Venini alla Milano Design Week 2026: il vetro di Murano tra flagship, luce e nuove collezioni d’autore
Venini partecipa alla Milano Design Week 2026 inaugurando il nuovo flagship store in via Durini 27, uno spazio di oltre 500 mq su tre livelli dedicato alle anime Art Glass e Art Light, con un atelier per architetti e designer e installazioni dedicate ai Poliedri di Carlo Scarpa e alle Vetrate Grosse di Gio Ponti. Al Salone del Mobile presenta “Layers of Light”, installazione che esplora il rapporto tra vetro, luce e architettura. Il racconto prosegue con le nuove collezioni Art Light e Art Glass firmate Peter Marino e con “Mina”, opera di Ron Arad in edizione limitata.
Alla Milano Design Week 2026, Venini costruisce un racconto ampio e coerente intorno al vetro di Murano, mettendo in relazione heritage, architettura, luce e nuove collaborazioni d’autore. Il programma della maison si sviluppa su più fronti: l’inaugurazione del nuovo flagship store milanese in via Durini 27, la presenza al Salone del Mobile con l’installazione “Layers of Light”, le nuove collezioni firmate Peter Marino e l’opera “Mina” di Ron Arad, dedicata alla voce più iconica della musica italiana.
Il risultato è un progetto complessivo che conferma la doppia identità di Venini: da un lato la dimensione artistica dell’Art Glass, con vasi, oggetti scultorei e opere da collezione; dall’altro l’universo Art Light, in cui il vetro diventa materia architettonica, sistema luminoso e strumento progettuale per interni pubblici e privati.
Il nuovo flagship Venini in via Durini 27
Il nuovo flagship store apre nel cuore di Milano, a pochi passi da Piazza San Babila, in uno degli indirizzi più rilevanti del design district cittadino. Il fondatore Paolo Venini era milanese e già nel 1923 aprì il primo negozio nel centro della città. Oggi il nuovo spazio rinnova questo legame, mettendo in contatto la tradizione vetraria veneziana con il linguaggio contemporaneo dell’architettura, del design e dell’interior decor.
L’architettura del flagship traduce l’identità del brand in un ambiente fluido e avvolgente. Le linee morbide, prive di spigoli, richiamano la sinuosità del vetro soffiato, mentre la palette materica costruisce un equilibrio tra Venezia e Milano: pavimenti in seminato veneziano, wallcovering Rubelli con texture ispirata al motivo Balloton, finiture in ebano, travertino, moquette nei toni champagne e accenti di Rosso Venezia, colore simbolo della maison.
Tre livelli per raccontare Art Glass e Art Light
Il flagship si estende su oltre 500 metri quadrati e si sviluppa su tre livelli, concepiti come un percorso espositivo e progettuale. L’obiettivo è raccontare le due anime di Venini, mettendo in scena il passaggio dal vetro come opera artistica al vetro come materiale architettonico per la luce.
Il piano terra si apre verso la città con sette vetrine affacciate su Piazza San Babila e Corso Europa. Qui la luce è protagonista: le collezioni Art Light e le installazioni su misura introducono il visitatore alla dimensione scenografica del vetro. Una parete tessile, da cui il logo Venini emerge come segno luminoso, rafforza il rapporto tra superficie, materia e identità visiva.
Al centro dello spazio, un tavolo in metallo bronzato accoglie le novità Art Glass, mentre una libreria espositiva modulare con basi color champagne e ripiani regolabili presenta le collezioni più iconiche della maison.
L’installazione verticale dei Poliedri di Carlo Scarpa
A collegare simbolicamente i livelli del flagship è una scenografica installazione verticale composta dai celebri Poliedri disegnati da Carlo Scarpa. Venini li reinterpreta in una versione monumentale alta oltre tre metri, che attraversa lo store dal piano terra al livello interrato.
I Poliedri diventano così una presenza architettonica. La loro geometria sfaccettata moltiplica la luce, costruisce riflessi e mette in relazione gli ambienti. L’opera agisce come asse visivo dell’intero spazio. Guida il percorso, connette le collezioni e restituisce al vetro una funzione spaziale: non più solo oggetto da osservare, ma elemento capace di organizzare la percezione dell’ambiente.
L’atelier per architetti e designer
Il flagship si completa con il piano rialzato, pensato come ambiente dedicato al dialogo con architetti e designer. È un vero atelier progettuale, dove Venini mette a disposizione strumenti, materiali e competenze per sviluppare soluzioni custom e contract.
La materioteca raccoglie campioni di vetro, colori, moduli e finiture metalliche. Questo spazio rende tangibile uno degli aspetti più importanti della maison: la possibilità di trasformare il patrimonio artigianale della fornace in sistemi e installazioni su misura per progetti contemporanei. Qui la tradizione di Murano diventa materia viva per il progetto, disponibile al confronto con architetti, interior designer e committenti internazionali.
L’omaggio a Gio Ponti con le Vetrate Grosse
Al piano interrato, raggiungibile attraverso una scala in travertino che rende omaggio a Carlo Scarpa, Venini costruisce un racconto immersivo dedicato alla propria storia. Ledwall, contenuti video, installazioni digitali e opere d’archivio accompagnano il visitatore dentro la cultura della fornace, dalle tecniche di lavorazione alla ricchezza cromatica del vetro.
In questo livello trova posto anche un’installazione speciale dedicata a Gio Ponti e alle sue celebri Vetrate Grosse, realizzate da Venini a partire dagli anni Sessanta. Queste opere nascevano dall’uso dei cotissi, blocchi irregolari di vetro rimasti nei crogioli della fornace, trasformati in elementi luminosi arricchiti da murrine, fili metallici e inserti di pasta vitrea colorata.
Le Vetrate Grosse rappresentavano un dialogo avanzato tra arte e architettura, perché consideravano il vetro come materia strutturale e decorativa insieme. Venini ne propone oggi una nuova interpretazione, realizzata anche grazie al contributo di uno dei maestri vetrai che collaborò con Ponti. Il progetto recupera trasparenze, rifrazioni e profondità del vetro grosso, dimostrando come l’archivio possa ancora generare nuove possibilità progettuali.
“Layers of Light” al Salone del Mobile
Accanto al nuovo flagship, Venini presenta al Salone del Mobile 2026 l’installazione “Layers of Light”, che esplora il rapporto tra luce, vetro e architettura, rivolgendosi in particolare ad architetti e interior designer che considerano la luce un vero materiale progettuale.
“Layers of Light” è concepita come un ambiente immersivo: la luce viene calibrata, filtrata, diffusa. Cambia con il movimento del visitatore, dissolve i confini architettonici e trasforma la percezione dello spazio in un’esperienza fluida. Il vetro emerge come medium progettuale capace di dare forma all’intangibile. Attraverso superfici, moduli, trasparenze e rifrazioni, Venini mostra come la materia vetraria possa superare la dimensione decorativa per diventare sistema spaziale.
Lunettes, Parete Pop, Volcano e Poliedri: il vetro come sistema modulare
Il cuore di “Layers of Light” è una selezione di sistemi modulari pensati per la scala architettonica. La modularità permette al vetro di agire come dispositivo capace di definire ambienti, filtri, superfici e quinte luminose. Lunettes, sviluppato originariamente per la boutique Tiffany & Co. di via Montenapoleone a Milano, interpreta la luce come gesto spaziale e identitario. La stratificazione di pannelli in vetro genera superfici profonde, personalizzabili, in cui riflessi e trasparenze si sovrappongono con grande controllo visivo.
Parete Pop lavora invece sulla forza cromatica del vetro. Composta da pannelli modulari in tonalità calde, trasforma la parete in una composizione dinamica, dove colore, trasparenza e layering costruiscono effetti visivi variabili.
Volcano si ispira ai pannelli architettonici degli anni Settanta di Manfredo Vaccari Giglioli, realizzati per la Cassa di Risparmio di Cento. Venini ne offre una rilettura contemporanea attraverso blocchi di vetro che generano superfici materiche, dove la luce diventa trama, profondità e ritmo.
I Poliedri, provenienti dall’archivio storico Venini e legati all’eredità di Ignazio Gardella, Paolo Venini ed Enrico Peressutti, riportano al centro la relazione tra geometria e luce. La struttura sfaccettata rifrange e moltiplica la luminosità, rendendoli adatti anche ad ambienti raccolti e soffitti bassi.
Peter Marino firma nuove collezioni Art Light e Art Glass
Uno dei capitoli più rilevanti della Milano Design Week 2026 di Venini è la collaborazione con Peter Marino, che firma tre nuove collezioni Art Light e una collezione Art Glass. Il progetto nasce da un dialogo consolidato tra architettura e arte vetraria, fondato su proporzione, contrasto materico e un minimalismo sensuale.
Marino lavora sulle tecniche storiche della fornace: il pulegoso, introdotto da Napoleone Martinuzzi, viene trasformato in elemento scultoreo; i Ritagli di Fulvio Bianconi diventano superfici stratificate; il sommerso viene interpretato come componente strutturale della materia. Tecniche nate tra gli anni Trenta e Cinquanta vengono così rilette attraverso un linguaggio contemporaneo.
La collezione Cactus comprende lampade da terra in edizione limitata, realizzate con elementi in cristallo pulegoso, vetro soffiato liscio e decorazioni Ritagli, su base in marmo Zimbabwe Black. Disponibili in tre altezze, queste lampade lavorano sul contrasto tra la densità del marmo e la luminosità del vetro.
On the Rocks è una collezione definita dal rapporto tra solidità e trasparenza. Le lampade poggiano su basi scultoree in marmo nero Zimbabwe e sono composte da cubi in vetro di Murano soffiato a mano con tecnica pulegoso. La luce filtra attraverso la materia vitrea con una qualità morbida e quasi geologica.
Con Cabbage, Marino introduce una dimensione più organica. La base in marmo nero, essenziale e geometrica, sostiene volumi in cristallo realizzati con tecnica Ritagli. La superficie iridescente cattura e rifrange la luce, modificando tono e intensità secondo il punto di osservazione.
La serie Art Glass Cilindro con Piatto Incalmato è composta da vasi cilindrici coronati da un piatto scultoreo, uniti in fornace tramite la tecnica dell’incalmo. La lavorazione richiede la fusione precisa di due elementi incandescenti, dando vita a oggetti in cui cristallo, colore e, in alcune versioni, foglia oro costruiscono sottili transizioni cromatiche.
“Mina” di Ron Arad: il volto della cantante nel vetro
Nel nuovo flagship di San Babila, Venini presenta anche “Mina”, opera firmata da Ron Arad. Concepite nel 2025 come omaggio alla cantante per il suo 85° compleanno e donate a Mina da Silvia Damiani, Chairman di Vnini, le opere vengono ora editate nella nuova nuance Rosa Alba. La creazione ritrae il profilo di Mina sospeso all’interno di un vaso in vetro soffiato. Il volto della cantante non è applicato alla superficie, ma sembra emergere dalla materia stessa, trattenuto nella trasparenza del vetro.
La realizzazione richiede gesti rapidi e precisi, guidati dal mastro vetraio secondo la tradizione muranese. La serie limitata è composta da 49 pezzi e 3 prove d’artista, disponibili esclusivamente nel flagship store Venini di Milano San Babila. A questa prima edizione seguirà un’ulteriore tiratura, sempre di 49 pezzi e 3 prove d’artista, in una nuova cromia.
credit image by Press Office – photo by Venini














