Chiudi gli occhi film 2018: il ritorno sul grande schermo di Blake Lively

Esce al cinema Chiudi gli occhi, il film che vede il ritorno sul grande schermo di Blake Lively. Scopri tutto su Globe Styles

Esce al cinema Chiudi gli occhi, il film che vede il ritorno sul grande schermo di Blake Lively che interpreta
Gina, una donna, che ha perso la vista da bambina in un incidente stradale e dipende in tutto e per tutto dal marito James (Jason Clarke).

Quando a Gina si presenta la possibilità di un intervento chirurgico per recuperare la vista, la loro relazione inizia a vacillare. Dopo l’intervento Gina finalmente vede il mondo con un nuovo senso di stupore e di indipendenza fino a scoprire inquietanti e terribili verità sul suo matrimonio. Ma chi è veramente l’uomo che ha sposato e di cui lei si fidava di più?

Marc Forster, regista di grandi successi come 007 – Quantum Of Solace e World War Z, abbandona il cinema d’azione per esplorare un thriller erotico ad altissima tensione.

“Di solito quando faccio un film, mi sento sempre limitato dai personaggi e dalla storia”, spiega Marc Forster. “Per questo stavo pensando, okay, come posso raccontare una storia in cui essere libero da tutto ciò, dove posso letteralmente comportarmi come un pittore e dipingere momento per momento?”. “E ho avuto questa idea”, continua. “Che cosa succederebbe se qualcuno perdesse la vista e poi la riacquistasse? In quel frangente di cecità la sua realtà si costruirebbe attraverso la memoria, l’immaginazione, i suoni e l’interpretazione stessa della realtà”.

Della trama Forster dice: “Questa storia parla di una coppia, Gina e James. Gina ha perso la vista e alla fine del primo tempo la riacquista, e suo marito vuole riportarla in luna di miele. Durante quel viaggio, la loro relazione inizia a cambiare e a prendere una piega diversa, perché entrambi si vedono attraverso occhi diversi. In definitiva si tratta di un risveglio per entrambi. È un risveglio della loro relazione e un vedersi l’un l’altro in modo diverso – forse vedendo la reciproca verità. E un po’ come la vita stessa: alla fine vogliamo scoprire la verità sugli altri e su noi stessi, vederci reciprocamente per ciò che siamo e per chi siamo”.

“Ero molto emozionata quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura perché era una storia diversa da qualsiasi cosa avessi mai letto prima”, dice Blake Lively. “Marc ha fatto un bellissimo lavoro esprimendo ciò che aveva intenzione di fare visivamente, anche nella sceneggiatura, cosa che normalmente non accade – il modo in cui lei cambia quando ci vede rispetto a quando diventa cieca”.

“Marc è una delle persone più adorabili con cui abbia mai lavorato”, continua Blake. “È un uomo così brillante, ma è anche piuttosto calmo e umile, e crea un ambiente lavorativo così tranquillo e incoraggiante. Come attori che si stanno davvero mettendo in gioco in questo film – e per quanto mi riguarda, facendo anche cose che non avrei mai pensato di fare prima – è molto importante avere un regista di cui potermi fidare”.

Del suo personaggio, Gina, Lively dice che “dopo aver perso la vista da bambina in un incidente automobilistico, è come se la sua crescita si fosse arrestata, perché è ancora una ragazzina e le succede questa cosa che le cambia la vita. Io ho percepito come se lei fosse quasi bloccata in quel momento”.

“Non è mai riuscita a sviluppare nel corso dell’adolescenza la sua femminilità, come fa la maggior parte delle persone, perché le mancava un elemento enorme che tutti gli altri hanno, cioè la vista”, continua. “Così come le cose che si sperimentano durante l’adolescenza – come la sensualità o la sessualità, e persino la vanità o l’insicurezza. In lei c’è una mancanza di inibizione, cosa che si ha da bambini e che poi si perde un po’ quando si diventa adulti”.

Lively dice che uno degli aspetti più interessanti del film per lei è il cambiamento che ha la sua relazione con il marito James, interpretato da Jason Clarke, da dipendenza quando è cieca a un modo del tutto diverso quando riacquista la vista. Lively ha tratto ispirazione per il film da un suo amico.

“Uno dei miei più cari amici è cieco”, spiega. “Sperimenta le cose a un livello molto più profondo di come faccia io, perché lui è molto più in contatto con altre cose di cui io non mi preoccupo nemmeno minimamente. C’è qualcosa di incredibilmente prezioso nelle esperienze che non implichino obbligatoriamente la vista, a dire la verità”.

Lively dice che per imparare cosa si prova a essere una persona cieca ha indossato occhiali e lenti a contatto speciali che le hanno annebbiato la vista durante le prove. “Gina riesce a vedere circa il 5% di una persona normo vedente”, spiega Lively, “Lei vede le sagome, non necessariamente i colori. È stato come aprire gli occhi in un bagno turco pieno zeppo di vapore”. Lively dice che quando le telecamere erano accese, non indossava le lenti a contatto che teneva durante le prove e che quindi cercava di recitare come se ce le avesse.

“Almeno ho avuto modo di sperimentare cosa si prova”, dice. “Ho notato cose di cui non ero a conoscenza. C’erano persone della troupe che avevo appena conosciuto – perché avevamo appena iniziato a girare – e io riconoscevo esattamente l’odore di ognuno di loro. O c’erano alcune posizioni particolari che loro assumevano; non li conoscevo così bene, ma li avrei riconosciuti dal loro odore o dalla loro sagoma. Tutte queste cose mi hanno aperto davvero gli occhi”.

A recitare al fianco di Blake Lively, nel ruolo del suo devoto marito James, è l’attore Jason Clarke. “Lui sostituisce i suoi occhi”, dice Clarke del suo personaggio. “È la sua finestra sul mondo. Lui è la sua mano guida. È tutto per lei e la cosa gli piace molto. Ha trovato la sua missione, una ragione d’esistere e qualcuno che lo ami per questo. Ma le cose cambiano drasticamente quando Gina riesce finalmente a vedere. Lui è spaventato. Sa che accadrà un grande cambiamento”.

Clarke dice di aver voluto prendere parte al film non appena letta la sceneggiatura. “È una bellissima storia d’amore. Ma l’amore non sempre funziona, o le cose che fai per amore non sono necessariamente giuste”.

Kaitlin Orem, di nove anni, recita al fianco di Blake Lively nei panni di Lucy, la vicina di casa di Gina e James, la bambina a cui Gina insegna a suonare la chitarra. Questo era il secondo film di Kaitlin e la prima volta che suonava quello strumento.

L’attore Wes Chatham porta il suo talento nel ruolo di Daniel, un conoscente di Gina che le permette di vedere la vita in un modo molto diverso. Yvonne Strahovski interpreta la migliore amica di Gina, Karen.

Blake Lively dice di essere stata entusiasta di lavorare con tutti gli attori del cast, ma ammette di essersi entusiasmata particolarmente quando ha saputo che Danny Huston avrebbe interpretato il Dottor Hughes, il chirurgo che aiuta a far riacquistare la vista al suo personaggio.

FOTOGRAFIA


Matthias Koenigswieser è il Direttore della Fotografia del film e dice che per lui l’aspetto più impegnativo è stato quello di mostrare il punto di vista di Gina quando è cieca. “Ciò che è interessante da vedere sullo schermo per il pubblico è come le persone non vedenti effettivamente vivono e sperimentano il mondo. Nel caso di Gina, lei riesce ancora a vedere per circa il cinque percento. Riconosce le sagome e ha la percezione del giorno e della notte”, spiega. “Il modo in cui percepisce il tutto cambia in base al suo stato emotivo, quindi la percezione si adatta alla sua mente. Quando vede qualcuno che conosce, lei vede il volto che si è creata sulla base del toccare quella persona. Per questo le immagini sono dettate da ciò che lei può raggiungere con le mani”.

Koenigswieser dice che hanno essenzialmente girato due film e di aver usato diverse fotocamere, microlenti, macrofotografie, molti specchi e riflettori per catturare l’esperienza visiva interiore di Gina – il modo in cui lei tocca la sua pelle o una superficie, il vetro o il marmo, o sente le cose o gli odori per la strada o lo shampoo nella doccia.

Il look del film cambia quando il personaggio di Gina riacquista la vista. “Le cose diventano progressivamente più nitide”, spiega. “Gina ha bisogno di imparare, o piuttosto il suo cervello ha bisogno di imparare, come categorizzare i colori di nuovo, in modo che siano precisi. Ciò che a me sembra azzurro, potrebbe non essere azzurro per lei, potrebbe essere qualcosa di completamente diverso, potrebbe anche cambiare del tutto, a seconda del suo umore. Per questo la nitidezza, i colori e poi anche i molti modi in cui vede James, si evolvono nel tempo. Perché, anche quando riacquista la vista, ci sono ancora delle cose che lei vede come quando era cieca”.

“Quando riacquista la vista, iniziano anche i colori”, spiega la scenografa Jennifer Williams. “Il film passa da un ambiente piatto in cui Gina non riesce a vedere all’esatto contrario, specialmente a Bangkok con tutti i suoi vivaci colori. E Bangkok è tutta sui toni del viola e del rosa shocking”, continua. “Il resto della Thailandia è incentrato sui toni dell’arancio, del rosso e terracotta”.

LE LOCATION DEL FILM


Chiudi gli occhi è stato girato in undici settimane tra Bangkok e Phuket, in Tailandia, tra Barcellona e Bunol, in Spagna e nelle aree circostanti alla provincia di Valencia.

Originariamente lo sceneggiatore/regista Marc Forster e il co-sceneggiatore Sean Conway avevano ambientato il film a New York City, ma la produzione si è trasferita in Tailandia. “Abbiamo riscritto la sceneggiatura quando siamo andati a Bangkok e abbiamo trovato le location”, spiega la scenografa Jennifer Williams.

“È molto importante che questo film sia ambientato in Tailandia”, spiega Blake Lively. “Questo perché Gina è così lontana da ogni ambiente familiare. Lei non ha più i suoi genitori e sua sorella è lontana. Non ci vede e non vive in una città in cui può andare in giro facilmente. Non conosce nemmeno la lingua che si parla nella città in cui vive. È fondamentale per la storia, perché tutto quello che lei ha è James. Suo marito è tutto per lei”.

Bangkok ha offerto panorami incredibilmente colorati e ambienti davvero unici, come un bar/ristorante chiamato Long Table al venticinquesimo piano di un grattacielo del centro. Lo sceneggiatore/regista Marc Forster dice che ha voluto girare una scena lì per via della pista da ballo. “Questa è la prima volta in cui James e Gina vivono una situazione che darà inizio a quello stato di diffidenza che continuerà poi nel film”, spiega. “La ragione per cui ho scelto quella location è che la pista da ballo è costruita sopra una piscina e si vede lo skyline di Bangkok sullo sfondo”. Forster dice che il corridoio vicino alla pista da ballo offriva un’ambientazione perfetta. “Il corridoio era molto interessante perché dava una sorta di prospettiva con moltissime immagini riflesse, che poi è anche parte del tema del film. Quella scena e quella location si prestavano a diverse metafore”.

Un’attrezzatura particolare, chiamata Movi Camera Rig, è stata utilizzata in questa location e in tutto il film per mostrare il punto di vista di Gina. Il regista Marc Forster dice che spesso hanno voluto mostrare una visione distorta, a seconda di ciò che Gina vede in quel momento. “Potrebbe essere un gioco dell’immaginazione, dovuto a quanta luce lei percepisce effettivamente o a ciò che sperimenta emotivamente”.

Forster spiega che all’inizio del film, prima che Gina riacquisti la vista, “Sperimenteremo quel viaggio fantastico di come lei ricostruisce la sua realtà. E poi, dopo che riacquista la vista, quando si accorgerà della profondità di campo, dovrà riabituarsi alla realtà. Nel terzo atto invece, quando la sua vista regredisce, il punto di vista diventa più oscuro e spaventoso. Abbiamo raccolto tutto attraverso la Movi Camera Rig – i suoi punti di vista – e poi abbiamo aggiunto gli effetti in postproduzione”.

Per il Direttore della Fotografia Matthias Koenigswieser, una delle scene più memorabili a Bangkok è quando il personaggio di Gina toglie le bende e vede per la prima volta suo marito, James; e in seguito lei cammina sul balcone. Nel momento delle riprese si è formata una vera e propria tempesta di fulmini. “Immagina di essere cieco per la maggior parte della tua vita e una delle prime cose che vedi è una tempesta sul balcone con la città sullo sfondo”, dice.

Questo film è davvero un tour-de-force visivo, un’esperienza visiva unica. Un film che parla di una donna che perde la vista e poi la riacquista, e lo fa esplorando tutti quei livelli visivi sullo schermo, come un artista che dipinge. In questo film, la vera rivoluzione è che visivamente si vedono diversi mondi che prendono vita in contemporanea.