Veins of Blue: Claudio Larcher trasforma il marmo in materia ibrida per Odone Angelo
Veins of Blue è una ricerca sul marmo come materia viva, non come superficie immobile. Claudio Larcher interviene sulla pietra inserendo vene artificiali in laminato, che non imitano la natura ma la mettono in discussione. Il progetto apre un dialogo tra lavorazione lapidea, cultura industriale, scarto produttivo e linguaggio decorativo contemporaneo.
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Alla Milano Design Week 2026, all’interno di MoscaPartners Variations a Palazzo Litta, Odone Angelo ha presentato Veins of Blue, collezione firmata da Claudio Larcher Design Studio. Il progetto nasce da un gesto radicale ma controllato: inserire vene artificiali in laminato dentro la superficie marmorea, modificando la percezione tradizionale della pietra naturale.
Il marmo, materiale storicamente associato a permanenza, peso e nobiltà materica, viene qui trattato come una superficie aperta. Le venature non sono più soltanto tracce geologiche generate dal tempo, ma diventano anche segni progettuali, innesti cromatici e dichiarazioni di metodo.
Veins of Blue: pietra naturale e laminato stampato
Il cuore della collezione è l’incontro tra due materiali apparentemente distanti: da una parte la pietra naturale, con la sua stratificazione millenaria; dall’altra il laminato stampato, materia industriale, leggera, seriale e cromaticamente controllabile. L’intervento non si limita a sovrapporre un rivestimento al marmo: il laminato entra nella lettura visiva della pietra come una nuova vena contemporanea.
Questa scelta evita l’effetto decorativo superficiale. Il laminato non maschera il marmo, non lo sostituisce e non cerca di imitarlo. Al contrario, introduce una frattura visiva che rende più evidente la natura del materiale lapideo, portando lo sguardo sulle sue tensioni interne, sulle sue possibilità e sui suoi limiti.
Un progetto sulla contaminazione materica
Veins of Blue lavora sulla contaminazione. La pietra conserva la propria densità, mentre il laminato introduce colore, ritmo e una componente più grafica. Il risultato è un materiale ibrido, sospeso tra naturale e artificiale, tra lavorazione tradizionale e sperimentazione produttiva.
La forza del progetto sta proprio in questa ambiguità: ciò che sembra una venatura può essere un innesto; ciò che appare naturale è in parte costruito; ciò che viene percepito come difetto o interruzione diventa segno progettuale. È una riflessione molto attuale sul design delle superfici, dove la materia non è più considerata un dato fisso ma un campo di intervento.
Scarti di lavorazione e nuova vita della pietra
La collezione comprende complementi d’arredo e oggetti scultorei, realizzati anche a partire da scarti di lavorazione. Il marmo di recupero viene trattato come occasione per costruire nuove geometrie e nuove relazioni cromatiche.
In questa prospettiva, Veins of Blue introduce una lettura più responsabile della materia lapidea. La pietra, spesso associata a blocchi nobili e superfici perfette, viene valorizzata anche nelle sue porzioni residue. Lo scarto diventa frammento progettuale, base per una nuova composizione, parte di un racconto più ampio sulla trasformazione.
Odone Angelo e la cultura della lavorazione lapidea
Fondata nel 1950, Odone Angelo opera nel settore di marmi, pietre naturali e graniti, occupandosi di progettazione e realizzazione di arredo urbano e interni, rivestimenti a parete, lavorazioni a massello, pavimentazioni e complementi d’arredo.
Con Veins of Blue, l’azienda porta questa esperienza verso un linguaggio più sperimentale. La competenza tecnica nella lavorazione del marmo diventa il punto di partenza per esplorare nuove possibilità espressive, senza rinunciare alla precisione esecutiva richiesta da un materiale complesso.
credit image by Press Office – photo by Odone Angelo













