo di un’epoca convinta di stare entrando nel futuro, mentre la serie sa già quali paure quel futuro porterà con sé.

Una nuova generazione recita dentro il mito di Hollywood

Kaia Gerber costruisce Susan Reynolds come una ragazza educata a incarnare ciò che gli altri desiderano vedere. Homer Gere, nei panni di Robert, lavora invece sull’ambiguità: il suo carisma irrita perché sembra consapevole dell’effetto che produce. Hayes Warner presta a Debbie Schaffer una vulnerabilità nervosa, mentre Graham Campbell accompagna il progressivo cedimento dell’archetipo atletico di Thom Wright.

La scelta di Gerber e Gere aggiunge al racconto un cortocircuito quasi metacinematografico. Lei è figlia di Cindy Crawford, lui di Richard Gere; i loro genitori furono una delle coppie più osservate degli anni Novanta. Accanto ai volti emergenti, Wes Bentley, Evan Rachel Wood e Jordan Roth compongono il versante adulto. Terry Schaffer, Liz Schaffer e Steven Reinhardt non rappresentano un’autorità rassicurante. Sono il possibile futuro dei ragazzi: persone che hanno trasformato il privilegio in abitudine e il cinismo in una forma di arredamento interiore.

Una superficie seducente attraversata dal lutto

La qualità più interessante di The Shards risiede nel modo in cui il thriller criminale e il romanzo di formazione si contaminano. Il Pescatore fornisce l’urgenza, Robert concentra il mistero, ma il vero oggetto del racconto è la fine dell’innocenza come processo quasi impercettibile. Questi ragazzi non diventano adulti in un istante. Perdono, una scheggia alla volta, la convinzione che il mondo sia stato progettato per proteggerli.

Murphy rischia talvolta di compiacersi della patina che intende mettere sotto accusa. È una tensione tipica del suo cinema televisivo: conosce troppo bene il potere del glamour per fingere di esserne immune. Qui, tuttavia, tale ambivalenza lavora a favore della serie. Per comprendere la gabbia bisogna prima desiderarla. Le automobili, le ville, le feste, la pelle giovane e i vestiti impeccabili costruiscono un paradiso la cui crudeltà diventa evidente proprio perché vorremmo entrarvi.

The Shards convince quando rinuncia a spiegare ogni ombra e lascia che memoria, fantasia e paranoia si sovrappongano. Il suo orrore più persistente non coincide con l’assassino, bensì con la possibilità che raccontare il passato significhi tradirlo. Bret scrive per ricordare, ma forse anche per correggere. Ogni frammento recuperato può diventare una prova oppure un alibi.

Cast, debutto e produzione

La serie debutta su Disney+ in Italia giovedì 6 agosto 2026 con i primi due episodi. Il cast comprende Igby Rigney, Kaia Gerber, Homer Gere, Hayes Warner, Graham Campbell, Wes Bentley, Evan Rachel Wood e Jordan Roth. The Shards è prodotta da 20th Television.

Tra i produttori esecutivi figurano Ryan Murphy, Nina Jacobson, Brad Simpson, Bret Easton Ellis, Eric Kovtun, Scott Robertson, Nissa Diederich, Tanase Popa, Nick Hall, Michael Uppendahl, Max Winkler, Kathleen McCaffrey e Brian Young. Il romanzo di Ellis è disponibile in Italia per Einaudi con il titolo Le schegge.

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credit image by Press Office – photo by FX/Disney

Andrea Winter

About Author /

Esperto di cinema e serie TV. La sua passione si è consolidata nel corso degli anni grazie a un costante impegno nel seguire da vicino gli sviluppi dell'industria dell'intrattenimento. E' costantemente aggiornato sulle ultime novità del mondo del cinema e delle produzioni televisive.

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