forte forte Parigi boutique: lo spazio raccontato dalla materia

Lo spazio raccontato dalla materia nella boutique parigina di forte_forte. Scoprila su Globe Styles

Ogni sguardo, un percorso. Tempo sospeso di una classicità emozionale e senza tempo, scolpita da mani e sentimento.
forte_forte inaugura una nuova boutique a Parigi, al numero 11 di rue de Grenelle, nel cuore del sesto arrondissement, tra gli snodi di uno degli angoli iconici della Rive Gauche.

Lo spazio è immaginato come un racconto di atmosfere, materie e sensazioni. Come in una saga, prosegue la narrazione iniziata con la boutique di Milano: lo spirito è il medesimo, la declinazione assorbe e plasma il genius loci.

L’ambiente, incassato sotto il livello della strada, è delicato e accogliente, femminile e forte. La vigorosa sintesi espressiva amplifica il portato emozionale del progetto, curato da Robert Vattilana e Giada Forte.

La narrazione si avvia fin dalla scala scultorea che funge da soglia, display, seduta e appoggio. Un gradino monolitico di onice rosa tocca il pavimento, dischiudendo la fabula. Lo spazio è permeato dal calore del tocco umano, lirico e imperfetto, sempre vivo nei trattamenti e nelle finiture, cui il fatto a mano regala presenza e carattere. L’equilibrio di elementi e segni contrastanti definisce una armonia piena di sorprese, nella quale delicatezza e assertività sfumano una nell’altra.

Protagonista sui pavimenti, sulla boiserie e negli elementi d’arredo è il granito, percorso da tracce luminescenti di quarzo e inserimenti d’ottone, posato in pattern geometrici che ne scaldano e scardinano la solidità mascolina.

L’onice rosa è una presenza femminile e preziosa che punteggia il discorso spaziale: un tavolino, una parte del banco cassa, il gradino d’ingresso. L’armonia di rette e di curve, di grigi e rosa, di candori e luminescenze metalliche è carattere definente.

Una parete curva ricoperta di foglia d’oro contiene l’area magazzino; i camerini sono chiusi da ante battenti d’ottone smerigliato, accoglienti e ovattate. Sedute e vasi aggiungono un tocco domestico, caratterizzando lo spazio con presenze vegetali che infittiscono la narrativa materica.

Trittici di specchio, tende di lino bianco a tutta altezza, chandelier che avvolgono le colonne danno nuance. Solitaria e astratta presenza figurativa dalla plasticità emozionale, una scultura dell’artista franco-israeliano Achiam tratteggia la silhouette sinuosa di una donna assisa.

L’ottone è la sigla calligrafica che armonizza il racconto. Come un segno tracciato a mano libera nello spazio, disegna in leggerezza gli elementi del display, il perimetro degli specchi, gli oblò e la silhouette dei camerini, la mensola sospesa della vetrina.

L’iter materico è un gioco di luci e densità: l’impalpabilità trasparente delle tende, dietro le quali lightbox creano effetti lanterna, si alterna alla densità voluttuosa del velluto capitonné dei camerini, alla serenità lapidea del granito, al calore metallico dell’ottone, alla delicatezza ferma dell’onice.

Pietre antiche raccolte in viaggio, piccoli sassi di giada, una stalattite di pietra afgana svelano nella materia plasmata dal tempo il succedersi di ere geologiche. La pelle delle sedute – chiara e traforata come guanti d’antan, borchiata come un bugnato – è una presenza asseriva e classica.

Lo spazio accoglie e fonde echi tangibili, da Jean Prouvé a Carlo Scarpa, trasformandoli in suggestioni. La sensazione è di entrare in un non luogo di sogno, nel quale il noto e il familiare ubbidiscono a logiche non prescrittive. Il punto di vista diventa punto di fuga.

credit image by Press office – photo by Danilo Scarpati