Tory Burch autunno inverno 2026: una meditazione su ciò che dura, la sfilata

L’autunno inverno 2026 2027 di Tory Burch nasce come riflessione su ciò che resta quando tutto intorno è instabile: i classici, resi propri dall’uso e dal ricordo. Trench, henley, maglione a barca e gonna a tubino vengono riletti attraverso tecnica e proporzioni, con ricami metallici badla fatti a mano in India e superfici “lavate” per un effetto vissuto. Tra i materiali: velluto a coste morbido nei toni albicocca e zafferano, lana Shetland alleggerita, seta e jersey annodati sul corpo. Accessori: perle naturali e tahitiane, rafia intrecciata, duffle ispirati a dopp kit militari e il nuovo Bunny Knot.

L’autunno inverno 2026 di Tory Burch parte da un’idea intima: quando il rumore del presente cresce, ciò che continua ad avere senso è spesso ciò che conosciamo già. Non per abitudine, ma per resistenza. La designer racconta la collezione come una riflessione su ciò che attraversa il tempo anche nei periodi di disorientamento: archetipi nati dalla storia e dalla funzione, che diventano davvero “stile” solo quando passano attraverso la vita di chi li indossa.

È un punto di vista molto attuale: i capi non sono reliquie, sono strumenti. Il guardaroba si costruisce per stratificazioni di memoria – una consistenza, un peso, una cucitura lasciata visibile – e per gesti spontanei, più che per regole rigide. Da qui la scelta di celebrare i classici e, allo stesso tempo, di renderli personali con una ricerca attenta su tecnica e proporzioni.

Archetipi del guardaroba: il classico come scelta personale

La silhouette ruota attorno a capi riconoscibili: trench, henley, maglione a barca, gonna a tubino. Non vengono stravolti: vengono “portati” altrove, con un lavoro sottile sulle linee e su come il tessuto cade sul corpo. Nel moodboard compaiono immagini di Bunny Mellon e del padre di Tory, Buddy: un promemoria affettivo e stilistico, perché l’idea è che il classico diventi più interessante quando viene fatto proprio.

In questa visione, l’eleganza non nasce dalla distanza, ma dalla familiarità. Il trench non è un’icona da contemplare: è un capo da vivere. La henley conserva il suo lato pratico, ma entra in dialogo con una sartoria pulita. Il tubino, spesso legato a una certa idea di formalità, qui diventa più vicino alla quotidianità, grazie al lavoro sulle finiture e alle scelte materiche.

Ricami e lavorazioni: tecnica che si vede, mano che si sente

Uno dei fili conduttori della collezione è l’attenzione alla lavorazione. Cardigan e cappotti dalle linee arrotondate si arricchiscono di ricami metallici badla, realizzati a mano da artigiani in India: l’effetto è luminoso ma non urlato, come un bagliore che si accende sulla superficie e poi si spegne, lasciando spazio al taglio.

Accanto ai ricami, c’è un gesto preciso: lavare maglie in lana e abiti in seta per ottenere un’aria “vissuta”. Non è trascuratezza: è una scelta di carattere. Il tessuto perde rigidità, acquisisce morbidezza e naturalezza, come se avesse già una storia. Anche il jersey lavora in questa direzione: si attorciglia e si annoda intorno al corpo, trasformando il comfort in disegno.

Texture e colori: albicocca, zafferano e lana Shetland alleggerita

L’autunno inverno 2026 dà molta importanza alle texture. Spiccano i velluti a coste morbidi ispirati a un ricordo personale della designer – quelli del padre – proposti nei toni dell’albicocca e dello zafferano. Sono colori caldi, domestici, che alleggeriscono l’inverno e riportano la collezione a un terreno umano, vicino.

Poi ci sono i maglioni in lana Shetland: spazzolati e lavati per ottenere un effetto leggero, quasi impalpabile. È un modo di intendere la maglieria come strato intelligente, non come massa. Anche gli abiti a vita bassa, volutamente “aperti” sulle cuciture, mostrano la costruzione senza renderla decorazione: un dettaglio che parla di libertà, di movimento, di una sensualità non patinata.

Sartoria e sportswear: un mix guidato dall’istinto

Il dialogo tra sartoria e sportswear è costante. La linea resta precisa, ma si lascia attraversare da elementi più disinvolti: una maglia lavata, un jersey annodato, una costruzione che invita a indossare i capi seguendo l’istinto. La collezione, nelle parole di Tory Burch, rispecchia il modo in cui molte donne si vestono oggi: scegliendo cosa funziona in quel momento, più che aderendo a una formula.

A dare un accento materico arrivano perle naturali, bracciali rivestiti in pelle e borse in rafia intrecciata a mano. Il risultato è un equilibrio tra rigore e libertà: linee nitide, superfici sensoriali, dettagli che aggiungono calore.

Bunny Mellon come ispirazione e il nuovo Bunny Knot

Tra le figure che attraversano la collezione, Bunny Mellon è quella che meglio incarna questa idea di stile personale. Orticoltrice, paesaggista e filantropa, viene evocata come simbolo di un’eleganza vissuta e istintiva. Da lei nasce anche una novità di stagione: il Bunny Knot.

Il Bunny Knot è un dettaglio ispirato a un cuscino trapuntato trovato nella casa di Bunny Mellon ad Antigua. È un nodo semplice, pensato come simbolo di connessione, forza e bellezza dell’imperfezione. Non è un ornamento fine a sé stesso: è un segno riconoscibile che entra nel guardaroba con naturalezza, legando oggetti e gesti quotidiani.

Borse: trapuntature, duffle morbidi e rafia intrecciata

Le borse a spalla trapuntate introducono il Bunny Knot in pelle e metallo, trasformandolo in chiusura e firma. Accanto, compaiono duffle morbidi che guardano ai vintage military dopp kit: funzionali, compatti, con un’aria di viaggio urbano. La collezione aggiunge anche la nuova Charlie satchel, mentre le borse in rafia intrecciata a mano e pelle richiamano un ricordo personale della designer: quelle che portava al liceo. Qui il passato non è nostalgia: è un archivio emotivo che diventa oggetto.

Scarpe: volumi rotondi e dettagli angolari

Il capitolo calzature gioca sui contrasti. Da una parte, pumps dalla rotondità marcata e dal volume più femminile; dall’altra, mocassini cut-out, stivali flat e décolleté high-vamp con hardware angolare Bunny Knot. C’è anche una nuova pump bassa, proposta in velluto molto morbido e ricamata con perle: un’idea di “scarpa gioiello” che resta portabile, pensata per accompagnare il guardaroba senza appesantirlo.

Gioielli e accessori: perle tahitiane, roccia lavica e sardine

Nei gioielli emerge un contrasto organico: perle tahitiane e perline in roccia lavica, pelle goffrata, pendenti a forma di pesce e spille a sardina. Dettagli ironici e marini, che alleggeriscono la serietà del classico e aggiungono personalità. Tornano gli occhiali avvolgenti visti in primavera, qui in versione metallica, mentre orologi delicati richiamano segnatempo vintage: piccoli accenti che parlano di misura e attenzione al dettaglio.

Tra le star presenti Amanda Seyfried ha indossato una camicia in crushed lamé e gonna in Lurex jacquard, completando con Charlie in suede, Pierced pumps e orecchini runway “clown”; Tessa Thompson ha scelto una giacca gialla cerata, camicia in cotone e gonna in canvas, abbinando Charlie, Pierced pumps, collana barbed wire e orecchini Pierced wave. Pamela Anderson ha puntato su cardigan e polo in maglia di seta con gonna in paper cotton, aggiungendo cappotto doppiopetto in lana, Charlie small e pumps barbed wire.

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credit image by Press Office – photo by Getty Images x Tory Burch

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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