A Private War film 2018: una lettera d’amore al giornalismo e un omaggio a Marie Colvin

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Raccontato con estrema sincerità e autenticità, A Private War è allo stesso tempo un dramma di guerra straziante e un avvincente studio del personaggio di una donna straordinaria. Scopritelo su Globe Styles

A Private War film 2018 – Esce oggi elle sale cinematografiche italiane A Private War, il biopic sulla coraggiosa reporter di guerra Marie Colvin, che lavorò per il settimanale britannico The Sunday Times dal 1985 al 2012. Il film racconta il suointrepido impegno presso i luoghi distrutti dalla guerra, Iraq, Afghanistan e Libia, fino a quando all’età di 56 anni, inviata ad Homs per seguire la guerra in Siria, venne tragicamente uccisa insieme al fotografo francese Rémi Ochlik durante un’offensiva dell’esercito locale.

Il film vede protagonista Rosamund Pike insieme a Jamie Dornan, Tom Hollander e Stanley Tucci. È diretto da Matthew Heineman e scritto da Arash Amel, tratto dall’articolo di Vanity Fair “Marie Colvin’s Private War”, scritto da Marie Brenner. A Private War presenta anche una canzone originale, “Requiem For A Private War”, di Annie Lennox.

Marie Colvin (Rosamund Pike), un’espatriata di origine americana che lavora a Londra come corrispondente di guerra per il Sunday Times, è la prima giornalista straniera a riuscire ad entrare nello Sri Lanka occupato dalle Tigri Tamil.

Ignorando un vecchio divieto per i giornalisti, attraversa il Vanni e scopre una ben celata crisi umanitaria per i 500.000 civili che vivono lì. Dopo aver presentato la storia di quella crisi vissuta in prima linea, Colvin torna indietro attraverso il territorio in mano al governo, ma viene catturata durante gli scontri tra le truppe cingalesi e le Tigri Tamil. Viene colpita dalle schegge di un razzo e alla fine perde la vista dell’occhio sinistro.

Nonostante la sua ferita, Colvin si rifiuta di appendere al chiodo il suo giubbotto antiproiettile. Invece, indossa una benda nera sull’occhio e fa un’apparizione pubblica per ritirare il premio di Giornalista Britannico dell’anno, dove ha uno scontro verbale molto teso con il suo caporedattore del Sunday Times, Sean Ryan (Tom Hollander). È chiaro che la giornalista non ha intenzione di rinunciare alla sua vocazione.

Mesi dopo, Marie è in Iraq sulle tracce di una fossa comune, molto lontana dalle avanzate americane. Si ferma a Bagdad, dove assume il fotografo freelance Paul Conroy (Jamie Dornan) per accompagnarla. Sulla rotta verso Falluja, vengono fermati a un posto di blocco dalle milizie pro-Saddam, armate di tutto punto.

Lì su due piedi, Marie convince gli agenti che sono due operatori umanitari che aiutano i medici volontari e riescono a superare lo sbarramento. Marie predispone una squadra locale per scavare sopra la presunta fossa, e scopre i corpi di centinaia di kuwaitiani uccisi dal regime di Saddam.

Rientrata a casa, tutti quegli anni vissuti in prima linea hanno segnato Marie in maniera molto pesante. Soffre, infatti, di disturbo da stress post-traumatico e ha un grave attacco di panico durante la sua permanenza a Londra. Dopo una sincera conversazione con la sua amica, alla fine accetta di farsi aiutare in un ospedale londinese.

Anche se sembra fare progressi nell’affrontare il suo conflitto interiore, Marie è irrequieta e prova solo il desiderio di tornare a fare ciò che ama veramente: raccontare le storie di coloro che ne hanno bisogno. Con il passare degli anni, Marie continua a coprire i conflitti più letali.

Fa anche un viaggio in Afghanistan, dove testimonia gli attacchi dei talebani ai civili locali e ai convogli degli aiuti statunitensi. Incontra poi l’eccentrico uomo d’affari Tony Shaw (Stanley Tucci) a una festa e si innamora di lui. Tuttavia, il suo desiderio di una vita normale svanisce, quando viene portata in una zona di guerra in Libia,
dove la Primavera araba è in pieno svolgimento e i ribelli minacciano di abbattere il regime di Gheddafi.

Mentre si trova in Libia, il suo caro amico e collega giornalista, Norm Coburn, viene ucciso dal fuoco di un lanciarazzi. Nonostante la sua profonda disperazione, riesce a ottenere un ultimo colloquio faccia a faccia con Gheddafi in cui Marie sfida il dittatore.

Mentre la Primavera araba è in piena attività, Marie inizia ad avere i primi segni di cedimento, e pensa a come sarebbe la sua vita senza il trauma dei reportage di guerra. La sua storia d’amore con Tony rappresenta un futuro alternativo per lei – futuro in cui potrebbe godersi la sua relazione, perseguire la sua passione per la vela e passare più tempo con la sua famiglia e gli amici.

Nonostante un momento fugace in cui sembra che Marie possa ritirarsi dalle prime linee, è costretta a viaggiare con Paul Conroy nella città assediata di Homs, in Siria, dove 28.000 civili innocenti sono tenuti in trappola in condizioni brutali. Questo sarà il compito più pericoloso della sua vita.

“A Private War è un ritratto di Marie Colvin, la leggendaria corrispondente di guerra del Sunday Times che ha dedicato la sua vita a ricercare la verità”, dice il regista americano Matthew Heineman, che fa il suo debutto cinematografico dopo aver raccolto consensi per il suo lavoro nei documentari. “La seguiamo negli ultimi 10 anni della sua vita, in prima linea nei conflitti brutali in Sri Lanka, Iraq, Libia, Afghanistan e Siria. Il film parla del desiderio insaziabile di testimoniare le atrocità della guerra e delle conseguenze che hanno avuto su di lei”.

Sono trascorsi sei anni dalla morte di Marie Colvin a Homs, in Siria, il 12 febbraio 2012. Heineman ha voluto raccontare la sua storia nel modo più completo e veritiero possibile, così come la Colvin ha fatto con i suoi reportage.

Ad interpretare Marie Colvin, Heineman ha voluto che fosse una vera forza della natura, Rosamund Pike. La Pike descrive la Colvin come “una donna veramente straordinaria ma con cui ci si riesce a immedesimare; una donna che è brillante, impavida, coraggiosa, ma che ha gli stessi difetti di chiunque altro”.

“Era unica nel suo genere – talentuosa, coraggiosa, forte, divertente – ma ha anche combattuto contro i suoi demoni, come tutti noi”, concorda Heineman. “Gli effetti che la guerra ha avuto su di lei erano devastanti. Per me, mostrare la sua complessità era davvero importante. Non volevo mostrarla come una santa né come un’eroina. Volevo mostrare il lavoro incredibile che ha fatto, ma anche gli effetti che questo ha avuto su di lei”.

Raccontato con estrema sincerità e autenticità, A Private War è allo stesso tempo un dramma di guerra straziante e un avvincente studio del personaggio di una donna straordinaria, che ha cercato di portare alla luce la verità. A Private War è una lettera d’amore al giornalismo e un omaggio alla Colvin, che ha rischiato di continuo la sua vita lottando per raccontare verità difficili e sperando che il mondo se ne preoccupasse. Un film sull’arte del giornalismo e sulla sua importanza, in un periodo caratterizzato da informazioni mordi e fuggi.