Vivere film Francesca Archibugi: Micaela Ramazzotti e Adriano Giannini a Venezia 76

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E’ stato presentato al Festival del Cinema di Venezia 2019, Vivere il nuovo film di Francesca Archibugi con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini e Massimo Ghini. Scoprite tutto su Globe Styles

Vivere film Francesca Archibugi – E’ stato presentato Fuori Concorso al Festival del Cinema di Venezia 2019, Vivere il nuovo film di Francesca Archibugi con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari, Elisa Miccoli e con Valentina Cervi ed Enrico Montesano.

Il film ci porta in una periferia fatta di villette a schiera dove vive la famiglia Attorre: Luca (Adriano Giannini), giornalista free-lance molto free, “confezionatore” di articoli di colore che piazza a stento sui giornali, Susi (Micaela Ramazzotti), ballerina che insegna danza a signore in sovrappeso, e Lucilla, la loro bimba di sei anni quieta, ricca di fantasia e affetta da una grave forma d’asma.

Dentro una Roma magnifica e incomprensibile, stratificata, materna e matrigna, arriva Mary Ann (Roisin O’Donovan), irlandese e studentessa di storia dell’arte, ragazza alla pari per la piccola Lucilla. Un anno nella vita della famiglia Attorre che si rivelerà denso di legami leciti e illeciti, di amicizia e d’amore, un anno in cui Mary Ann scoprirà che il bene e il male hanno confini negoziabili.

“Il realismo non è il naturalismo, è vita stilizzata, nei dialoghi, nei tagli di luce, nei tempi. Spesso a noi registi ci vengono fatte domande sociologiche, cosa rappresentano le famiglie contemporanee, che significa il tradimento, o essere genitori oggidì, e ho sempre pensato che proprio queste siano le risposte che Adolphe Ferrand non sa fornire.

I personaggi sono pezzi unici, non rappresentano altro che loro stessi. Sono come cocci di bottiglia abbandonati su un prato spennato: forse, se sei fortunato, se sei stato capace, quei frammenti di vetro riflettono la luce della vita che li sovrasta. È più facile parlare di come realizzi le cose, il tuo metodo lo chiamava Rossellini, piuttosto che gli intenti.

La mia ambizione è annullare la macchina da presa. Non far sentire quel poderoso artificio che gira dietro a ogni immagine. Che pure è spasmodicamente accurata. Ma non lo deve sembrare. Che la storia sembri raccontata da sé stessa. Gli spettatori hanno tre occhi. Due in faccia e un terzo seppellito. Inquadro per quel terzo occhio, che non si accorge di niente ma vede tutto.

Incalzato da una televisione sempre più bella, sembra che il cinema per avere la legittimità di esistere debba magnificare la grandezza dello schermo con immagini extraordinarie. Sempre più raramente si vedono film di grandiosa semplicità, che sprigionino la complessità dell’esistenza, del bene e del male, senza averne l’aria.

Con un po’ di testardaggine difendo una idea di cinema, di racconto. Forse un po’ fuori moda. Nessuno rapina, nessuno ammazza, nessuno vola, nessuno muore di overdose. Eppure, vivere non fa meno male” ha raccontato Francesca Archibugi.

Credits image by Press Office La Biennale di Venezia – photo by ASAC & Andrea Miconi