Calendario Pirelli 2027: l’India tra ritratti, memoria e strada

In breve
• Le fotografie sono state realizzate dal 9 al 17 maggio 2026 tra il Jaigarh Fort di Jaipur, Ajabgarh e Old Delhi.
• Sølve Sundsbø ha ritratto nove personalità, mentre il progetto realizzato da Avani Rai ha coinvolto più di 200 persone nelle strade della capitale indiana.
• George Cortina firma lo styling dei ritratti, con Robbie Doig al set design, Val Garland al make-up e Syd Hayes all’hair styling.

Per la prima volta nella storia di The Cal, due distinti linguaggi fotografici osservano lo stesso Paese. Il Calendario Pirelli 2027 affida l’India alla precisione visiva di Sølve Sundsbø e alla memoria fotografica di Raghu Rai, raccolta e trasformata dalla figlia Avani. Il risultato anticipa un’opera in cui la moda incontra la strada, il ritratto dialoga con l’archivio e la geografia smette di essere uno sfondo per diventare materia narrativa.

L’idea curatoriale del Calendario Pirelli 2027 parte dalla consapevolezza che un Paese vasto e stratificato come l’India non possa essere racchiuso in una sola estetica. The Cal riunisce quindi due percorsi autonomi: quello del fotografo norvegese Sølve Sundsbø, legato alla moda, al ritratto e alla sperimentazione tecnica, e quello concepito dal maestro indiano Raghu Rai, costruito intorno al rapporto tra il suo archivio e il presente del Paese.

La recente scomparsa di Raghu Rai ha modificato profondamente lo sviluppo del progetto. Pirelli e la famiglia del fotografo hanno scelto di non lasciare incompiuta la sua parte del Calendario, affidandone la realizzazione ad Avani Rai. Fotografa a sua volta, Avani non si è limitata a eseguire un’idea già definita, ma ha assunto una posizione autoriale, interpretando l’intenzione paterna attraverso la propria esperienza, il proprio sguardo e la conoscenza intima di quell’archivio.

La struttura del Calendario nasce proprio dalla distanza tra i due linguaggi. Sundsbø lavora sulla presenza individuale, sulla posa, sulla costruzione dell’immagine e sul rapporto tra corpo e abito. Avani Rai amplia il suo campo visivo verso la città, la comunità e la continuità dei luoghi. Le due sezioni non cercano di apparire uniformi: è il loro confronto a diventare il tema centrale del nuovo The Cal.

Sølve Sundsbø costruisce il ritratto contemporaneo del Paese

Sølve Sundsbø ha realizzato la propria parte del Calendario tra il Jaigarh Fort di Jaipur, dal 9 all’11 maggio 2026, e Ajabgarh, nel distretto di Alwar, il 12 maggio. Due luoghi capaci di mettere in relazione architettura e paesaggio, offrendo al fotografo una struttura visiva dentro cui sviluppare il proprio lavoro sul ritratto.

Il suo linguaggio è riconoscibile per la capacità di utilizzare tecnica, luce e trasformazione dell’immagine senza perdere il rapporto con la persona fotografata. Nel progetto dedicato all’India, questa ricerca incontra nove donne provenienti da cinema, musica, poesia, moda, cultura gastronomica e fotografia. Non rappresentanti astratte di un Paese, ma identità diverse, ciascuna portatrice di una storia e di un rapporto personale con l’India.

Il cast comprende le attrici Aditi Rao Hydari e Avantika Vandanapu, l’attrice e produttrice Freida Pinto, la musicista e compositrice Anoushka Shankar, la poetessa e performer Rupi Kaur, le modelle Lakshmi Menon e Bhavitha Mandava, l’autrice e imprenditrice gastronomica Padma Lakshmi e la stessa Avani Rai.

I nove ritratti compongono una femminilità plurale

La scelta di un cast interamente femminile permette a Sundsbø di lavorare su un’idea di rappresentazione che non riduce l’identità indiana a un solo modello di bellezza. Le protagoniste appartengono a generazioni, professioni e percorsi differenti. Alcune hanno costruito la propria carriera all’interno del Paese, altre hanno vissuto tra culture diverse, portando l’India dentro un panorama internazionale.

La loro presenza consente al Calendario di attraversare cinema, musica classica e contemporanea, poesia, moda, fotografia e cultura del cibo. L’immagine femminile acquista così profondità attraverso ciò che ogni protagonista rappresenta. La bellezza diventa una forma di autorevolezza, espressione e consapevolezza culturale.

La presenza di Avani Rai davanti all’obiettivo di Sundsbø e dietro la macchina fotografica nella propria sezione crea inoltre una continuità rara. Avani attraversa il Calendario come soggetto e autrice, volto ritratto e responsabile dello sguardo, stabilendo una relazione diretta tra le due anime dell’opera.

Raghu Rai: un dialogo tra archivio e presente

La parte ideata da Raghu Rai nasceva dalla volontà di mettere in relazione fotografie storiche e inedite del proprio archivio con l’India contemporanea. Il progetto iniziale prevedeva che le immagini del passato venissero utilizzate all’interno di un set, come presenze visive capaci di creare un confronto tra epoche, persone e trasformazioni sociali.

Avani Rai ha mantenuto il principio centrale del lavoro, ma ne ha modificato lo spazio. Invece di portare la città dentro uno studio, ha portato le fotografie del padre nei luoghi reali in cui erano nate o che ne custodivano ancora la memoria. Old Delhi è diventata così una superficie temporale, un ambiente in cui il passato fotografato da Raghu Rai incontra le persone, le architetture e i ritmi del presente.

Le immagini d’archivio diventano così strumenti di osservazione. Mostrano ciò che esisteva e, contemporaneamente, obbligano a guardare ciò che è cambiato. La fotografia del padre entra dentro quella della figlia, ma Avani conserva una propria distanza e costruisce un nuovo punto di vista.

Old Delhi diventa un archivio vivo

Dal 13 al 17 maggio 2026, Avani Rai ha lavorato nelle strade di Old Delhi, tornando in luoghi che Raghu Rai aveva fotografato durante decenni di attività. Il progetto ha coinvolto più di 200 persone, tra abitanti, danzatori, musicisti, performer, artigiani e artisti di strada. Nel cast compare anche Gurmeet Rai, madre della fotografa.

La scelta amplia il significato tradizionale del casting. Le persone entrano nel Calendario perché appartengono alla vita dei quartieri e alle relazioni che definiscono quei luoghi. Mestieri, abiti, corpi, movimenti e rituali quotidiani diventano parte di un ritratto collettivo che non può essere separato dallo spazio urbano.

La città partecipa alla costruzione delle immagini attraverso la propria densità, le stratificazioni architettoniche, il movimento e l’imprevedibilità della strada. La fotografia documentaristica introduce in The Cal: l’incontro, l’attesa, il caso e la trasformazione continua del presente.

La trasmissione dello sguardo diventa una questione fotografica: che cosa riceve una nuova generazione, che cosa decide di conservare e in quale momento la fedeltà all’eredità richiede anche il coraggio di modificarla.

Dal Brasile all’India, due estetiche raccontano un Paese

Il Calendario Pirelli 2013 di Steve McCurry possedeva un’estetica cromaticamente intensa, immersa nel movimento di Rio de Janeiro. Le 34 fotografie alternavano 23 ritratti di attrici e modelle, nove immagini dedicate alla vita quotidiana e due scatti interamente costruiti intorno a graffiti e murales. McCurry portava dentro The Cal la propria grammatica di fotoreporter: colore saturo, luce ambientale, volti osservati da vicino e situazioni incontrate camminando nella città.

Lapa, Santa Teresa, le favelas, i mercati, le scuole di danza, le palestre e le fermate degli autobus costruivano un ambiente riconoscibile, attraversato da persone comuni, modelle, attrici, artisti e lavoratori. Il Brasile appariva come una società in trasformazione, raccontata attraverso la relazione tra paesaggio urbano, cultura popolare e vite quotidiane.

Il Calendario Pirelli 2027, per quanto emerge dalle immagini di backstage, sceglie invece una costruzione visiva più dialettica. Sundsbø porta la precisione del ritratto di moda, il controllo della posa e una ricerca tecnica capace di isolare ogni personalità dentro le architetture del Rajasthan. Avani Rai attraversa Old Delhi con un linguaggio legato alla strada, alla prossimità e alla memoria.

Il passaggio dal 2013 al 2027 segna quindi un cambiamento nel modo di interpretare un Paese. McCurry costruiva un racconto unitario del Brasile attraverso la sua sensibilità fotografica. Il progetto dedicato all’India mantiene invece visibile la distanza tra due linguaggi: ritratto e reportage, messa in scena e imprevedibilità urbana, sguardo internazionale e conoscenza radicata nel Paese.

Nel 2013 era la città a dare coesione alla narrazione. Nel 2027 è la pluralità degli sguardi a diventare il tema stesso del Calendario. Il confronto tra questi due The Cal mostra due differenti idee di responsabilità fotografica: entrare nel flusso della vita quotidiana oppure dichiarare apertamente la posizione da cui si osserva.

Il Calendario 2027: raccontare un luogo

La presenza simultanea di Sundsbø, Raghu Rai e Avani Rai pone una domanda sulla fotografia contemporanea: chi racconta un Paese, da quale distanza e con quale consapevolezza? Lo sguardo esterno può rivelare elementi che l’abitudine rende invisibili, ma corre il rischio di semplificarlo. Lo sguardo interno possiede conoscenza e prossimità, ma non coincide automaticamente con una rappresentazione definitiva.

The Cal evita di risolvere questa tensione e la utilizza come struttura. Sundsbø concentra il suo lavoro su ritratti individuali. Avani Rai porta nel progetto l’esperienza del luogo, la memoria del padre e il rapporto diretto con le persone incontrate nelle strade. Nessuno dei due percorsi pretende di possedere l’intera India.

L’India che ne emerge non viene sintetizzata in un’immagine simbolica, ma resta molteplice: personalità pubbliche e comunità urbane, fotografia di moda e archivio, passato e trasformazione contemporanea.

The Cal: la trasmissione dello sguardo

Il passaggio tra Raghu e Avani Rai introduce nel progetto una riflessione sulla continuità tra generazioni. Un archivio fotografico non è soltanto un insieme di immagini da conservare. È una forma di conoscenza, una memoria visiva e un modo di costruire relazioni con persone e luoghi.

Avani Rai riceve questa eredità e sceglie di riattivarla. Le fotografie paterne vengono portate nuovamente nel mondo. Il confronto con la città contemporanea mostra ciò che il tempo ha trasformato e ciò che continua a resistere, rendendo visibile anche la distanza tra l’esperienza del padre e quella della figlia.

Il Calendario Pirelli 2027 diventa così un racconto sulla fotografia stessa: la capacità di trattenere un momento, il limite di ogni immagine e la possibilità che uno sguardo venga ripreso da qualcun altro senza rimanere identico.

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credit image by Press Office – Dal backstage del Calendario Pirelli 2027 di Sølve Sundsbø e Raghu Rai con Avani Rai,  photo by Alessandro Scotti

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Da oltre 18 anni lavora nel mondo dei media e della comunicazione e si occupa di creare contenuti per il web e i social media. Dalla formazione in Filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma, approda nel mondo digital dove ha collaborato con molti network editoriali italiani. Iscritta all'Albo dei Giornalisti nell'elenco Pubblicisti. Nel 2019 ha fondato il magazine digitale GlobeStyles. Dal 2019 è anche responsabile Lifestyle di Quotidiano Motori.

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