Strattoria, il nuovo volto del ristorante sul Lago Maggiore

Strattoria riapre a Montrigiasco di Arona con nuovi spazi, una cucina più identitaria e il menu firmato dallo chef Alessio Rossi. Tra degustazioni e carta, i piatti raccontano territorio, tecnica contemporanea, selvaggina, erbe, affumicature, fermentazioni e sapori di memoria.

A Montrigiasco di Arona, a pochi chilometri dalla Statua di San Carlo e dalle sponde del Lago Maggiore, Strattoria riapre dopo un restyling che coinvolge spazi, sala, cucina e identità gastronomica. Il ristorante guidato dallo chef Alessio Rossi si presenta con ambienti rinnovati, una proposta fine dining più definita e una visione orientata a un’accoglienza contemporanea ma radicata nel territorio.

Il progetto nasce dall’esigenza di far dialogare ogni elemento dell’esperienza: la cucina, più funzionale e moderna; la sala, più elegante e confortevole; la cantina, valorizzata da nuove vetrine refrigerate; e il servizio, pensato come parte attiva del racconto gastronomico.

La sala come palcoscenico della cucina

Strattoria introduce una grande vetrata che mette in dialogo la cucina con la sala e un bancone affacciato sulla brigata, pensato per gli ospiti che desiderano un’esperienza più ravvicinata con lo chef e il lavoro del pass. All’esterno, il nuovo dehors climatizzato con vetrate trasparenti permette di vivere il panorama e il verde circostante sia in estate sia in inverno.

La cucina di Alessio Rossi: tradizione, tecnica e sensibilità contemporanea

La proposta di Strattoria interpreta la tradizione con creatività, tecnica e sensibilità contemporanea. La cucina dello chef Alessio Rossi lavora su piatti essenziali, eleganti e ricchi di personalità, valorizzando la materia prima attraverso una linea leggera, colorata e autentica.

Il menu mette in relazione lago, terra, bosco e memoria piemontese. Ci sono il luccio perca in carpione, il salmerino al pino mugo, il cervo al sottobosco, le animelle con ostriche, il risotto alle erbe, ma anche piatti più trasversali come i gyoza di lepre, gli spaghetti di Gragnano con vongole, ricci e bottarga e la ricciola alla milanese.

I menu degustazione: “A Mano Libera” e “Dalla Terra all’Acqua”

Strattoria Arona Green apple

photo by Gaia Menchicchi

La carta presenta i percorsi degustazione “A Mano Libera” dello Chef e “Dalla Terra all’Acqua”, pensati per tutto il tavolo. Tra i piatti del percorso compaiono preparazioni che definiscono bene l’identità della cucina: Luccio perca in carpione, affumicato all’abete e verdure in osmosi; Animelle, ostriche, rabarbaro e consommé di manzo chiarificato; Risotto alle erbe, jus di vitello e acetosella; Gyoza di lepre, brodo di corteccia e lemongrass; Salmerino al pino mugo, carote al BBQ e licheni; Cervo al sottobosco; e Bonet a modo mio.

È un percorso che alterna lago e selvaggina, erbe e affumicature, acidità vegetali e profondità animali. Non è una degustazione lineare in senso classico: lavora piuttosto per paesaggi, dal carpione piemontese alla corteccia, dal pino mugo al sottobosco.

Luccio perca in carpione, abete e verdure in osmosi

Il luccio perca in carpione, affumicato all’abete e servito con verdure in osmosi, è uno dei piatti più identitari del menu. Il carpione appartiene alla tradizione piemontese e lombarda del pesce marinato: nasce come tecnica di conservazione, ma in una cucina contemporanea diventa uno strumento di equilibrio tra acidità, grassezza e aromaticità.

L’affumicatura all’abete aggiunge una nota boschiva, resinosa, quasi alpina. Le verdure in osmosi lavorano invece sulla precisione: assorbono sapore, mantengono struttura, portano freschezza. Il piatto racconta il lago, ma lo fa senza nostalgia: il pesce d’acqua dolce viene trattato con una tecnica pulita, accompagnato da una memoria di montagna e da un’acidità controllata.

Animelle, ostriche, rabarbaro e consommé di manzo chiarificato

L’animella, ingrediente nobile e delicato del quinto quarto, ha una consistenza cremosa, lattica, morbida. L’ostrica introduce iodio e salinità, portando il piatto verso una dimensione marina. Il rabarbaro dà acidità vegetale, mentre il consommé di manzo chiarificato aggiunge profondità, pulizia e struttura.

È un piatto di contrasti controllati: terra e mare, grasso e freschezza, dolcezza animale e tensione acida. Il consommé chiarificato ha un ruolo fondamentale perché non appesantisce, ma lega. È il fondo limpido che dà sostegno aromatico senza coprire la delicatezza delle animelle.

Risotto alle erbe, jus di vitello e acetosella

Il risotto alle erbe con jus di vitello e acetosella lavora su una grammatica molto italiana: riso, mantecatura, fondo, nota verde. Le erbe costruiscono freschezza e profumo; il jus di vitello porta intensità, concentrazione e una nota carnosa; l’acetosella chiude con un’acidità elegante, quasi agrumata.

È un risotto che evita la pesantezza. Il gioco sta nel bilanciare la cremosità del riso con la profondità del jus e il taglio fresco dell’acetosella. In bocca procede per onde: prima la parte erbacea, poi la struttura del fondo, infine la nota acidula che riapre il palato.

Gyoza di lepre, brodo di corteccia e lemongrass

I gyoza di lepre con brodo di corteccia e lemongrass portano nel menu una contaminazione controllata. Il gyoza, raviolo di derivazione asiatica, viene reinterpretato con una farcia di lepre, carne intensa, scura, selvatica. Il brodo di corteccia accentua la dimensione boschiva, mentre il lemongrass introduce una nota citrica e aromatica.

Il piatto funziona perché mette in tensione selvaggina e freschezza. La lepre richiama caccia, territorio, autunno; il lemongrass la alleggerisce e la rende più contemporanea. Il brodo di corteccia è il passaggio più narrativo: atmosfera, sottobosco, legno, umidità.

Salmerino al pino mugo, carote al BBQ e licheni

Il salmerino al pino mugo con carote al BBQ e licheni è un piatto di montagna e acqua. Il salmerino ha una carne fine, delicata, elegante. Il pino mugo introduce una firma resinosa e balsamica, mentre le carote al BBQ portano dolcezza, affumicatura e una leggera nota caramellata. I licheni chiudono il racconto con un riferimento diretto al paesaggio alpino.

È una composizione in cui ogni elemento ha un ruolo preciso: il pesce come base pulita, il pino come profumo verticale, la carota come dolcezza terragna, il lichene come memoria del bosco.

Cervo al sottobosco

Il cervo al sottobosco è uno dei piatti più evocativi del menu degustazione. La selvaggina richiede tecnica, rispetto delle cotture e una gestione precisa dei fondi. Il sottobosco suggerisce funghi, radici, erbe, foglie, umidità e note terrose.

Qui il racconto è più istintivo: carne scura, aromi profondi, memoria di caccia e paesaggio. È un piatto che probabilmente rappresenta la parte più intensa del percorso, pensato per arrivare dopo pesce, erbe, brodi e sfumature aromatiche.

Bonet a modo mio

Il Bonet a modo mio chiude il percorso con un riferimento piemontese chiaro. Il bonet tradizionale è un dolce al cucchiaio a base di cacao, amaretti, uova, latte e caramello. Nella versione dello chef, la formula “a modo mio” lascia spazio a una reinterpretazione personale, ma il richiamo resta quello di un dessert di memoria, morbido, profondo, leggermente amaro e avvolgente.

Il menu alla carta: gli antipasti

Strattoria Arona Uovo pochè

photo by Gaia Menchicchi

La Terrina di foie gras, lamponi fermentati e alice ripiena di Castelmagno è una costruzione più audace. Il foie gras porta grassezza e opulenza; i lamponi fermentati aggiungono acidità e una lieve complessità lattica; l’alice ripiena di Castelmagno inserisce sapidità, mare e formaggio piemontese. È un piatto da leggere come equilibrio tra ricchezza e taglio acido, tra dolcezza del fegato grasso e forza umami.

L’Uovo pochè al carbone vegetale, fonduta di Presef e patate alla vaniglia, lavora invece sul comfort. L’uovo è materia morbida e centrale, la fonduta porta calore e sapidità, le patate alla vaniglia introducono una nota aromatica insolita ma rotonda. Il carbone vegetale aggiunge un elemento visivo e una lieve suggestione affumicata.

I primi: pasta, riso e contaminazioni

Tra i primi, le Pappardelle di fagioli con calamaretti spillo, crema all’aglio dolce e olio all’aneto. I calamaretti spillo portano dolcezza marina e consistenza tenera; la crema all’aglio dolce dà profondità senza aggressività; l’olio all’aneto chiude con freschezza erbacea e un ricordo nordico.

Il Risotto al topinambur, limone e basilico lavora su una dolcezza vegetale più sottile. Il topinambur ha note di carciofo, nocciola e terra; il limone apre il piatto con acidità; il basilico porta una freschezza mediterranea.

Lo Spaghetto di Gragnano alle vongole veraci, ricci di mare e bottarga di Cabras è il primo più marino della carta. La pasta di Gragnano garantisce tenuta e masticazione; le vongole danno salinità e succo; i ricci di mare aggiungono una cremosità iodica intensa; la bottarga di Cabras chiude con sapidità, profondità e una nota quasi affumicata.

I Tortelli di fassona, lattuga e aglio nero fermentato riportano il menu verso il Piemonte. La fassona dà una farcia elegante, non troppo grassa; la lattuga introduce una nota verde e vegetale; l’aglio nero fermentato aggiunge dolcezza, umami e una sfumatura balsamica. È un raviolo contemporaneo, costruito su ingredienti riconoscibili ma con una profondità gustativa più complessa.

I secondi: carne, pesce e paesaggio

Tra i secondi, l’Agnello al fieno, patate, tartufo nero e camomilla è un piatto di campagna elegante. Il fieno richiama stalla, pascolo e memoria rurale; il tartufo nero porta profondità terrosa; la camomilla introduce una nota floreale delicata, capace di alleggerire la parte carnosa. Le patate completano la struttura con una componente morbida e rassicurante.

La Ricciola alla milanese, agrumi canditi, chips di patate viola e maionese al cerfoglio è una delle proposte più curiose. Gli agrumi canditi danno dolcezza e acidità, le chips di patate viola aggiungono colore e croccantezza, la maionese al cerfoglio porta una nota erbacea fine, quasi anisata.

Il Filetto di fassona, midollo e cipollotto alla cenere è un piatto di carne essenziale e profondo. La fassona richiede cottura precisa e rispetto della fibra; il midollo aggiunge grassezza, sapore e intensità; il cipollotto alla cenere porta una nota affumicata, dolce e minerale. È un secondo costruito su pochi elementi, ma tutti molto incisivi.

Strattoria ha costruito negli anni una cantina di valore, frutto di ricerca tra etichette italiane e francesi e visite dirette presso produttori e vignaioli. Il menu di Alessio Rossi richiede infatti abbinamenti attenti: bianchi sapidi e verticali sui piatti di lago e mare, rossi eleganti sulla selvaggina, vini ossidativi o macerati su foie gras, formaggi e fermentazioni, bollicine di struttura sulle fritture e sulle texture più cremose.

Informazioni utili

Strattoria
Piazza Gnemmi, Montrigiasco di Arona
Dalle 12:30 alle 14:30
Dalle 19:30 alle 22:00
Chiuso martedì e mercoledì

credit image by Press Office – photo by Gaia Menchicchi 

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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